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3.04 Archeologia nella valle della Krka (Croazia)

Joško Zaninovic

La Croazia viene solitamente immaginata come una pietraia carsica arida dove le piogge scompaiono velocemente tra i labirinti dei canali sotterranei, tipici aspetti del sistema idrografico del poroso terreno calcareo. Proprio per questo, i corsi d'acqua (Zrmanja, Krka, Cetina, Neretva, per citare i maggiori) hanno rivestito, secondo caratteristiche specifiche e modalità proprie, un ruolo fondamentale nello sviluppo della civiltà antica sul territorio della sponda orientale dell'Adriatico.

Tra i fiumi carsici croati, la Krka è il più notevole dal punto di vista paesaggistico e il più suggestivo per quanto riguarda la presenza di siti di valenza storico-archeologica. Non deve meravigliare quindi che, già prima della seconda guerra mondiale, fosse stata inoltrata la richiesta di proclamare il fiume e la zona circostante parco nazionale (la realizzazione del progetto è del 1985). Il Parco Nazionale si estende sulla maggior parte del bacino del fiume, a partire dalla città storica di Knin, che sorge non lontano dalla sua sorgente, fino a un'altra città storica, Skradin, dove il corso della Krka si trasforma in una profonda baia. Il fiume scorre all'interno di profondi canyon (strette valli formatesi a causa di una intensa erosione fluviale, risalenti all'era glaciale) scavati in un tavolato calcareo, e si allarga a tratti a formare un lago, soprattutto tra le più belle e imponenti cascate, Skradinski buk e Roški slap.

Dopo la piccola e pittoresca città di Skradin ai confini del Parco, il fiume allarga dolcemente il proprio corso per mescolarsi con le acque del lago Prukljansko. Successivamente, la Krka si getta in una baia profonda che preannuncia il mare, nel cuore della quale è stata insediata un'altra città storica, Šibenik (Sebenico).

La valle del fiume Krka abbonda di testimonianze di antiche popolazioni e di numerosi monumenti storici e culturali. Le più antiche tracce che testimoniano la presenza antropica accanto al fiume sono i reperti preistorici di pietra e osso del paleolitico, le ceramiche del periodo neolitico, coltellini di selce, nonché frammenti di giare e di ossa.

In epoca preromana e romana il numero degli insediamenti lungo. le rive del fiume aumenta considerevolmente. Questo salto di qualità corrisponde all'importanza che il fiume riveste, oltre che sotto il profilo geografico, sotto quello politico: il fiume Krka (il Titius flumen delle fonti storiche), segnava il confine tra territorio liburnico e dalmata Arsiae gens Liburnorum iungitur usque ad flumen Titium [...] Liburniae finis et initium Dalmatiae (Plinio, NH, III, 139-140), ossia tra popolazioni rispettivamente amiche e ostili a Roma. Sul territorio del Parco nazionale si trovano inoltre i ruderi di alcune antiche fortificazioni medioevali del XIV secolo: Trosenj-grad, Nocven-grad, Bogocin-grad e la fortificazione Kljucica che, per le sue dimensioni e per la conservazione, è una delle più importanti fortificazioni della Croazia. Tra i monumenti sacri ricordiamo la chiesa francescana con il monastero sull'isola di Visovac e il monastero "Krka" (monastero di Sant'Arcangelo).

In corrispondenza di Roški slap e di Skradinski buk si trovano inoltre numerosi mulini e folloni ad acqua (mantici), costruzioni rurali che hanno un significato storico e culturale di grande importanza quali monumenti dell'edilizia rurale e della storia economica della zona.

Il presente intervento tratterà alcuni dei siti archeologici che sorgono all'interno dei confini del Parco Nazionale della Krka, e ha come obiettivo quello di creare una base per la loro ricerca sistematica e per una migliore valorizzazione e tutela. Le località trattate seguono il corso del fiume Krka, ossia dalla sorgente verso la foce, ed è compreso anche il corso inferiore del fiume Cikola.

La tradizione e i geografi sono concordi nel ritenere che il fiume Krka sorga da una sorgente situata e quattro chilometri a est di Knin, a un'altezza di 230 metri. I primi chilometri del fiume si estendono lungo la piana di Knin, che rappresenta un importante nodo di transito ed è inoltre rilevante a livello agrario; di conseguenza l'area è ampiamente popolata fin dai tempi più antichi. Nel X e XI secolo vi erano ubicate le sedi dei principi e re croati. La fortezza di Knin, situata su un colle che domina la città, è una delle più grandi e meglio conservate fortificazioni medievali della nazione. La parte antica della città si protrae appunto nell'area compresa tra la fortezza e il fiume Krka.

