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3.07 Archeologia nei centri urbani dell'antica Caonia (Albania). L'età romana

Saimir Shpuza

Il mare Adriatico non è stato solo un elemento di divisione ma anche un tramite di comunicazione tra le due sponde. Fin dalla fine del III sec. a.C. esso si è trasformato in un ponte per l'espansione di Roma nei Balcani e in Grecia, e un punto di partenza per importanti rotte marittime. Successivamente i porti divennero teste di ponte per le principali rotte terrestri, come è il caso della principale strada romana della penisola balcanica, la via Egnazia. Il geografo greco Strabone ci descrive in maniera precisa molte di queste rotte marittime che facevano capo a Durazzo (vd. il box in 3.06), ai monti Acrocerauni, la principale catena montuosa della regione che spesso giunge fino al mar Ionio, e quindi alle coste del Epiro e della Grecia.

La navigazione nell'Adriatico portò anche alla comunicazione con il resto del mare Mediterraneo orientale, come mostrano i dati archeologici specialmente in relazione al mar Egeo. Fu proprio questa intensa relazione commerciale marittima che stimolò per un lungo periodo la pirateria tra i popoli della sponda orientale, come gli Illiri, causando le lamentele dei tanti mercanti italici e divenendo la principale motivazione dell'intervento romano in questo settore e della successiva romanizzazione dell'area balcanica.

La provincia di Epiro fu una delle ultime a costituirsi. La sua situazione geografica, di confine, accrebbe l'importanza degli eventi storici di questo territorio. Il primo intervento armato da parte di Roma nella sponda orientale dell'Adriatico (229 a.C.) fu un evento circoscritto. Lo scopo principale della politica romana in questa prima fase era appunto quello di liberare l'Adriatico dai pirati per poter continuare le relazioni commerciali con le città dell'altra costa, come Apollonia e Durazzo. Solo dal 148 a.C . Roma arrivò ad amministrare direttamente questi territori con la creazione della provincia di Macedonia. Nonostante questo l'Epiro non ebbe, per tutto il periodo repubblicano, confini stabili. Questo si deve probabilmente al fatto che a nord era concreto il rischio delle tribù dalmate. Solo con il regno di Augusto, il quale spinse le frontiere dell'impero fino al Danubio, questi territori ebbero un assetto duraturo.

Il geografo greco Strabone descrive la provincia di Macedonia come un rettangolo che si estende dall'Adriatico all'Egeo, dove Lezha (Lissus) a nord e Patrasso a sud ne costituiscono i limiti marittimi, mentre verso oriente arriva fino a Stobi in Macedonia e a Pidna, inglobando l'Epiro e la Tessaglia. La vittoria navale ottenuta ad Azio in Epiro (31 a.C.) da Ottaviano, rappresentò un momento importante per la storia del mondo greco, specialmente per quanto riguarda la gestione e l'organizzazione del territorio. Il dopoguerra vide la separazione delle regioni della Grecia centrale dalla provincia della Macedonia, e la formazione di quella di Acaia, nel 27 a.C. A questa nuova provincia venne unito anche l'Epiro. Quindi dal 15 fino al 44 d.C. quello che restava dalla grande provincia della Macedonia divenne una provincia imperiale.

L'imperatore Nerone nel 67 d.C. proclamò a Corinto la libertà di tutti i Greci, e l'esenzione dalle tasse per la provincia d'Acaia, decisione che venne abrogata cinque anni più tardi da Vespasiano. L'Epiro dovrà aspettare Traiano per diventare, intorno all'anno 108 d.C., una provincia a se, della quale fanno parte pure le isole ioniche di Corcira e Zacinto. La nuova provincia si estendeva dagli Acrocerauni a nord all'Acarnania a sud.

Fig.3.07.01. L’estensione della provincia di Macedonia
Fig.3.07.01. L’estensione della provincia di Macedonia

Il periodo repubblicano è caratterizzato da frequenti cambiamenti amministrativi nella regione, dalla cattiva amministrazione e dal sopruso dei governatori provinciali corrotti. Lo storico greco Polibio racconta come le province della Macedonia e d'Acaia soffrissero la negligenza dei romani. Dallo scrittore e politico romano Cicerone sappiamo degli abusi su Durazzo, Apollonia, Ambracia e Byllis e sull'Epiro in generale per opera di un certo Calpurnio Pisone, proconsole della Macedonia negli anni 57-55 a.C.

