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3.06 Archeologia nei centri urbani dell'antica Caonia (Albania). L'età ellenistica

Julian Bogdani

Già in epoca ellenistica, prima della conquista romana, la Caonia era la regione più settentrionale dell'antico Epiro e proprio grazie alla sua posizione geografica bene incarna quello che, in scala più ampia, rappresenta un carattere distintivo di tutta l'area: si tratta di una zona periferica che, nello stesso tempo, costituisce un punto di incontro vitale tra la Grecia e i Balcani centrali da una parte e l'Italia meridionale dall'altra.

In questa regione la ricerca archeologica ha fatto recentemente grandi passi in avanti, grazie alla collaborazione tra le istituzioni albanesi e alcune équipe straniere, come la Missione Archeologica a Phoinike del Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna, diretta dal prof. Sandro De Maria.

Fig.3.06.01. Posizione dell’Epiro nei Balcani sud-orientali
Fig.3.06.01. Posizione dell’Epiro nei Balcani sud-orientali

Dal punto di vista storico le notizie tramandate dagli autori antichi riguardanti gli abitanti della Caonia sono brevi e rare. Lo storico greco Tucidide descrive nel 429 a.C. i caoni come un popolo senza un re ma comunque governato da due magistrati della famiglia regale, denominati prostates. Alla metà circa del IV sec. a.C. Lo Pseudo-Scilace racconta come i caoni vivessero in piccoli villaggi sparsi, piuttosto che nei centri urbani. L'economia epirota si basò infatti per lungo tempo sull'allevamento transumante e i siti di pianura venivano occupati in inverno come rifugi temporanei, per venir poi abbandonati in favore delle alture appena il clima lo permetteva.

La base dell'organizzazione sociale era l'etnia, più o meno grande e strutturata. Finché questo tipo di società e di economia sono stati gli unici esistenti, risulta chiaro che il modello greco della città-stato, fondato su un numero ristretto di coltivatori residenti, non poteva essere adatto.

L'esperienza della città greca non era tuttavia del tutto sconosciuta in Epiro, viste le precoci fondazioni di colonie greche in questa regione, come Apollonia e Durazzo a opera dei centri di Elea e Corcira. Tuttavia, anche quando l'Epiro conobbe la vita urbana, le differenze con la Grecia rimasero fondamentali, poiché l'organizzazione tribale continuò a essere predominante. Per chiarire meglio questi aspetti possiamo ricorrere all'analisi di alcuni dei principali centri abitati della Caonia, come Antigonea e Phoinike.

La città di Durazzo (alb. Durrësi) venne fondata nel 625 a.C. da coloni provenenti da Corinto e Corcira (a sua volta colonia di Corinto). Sin dalla sua fondazione è nota con due nomi, Epidamnos e Dyrrachion ma sarà il secondo ad avere maggiore successo, passando attraverso l'età romana e arrivando fino a noi. La città divenne presto il maggiore porto dei Balcani sud-orientali e punto vitale di contatto e commercio tra greci ed entroterra illirico. Il governo della città sarà la causa scatenante della guerra del Peloponneso, che vide una contro l'altra le città di Atene e Sparta (430-404 a.C.). Durante i primi anni dell'intervento romano nei Balcani, Durazzo si schierò dalla parte dei romani, futuri vincitori. Dopo la conquista romana di Macedonia e Grecia, l'importanza della città aumentò, venendosi a trovare all'inizio della più importante strada transbalcanica che collegava il mare Adriatico con l'Egeo, la via Egnatia a sua volta proseguimento di una delle maggiori strade consolari dell'Italia romana, la via Appia, che collegava Roma con l'Adriatico.

Fig.3.06.02. Principali centri fortificati della Caonia antica
Fig.3.06.02. Principali centri fortificati della Caonia antica