Proseguendo lungo il corso del fiume, superata le città di Knin, la Krka entra nel canyon che si protende fino alla sua foce.

Il sito in cui sorse il castrum di Burnum garantiva, dal punto di vista strategico, il pieno controllo, non solamente dell'unico punto di attraversamento del fiume Titius (Krka), nel suo corso superiore, ma soprattutto del vasto territorio che, situato a destra del fiume, rappresentava il limite meridionale del territorio liburnico; oltre, proseguendo verso sud, iniziava l'area in cui risiedevano le bellicose tribù dalmate. In età preromana il controllo di questa zona fu garantita dalla presenza di un poderoso insediamento fortificato. Questo si trovava di fronte al successivo castrum, ossia dal lato sinistro del fiume Krka, dove oggi si eleva la "gradina" di Puljani. Qui, un alto e ripido rilievo si incunea nel corso del fiume in modo da creare una sorta di penisola. L'altopiano, lungo 160 metri, è chiuso verso sud, unico lato non difeso dal fiume, da un grosso terrapieno, largo alla base fino a 30 metri, e alto circa 6. Sulla sua sommità il terrapieno mostra tracce di due muri a secco, ciascuno dalla larghezza di 1,5 metri, che formano il paramento di un nucleo interno composto di piccoli sassi. Anche sul lato orientale dell'altopiano è stata individuata una barriera di margine, ma più piccola. Qui la collina scende verso la piana del fiume formando una serie di piccoli terrazzi. All'interno dello spazio chiuso è ben visibile la disposizione del centro abitato; nelle innumerevoli e irregolari ondulazioni del suolo carsico sono visibili i resti delle abitazioni, una cinquantina, realizzate con muri a secco. Alcune tracce di carreggiate diritte rivelano la direzione delle vie di comunicazione, delle quali la principale fu, indubbiamente, quella che percorreva, in tutta la sua lunghezza, il lato occidentale della gradina. Una grossa quantità di frammenti di ceramica preromana e romana si esprimerebbe a favore del parere che la gradina di Puljani continuò la propria vita anche dopo le battaglie citate da Plinio, e dopo la fondazione del castrum sull'altra riva del fiume.

A circa 15 chilometri a valle di Knin, procedendo lungo la corrente, la Krka prorompe nella sua cascata più alta, Manojlovac. Come la maggior parte delle barriere di tufo, anche Manojlovac presenta più balze, con altezza complessiva che arriva a 60 metri. Proprio in questo punto la Krka cambia direzione offrendo uno dei più spettacolari panorami del Parco Nazionale. Al termine delle cascate è possibile ammirare la profonda gola del canyon alta ben 200 metri, incuneata nelle ben definite falde orizzontali di calcare. In questa zona sorgono i monumentali resti, ben visibili perché uniche emergenze in un piatto tavolato carsico, dell'accampamento militare romano di Burnum (vd. 3.05). L'eccezionale posizione di controllo sul facile attraversamento del fiume, fu riconosciuta già in epoca preromana: sulla sponda sinistra, di fronte al successivo castrum, sono infatti stati identificati i resti di un insediamento fortificato liburnico: la gradina di Puljani. La disponibilità d'acqua in una zona carsica con poche risorse idriche e il possibile guado per attraversare il canyon del fiume hanno fatto sì che vi venisse scelto il sito per la fondazione di Burnum e vi si sviluppasse un'intensa vita fino al VI secolo, ovvero fino alla discesa degli avari.

Scendendo ancora più a valle, a due chilometri dalla cascata Miljacka, si ergono a difesa del fiume due fortezze medievali: Trošenj e Necven. La fortezza di Trošenj-grad è ubicata nella sponda destra della Krka, nell'area dell'odierno paese di Cucevo, di fronte alla fortezza medievale di Necven, con la quale un tempo la collegava un ponte. L'importanza di questo sito era nota nella preistoria e vi sono stati rinvenuti anche ricchi reperti di età romana. La fortezza è stata costruita da una famiglia di magnati croati, i Šubic, probabilmente per garantire il controllo di importante punto strategico sulla Krka (da alcune fonti, sembra che l'attraversamento del fiume fosse garantito da un ponte pensile). Con la caduta dei Šubic, la fortezza passò in mano ad altri nobili croati. Agli inizi del XVI secolo i turchi invasero questo territorio, e nel 1522 occuparono tutta l'area del fiume Krka minacciando Skradin. Trošenj divenne così sede di guarnigioni militari turche fino a quando, nel 1684, le forze militari veneziane penetrarono all'interno del territorio della Dalmazia centrale, distruggendo in buona parte la fortezza. Da allora Trošenj fu abbandonata e il suo stato di conservazione oggi è in pessime condizioni.

