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3.01 L'Adriatico: un ponte d'acqua.
Giornata inaugurale della sede di Acquaviva Picena del Centro Studi per l'Archeologia dell'Adriatico 27 maggio 2006

Enrico Giorgi, Giuseppe Lepore, Antonio Curci

La giornata di studi L' Adriatico: un ponte d'acqua rappresenta l'evento di inaugurazione della sede di Acquaviva Picena, a conclusione di una cerimonia ufficiale a cui hanno preso parte i rappresentanti degli enti locali e quelli delle istituizioni di ricerca aderenti alla Convenzione. Il richiamo al mare Adriatico inteso come elemento di unione piuttosto che di divisione si avvale di una frase mutuata da un noto giornalista italiano, Raffaele Nigro.

La suggestione, particolarmente efficace se si pensa al panorama visibile dalla fortezza di Acquaviva che domina lo sbocco a mare della valle del Tronto, è quella di pensare al mare come veicolo di comunicazione e di contatto tra le due sponde. A livello esemplificativo si pensi alla tradizione pliniana sulla fondazione liburnica di Truentum (Castrum Truentinum/Martinsicuro). Quasi capovolgendo i normali rapporti che abbiamo con gli elementi naturali, potremmo riflettere su come (per certi aspetti e in alcuni momenti storici) il mare sia stato un elemento di unione mentre il fiume, apparentemente più familiare e meno temibile, un elemento di divisone, un confine culturale o politico. Ovviamente si tratta di una suggestione, spesso lontana dalla realtà, che può aiutarci a pensare a certi argomenti in maniera inconsueta, valorizzando alcune potenzialità di questa distesa d'acque, che un noto scrittore dell'opposta sponda, Predrag Matvejevic, ha definito un mare intimo. Ma eccedere su questa linea interpretativa può ovviamente essere molto fuorviante. Infatti l'Adriatico non è certamente sempre stato un placido elemento naturale che unisce le varie sponde. Le differenze ambientali, storiche, politiche e culturali tra le terre che vi si affacciano possono essere molto significative. Tuttavia intento di un Centro Studi dedicato all'archeologia dell'Adriatico è ovviamente comprendere queste differenze, sul piano dell'evoluzione storica e della cultura materiale, anche per spiegare meglio e per valorizzare i tratti di unione. In particolare, obiettivo di questa giornata è presentare - soprattutto grazie all'intervento di alcuni giovani studiosi che partecipano ai progetti Acquaviva Picena nella storia e Burnum (Croazia) - i principali risultati raggiunti nell'ambito di questa esperienza che integra i risultati delle due ricerche condotte sui due lati dell'Adriatico o del "mare Iadertino", come direbbero i colleghi croati in riferimento alla bella città di Zara (Iader). A questo tema portante si aggiunge un apporto relativo ad alcuni recenti studi di ambito albanese, che riteniamo possano comunque essere attinenti sul piano tematico anche se geograficamente gravitanti sull'area ionica. La costa albanese interessa sia il mare Adriatico sia il mar Ionio. L'Epiro albanese afferisce completamente alla costa ionica ma si caratterizza proprio per la sua vocazione di frontiera culturale e le stesse ricerche in corso testimoniano l'omogeneità delle problematiche emerse nei Balcani. Agli esimi studiosi che ci hanno fatto l'onore di intervenire in quest'occasione chiediamo invece un giudizio critico sui lavori in corso e alcuni suggerimenti sul loro sviluppo futuro. In particolare chiediamo un contributo per cercare di individuare alcune tematiche trasversali, sul piano storico e geografico, che potrebbero essere alla base di un possibile confronto futuro, magari nella forma di un vero e proprio convegno di studiosi qui nel Centro Studi acquavivano.

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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