Antigonea

Il sito dove sorgeva Antigonea, su un ampio pianoro che domina la valle del fiume Drinos, dispone di ampi spazi pianeggianti e il centro, che compare nelle fonti letterarie solo nel 230 a.C., viene spesso considerato dagli studiosi come fondazione del re epirota Pirro. Questa ricostruzione è dovuta soprattutto al nome stesso della città che sarebbe stato scelto in onore di Antigone, figlia di Berenice e figliastra del re d'Egitto Tolomeo Sotere, che fu appunto sposa di Pirro durante la sua permanenza alla corte egiziana. A sostegno di questa datazione si pongono anche i reperti archeologici, che non risalgono più indietro dell'inizio del III sec. a.C. e sembrano coevi all'epoca di Pirro. Ma la cronologia e l'idea che si tratti di una città di fondazione frutto di un intervento pianificato sono influenzate dallo schema urbanistico regolare, cinto da mura e suddiviso in isolati rettangolari con quattro abitazioni ciascuno, posti tra strade parallele e ortogonali. La più importante via cittadina ha un andamento longitudinale nord-sud, di collegamento tra le due principali porte di accesso, mentre più a ovest si trova un secondo asse stradale parallelo di uguale larghezza e perpendicolari e queste due strade principali corrono altre vie più strette. Più a nord, sempre protetta dalla cinta muraria, sorge un'altura verosimilmente destinata ad accogliere l'acropoli, dove però non si sono fino a oggi rinvenute strutture. Gli scavi hanno documentato, invece, numerose abitazioni, di varia tipologia e planimetria: dalle più semplici, con vani residenziali e altre stanze per il lavoro e il commercio, fino alle case più articolate che di solito si dispongono attorno ad ampi cortili quadrangolari circondati da portici colonnati, i peristili.

Si è giunti anche all'identificazione dell'agorà, anche se l'indagine archeologica non è ancora completa.

Gli scavi archeologici hanno permesso di ricostruire con un buon grado di approssimazione la fisionomia della città, ma resta problematica sia la ricostruzione esatta della nascita, nell'ambito del III sec. a.C., sia quella della sua fine. Infatti una delle principali caratteristiche del sito consiste proprio nella breve fortuna della vita della città, che in ogni caso dovette subire un forte e repentino declino già nel corso della prima metà del II sec. a.C., quando l'esercito romano era impegnato in questo settore negli scontri con i macedoni. Dunque, pur in assenza di dati più precisi, dobbiamo ritenere che Antigonea sia nata come centro di controllo della valle del Drinos, funzione che tramanderà in età romana ad Hadrianopolis, e nel medioevo a Gjirokastra, tuttora capoluogo della regione. La valle del Drinos oltre ad essere un'area particolarmente fertile rappresenta anche il principale percorso naturale che collegava la valle della Vjosa (antico Aoos) a nord, alla cui foce sorge Apollonia, con l'Epiro centrale e meridionale, e la regione della Tessaglia, nella Grecia continentale. Dal territorio di Antigonea è possibile anche il passaggio verso la regione di Phoinike fino alla costa ionica.

Fig.3.06.03. Pianta ricostruita della città di Antigonea, con dettaglio dell’area centrale
Fig.3.06.03. Pianta ricostruita della città di Antigonea, con dettaglio dell’area centrale

Riguardo alla data della fondazione, è necessario precisare che fino a oggi non ci sono indizi certi che mettano in relazione la città con l'opera di Pirro. Anche la pianta ortogonale potrebbe non esser necessariamente un indizio utile, poiché essa non è sconosciuta in Epiro, anzi era piuttosto familiare, come dimostra il caso del tutto analogo della città di Cassope, poco più a sud nell'attuale Epiro greco, per la fondazione della quale non si fa il nome di nessun personaggio celebre. Come abbiamo già accennato, gli epiroti conoscevano la tipologia della città regolare grazie al precoce confronto con altre culture urbane, come testimoniano i casi delle colonie di Ambracia e Durazzo (625 a.C.) e Apollonia (588 a.C.). Si può dunque pensare che, dove il terreno lo ha permesso, essi possano aver applicato autonomamente la medesima strategia di pianificazione regolare dell'area urbana. Nel corso del regno di Pirro la Caonia divenne parte dello stato epirota, conservando però una certa autonomia. Ciò non avvenne per altre regioni più meridionali dell'Epiro, come la Tesprozia e la Cassopea, che vennero pienamente inglobate nel regno molosso. è ragionevole pensare che questa autonomia politica dipendesse da una preesistente organizzazione sovratribale, che assicurava ai caoni un pieno controllo sul territorio (in verità testimoniata già dallo storico greco Tucidide). In quest'ottica, è possibile avanzare l'ipotesi che la nascita di Antigonea non necessariamente debba essere messa in relazione con un intervento esterno da parte del re molosso Pirro.

Per quanto concerne la fine della città, normalmente si ritiene che Antigonea debba rientrare nel novero dei centri distrutti da Lucio Emilio Paolo dopo la battaglia di Pidna (167 a.C.). In effetti, ovunque siano stati condotti scavi, è stato rintracciato un livello di distruzione riferibile proprio alla prima metà del II sec. a.C. Tuttavia la dinamica non risulta ben chiara, perché la storiografia antica ricorda gli abitanti di Antigonea come alleati di Roma contro Perseo e dunque non si giustifica la distruzione da parte dei romani di una città amica.