Le rovine della fortezza di Necven si trovano sulla riva sinistra del fiume Krka, dirimpetto alla fortezza di Trošenj o Cucevo. I padroni di Necven erano i Nelipic, come testimoniato nei documenti della prima metà del XV secolo, e a quei tempi Necven era conosciuta, insieme a Knin e a Šibenik (Sebenico), come una delle più inespugnabili fortezze della valle della Krka. Conquistata dai turchi nel 1522, Necven divenne sede di un sangiaccato a giurisdizione turca. A causa della perdita dell'importanza strategica, alla fine del XVIII secolo, gli abitanti abbandonarono sia la fortezza, sia il vicino abitato.

Sotto le fortezze, a 150 metri di profondità spumeggia il fiume stretto entro il canyon. Dopo alcuni chilometri si arriva all'allargamento del fiume, in corrispondenza del quale terminano gli strati di calcare e cessa anche il canyon. Si apre la docile distesa erbosa di Arandelovac denominata così dalla gente del luogo per la presenza del Monastero ortodosso di Sant'Arcangelo (Sv. Arhandel), chiamato anche semplicemente monastero "Krka". Accanto al monastero si trova la chiesa, menzionata per la prima volta nel 1402 come donazione di Melena Subic. Le ricostruzioni e le ristrutturazioni si sono susseguite sul nucleo originario fino alla fine del XIII secolo, sicchè la chiesa presenta una commistione di elementi bizantini (chiesa) e mediterranei (campanile). Nella parte orientale di questo allargamento verdeggiante del fiume si possono vedere i resti dell'abitato di Bogocin, anch'esso del XIV secolo. In questa località sono stati rinvenuti resti archeologici che ci inducono a concludere che già nell'età del ferro vi fossero in tal luogo forme organizzate di vita.

Superando la cascata di Roskj slap, la Krka "non scorre". Le ultime cascate precipitano nel lago prolungato per ben 13 chilometri. Questa località prende il nome di Lago di Visovac, dall'isolotto che si trova al cento del lago. Visovac raggiunge appena l'ettaro di superficie, e anche questa superficie è stata strappata al fiume, ovvero è stata prosciugata apportando terreno. L'isolotto è nello stesso tempo testimone di un'eredità storico-culturale singolare. Nel XIV secolo vi dimorarono gli eremiti dediti a San Agostino, dalla metà del XV secolo vi si sistemarono i francescani. I particolari più antichi sono la vera del pozzo del XIV secolo e alcuni settori del convento di clausura, XV secolo. L'odierna chiesa risale alla fine del XVII secolo mentre il campanile è stato costruito nel 1728. Nel convento si conserva un inventario mussale artistico molto importante, tra i reperti di valore ci sono 620 documenti turchi originali.

Con l'ultimo vortice della cascata Skradinski buk si interrompe il corso dell'acqua dolce. In questo punto l'acqua della cascata, attraverso torrenti minori, si collega infatti al mare. All'uscita del canyon (dove termina il Parco Nazionale) è situata la cittadina di Skradin, da cui prende il nome la cascata. Oggi Skradin (Scardona in età romana) è un centro minore da quando il ruolo guida del territorio è passato alla vicina Sebenico; un tempo però, in particolare in età romana e medievale, Skradin era una città di rilevante importanza e nomea.

La città di Scardona, sorta sulla riva settentrionale del fiume Titius, a circa venti chilometri dal mare, si collocava all'estremo limite meridionale della Liburnia, come menzionata da Plinio (NH, III, 141) Liburniae finis et initium Dalmatiae. Dopo la conquista romana il geografo Strabone (VII, 5, 4) la ricorda come «la città dei Liburni»; l'insediamento divenne sede del conventus Scardonitanus a cui dovevano far riferimento, per l'amministrazione della giustizia, Iapodes et Liburnorum civitates XIIII, ex quibus Lacinienses, Stulpinos, Buristas, Olbonenses (Plinio, NH, III, 139).