Phoinike

La più antica testimonianza scritta su Phoinike, principale centro della Caonia, si deve allo storico Polibio che descrive la città nel 230 a.C. come la più ricca e meglio fortificata dell'intero Epiro; esistono tuttavia alcune antiche iscrizioni che ne attestano il nome già nella metà del IV sec. a.C.

Solo negli ultimi anni l'archeologia sta riuscendo a dare qualche risposta precisa riguardo alla cronologia della nascita della città, dal momento che fino a pochi anni fa non erano state intraprese nel sito ricerche sistematiche. L' altura su cui sorge Phoinike, cinta da possenti mura, è posta nel punto di controllo di un vasto territorio comprendente gli unici sbocchi sul mare della Caonia.

Proprio la sua posizione dominante determina però la mancanza di sufficiente spazio pianeggiante e, di conseguenza, l'assetto urbanistico risulta alquanto irregolare e caratterizzato da terrazzamenti artificiali che si adattano alla conformazione del pendio collinare. L' asse principale è costituito da un percorso viario che segue l'andamento irregolare dell'unico stretto pianoro che corre alla sommità della collina, in parte naturale in parte frutto anche di regolarizzazione. Il precario stato di conservazione del sito, aggravato dai danni procurati da una base militare, sorta tra il 1960 e il 1990 a sottolinearne la posizione strategica, preclude spesso la lettura dell'originario tessuto urbano. Sembra comunque che la sommità fosse riservata alla vita pubblica, mentre l'area residenziale trovasse spazio lungo i terrazzamenti sulle pendici meridionali. La parte occidentale dell'area fortificata (circa 1/3) è priva di costruzioni. Divisa dalla città da un lungo muro con direzione nord-est/sudovest, questa zona deve essere interpretata come rifugio per popolazione e bestiame che in tempi di pace non abitava dentro la città.

Fig.3.06.04. Pianta dei resti della città di Phoinike
Fig.3.06.04. Pianta dei resti della città di Phoinike

L'apparente irregolarità della fisionomia urbana dipende dai condizionamenti imposti dalla natura del luogo e si limita all'impossibilità di imporre un sistema urbanistico ortogonale, ma non implica l'inesistenza di una pianificazione e di una regolamentazione delle zone. Infatti, analogamente a quanto visto ad Antigonea, anche a Phoinike la destinazione funzionale delle aree della città risponde a una precisa pianificazione. La creazione dei terrazzi, nelle aree finora indagate delle pendici meridionali, precede di qualche tempo la costruzione delle abitazioni. Si ha l'impressione che prima di tutto si sia provveduto alla creazione di lotti edificabili, e in un momento successivo questi siano stati costruiti. In sintesi, l'aspetto irregolare di Phoinike non può da solo essere letto come indice di sviluppo urbano spontaneo. Dunque due centri apparentemente così diversi, quali Phoinike e Antigonea, possono nascondere molte similitudini.

Le indagini tuttora in corso ci mostrano anche un territorio circostante densamente abitato. Quasi tutte la alture nei dintorni della collina presentano tracce di insediamento, che presentano continuità di vita tra età ellenistica e romana.

In conclusione, alcune delle caratteristiche della Caonia possono forse essere estese all'intera regione epirota, non solo per quanto concerne il popolamento rurale ma anche per la presenza di una certa tradizione urbana che sa confrontarsi con l'esterno generando anche sistemi urbani originali e comunque frutto di pianificazione. L'esperienza dei centri della Caonia mostra anche come la nascita delle città possa prescindere dall'organizzazione politica. Infatti Tucidide ci presenta nel 429 a.C. uno stato dei caoni ben organizzato, che però non sembra ancora interessato al fenomeno urbano, come se l'organizzazione politica centrale non sentisse il bisogno di una struttura urbana per essere esercitata. Le città in questa regione nascono successivamente, per rispondere a cambiamenti economici, sociali e soprattutto demografici. Ma il modello urbano non sarà mai né l'unico né il più pratico modo di occupare il territorio. L' abitare sparso in piccoli villaggi è determinato dalla base tribale della società epirota e dalla sua economia fondata sulla pastorizia transumante, perciò esso non scompare e rimane il modello prevalente di occupazione del territorio sino alle soglie dell'età contemporanea.

Fig.3.06.05. Siti archeologici nel territorio di Phoinike
Fig.3.06.05. Siti archeologici nel territorio di Phoinike

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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