La più antica iscrizione del centro romano è una dedica a Nerone, figlio di Germanico, realizzata collettivamente, prima del 31 d.C. dalle comunità della Liburnia (civitates Liburniae): il documento epigrafico è da mettere in connessione con l'organizzazione del culto imperiale in Dalmazia (ara Augusti Liburniae), tra le cui sedi c'era anche Scardona. Sebbene fosse un importante centro amministrativo e religioso di una vasta regione, Scardona non divenne una città vera e propria fino all'Età flavia: il documento epigrafico di C. Petronio Firmo (CIL, III, 2802), il quale ricoprì la carica di augure (ob honorem auguratus) e che, sul luogo concesso dal collegio dei decurioni, innalzò una dedica al Genius municipi(i) Fl(avii) Scard(onae), specifica con chiarezza che la città divenne municipio per concessione degli imperatori flavi.

L'arrivo dei romani comportò importanti cambiamenti anche negli aspetti economici. L'agricoltura subì un forte impulso, in particolare la viticoltura e la coltivazione delle olive: gli innumerevoli esempi di ville rustiche presenti nell'ampia area di Scardona (Skradinsko polje, Sonkovic, Dubravice e altri), ne sono una testimonianza precisa. In questi poderi migliora e progredisce la produzione agraria la quale, grazie alle condizioni ambientali, si innalza al livello delle sviluppate economie dei centri italici.

Molto precocemente si intensificò il commercio tra la costa occidentale e orientale dell'Adriatico, arrivando a una intensa esportazione dei prodotti nell'area della nuova provincia e all'introduzione dei suoi centri nei nuovi rapporti commerciali. Per questi motivi non è da meravigliarsi che a Scardona e nei dintorni sia stata rinvenuta una grande quantità di oggetti d'importazione, per lo più prodotti di alta lavorazione artigianale e artistica, dei quali la maggior parte fu frutto di contatti commerciali con i centri produttivi più sviluppati dell'impero romano.

Del resto Scardona, situata su un importante nodo viario, collegato con Burnum tramite la strada che percorreva la valle del Titius (Krka), e collegata a Iader (Zara) e a Salona dalla via litoranea, era soprattutto un sicuro porto marittimo e fluviale lungo le rotte di collegamento tra l'Adriatico meridionale e settentrionale.

Poiché le onde migratorie minarono le basi dell'impero romano, sulla costa orientale dell'Adriatico e nel suo entroterra ebbe inizio un progressivo calo del commercio che, conseguentemente, portò al crollo economico di tutta l'area. In quell'epoca il cristianesimo divenne la principale religione di stato che si espanse in tutto il territorio dell'impero, quindi anche nella provincia dalmata. Sembra che nel VI secolo anche Scardona divenne diocesi, poichè nel 530 d.C. Costantino, il vescovo di Scardona, partecipò al I Concilio di Salona. All'inizio del VII secolo la città fu distrutta da slavi e avari.

Il Parco Nazionale della Krka è un vasto territorio, pressoché immutato nel tempo, di eccezionale valore naturalistico. La destinazione del Parco è principalmente di carattere scientifico, culturale, e ricreativo. Nel corso del primo ventennio di vita le autorità del Parco si sono soffermate su programmi in grado di salvaguardare principalmente le ricchezze naturalistiche (flora e fauna), mantenendone inalterato l'habitat millenario. Con il presupposto di preservare i risultati raggiunti fino a questo momento, dal 2005 il Governo croato e le autorità del Parco Nazionale della Krka si stanno impegnando, con ingenti quantità di fondi, anche a potenziare la linea di stimolo e sviluppo relativo alla ricerca, lo studio, la tutela e la salvaguardia del patrimonio artistico, storico e archeologico presente all'interno del territorio amministrato dal Parco. Diversi progetti scientifici hanno perciò visto la luce e tra questi va ricordato, per il valore dei risultati raggiunti e per il coinvolgimento di istituzioni italiane (Università di Bologna, Centro studi per l'Archeologia dell'Adriatico e Comune di Acquaviva Picena), il Burnum Project, che da un paio di anni si sta occupando dello studio sistematico, attraverso metodologie innovative, del sito romano di Burnum (vd. 3.05).

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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