D'altro canto vediamo come grandi proprietari italici, attratti dalle terre fertili dell'Epiro, si installino nella nuova regione conquistata. La loro presenza è maggiormente evidente a Butrinto che nel 57 a.C. divenne municipio come chiarisce il testo di una iscrizione trovata nella città.

La presenza di italici in Epiro è attestata in verità già dai tempi di Pirro, nella corte del quale appaiono alcuni artisti italici, mentre a Butrinto sono stati identificati diversi nomi di origine italica negli atti di manomissione di II-I sec. a.C. La presenza di Italici e di cittadini romani probabilmente diviene più intensa dopo la conquista della regione da parte del console romano Lucio Emilio Paolo. Le sue azioni in Epiro portarono alla devastazione di grande parte della regione. Secondo lo storico romano Tito Livio, 70 abitati furono distrutti e 150.000 persone furono deportate come schiavi a Roma. Probabilmente nel numero di questi abitati bisogna includere molti villaggi, gli antichi vici, che la storiografia romana forse stimò in eccesso a maggiore gloria del comandante. D'altra parte il numero di 150.000 schiavi rappresenta la più grande deportazione nella storia dell'antichità. Il fatto che questa decisione sia stata presa direttamente dal senato di Roma fa pensare che la deportazione avesse soprattutto un fine di carattere economico.

Durante l'età imperiale, eccezion fatta per la fondazione della provincia, le fonti non parlano di sviluppi storici rilevanti. Al contrario, però, i dati archeologici collocano proprio in questo periodo grandissime trasformazioni, urbane e sociali.

In questo periodo furono messe in atto importanti trasformazioni, che mutarono il paesaggio e i modi di vivere della popolazione. Fino a ora si pensava che la città di Nicopoli, edificata per celebrare la vittoria nella vicina Azio di Ottaviano su Marco Antonio, avesse dominato la vita cittadina nell'Epiro, e che gli altri centri avessero perduto la loro importanza con l'arrivo dei romani. Gli ultimi scavi condotti in altri centri importanti come Butrinto, Phoinike, e Hadrianopolis, l'erede di Antigonea nel controllo della valle del Drinos in epoca romana, e nei rispettivi territori hanno portato una serie di nuovi dati archeologici. Ora sappiamo che anche in questi centri si sono svolti gli stessi processi urbanistici osservati a Nicopoli, e che nell'età imperiale vi fu uno sviluppo generale dell'intera regione.

Le distruzioni conseguenti alle guerre hanno fortemente condizionato lo sviluppo urbanistico dell'Epiro romano. Le azioni di Lucio Emilio Paolo sembrano aver coinvolto soprattutto l'Epiro meridionale, mentre in Caonia si installano grandi proprietari italici, e poco dopo anche coloni romani. Lo spopolamento dell'Epiro meridionale emerge anche dal fatto che un secolo dopo, per la maggiore fondazione augustea della regione, appunto Nicopoli, furono mobilitati coloni da Ambracia, Cassope e da tutta la circostante regione dell'Acarnania, decretando la fine di queste città. Immediatamente dopo la fondazione sembra si sia effettuata la bonifica e la lottizzazione della pianura di Arta per favorirne lo sfruttamento agricolo per mezzo della centuriazione.

A Butrinto, che come si è detto era già un municipio, si assiste all'installazione di una colonia romana nel 44 a.C.

Butrinto è la città più nota della Caonia, sin dal tempo dei romani. L'abitato sorge alla sommità e alle pendici di un'altura che domina il lago omonimo e il canale naturale che lo collega al mare, creando un luogo sicuro di approdo seppur esposto ai rischi dell'impaludamento. Le tracce più antiche restituite dall'archeologia si limitano a pochi resti ceramici di epoca arcaica rinvenuti appunto alla sommità della collina, dove sorgerà l'acropoli. Si tratta, probabilmente, di un antico emporio legato alle rotte commerciali dei greci e dei mercanti di Corfù in particolare. In epoca romana il centro ebbe un particolare sviluppo, legato alle nuove esigenze storiche e politiche che privilegiavano le capacità economiche e commerciali rispetto a quelle difensive che caratterizzavano invece l'aspra collina di Phoinike. Alcuni ricchi esponenti delle famiglie romane si trasferirono qui per impiantare ville con caratteristiche sia residenziali sia di produzione economica, legata tanto alla pesca e al commercio quanto all'attività agro-pastorale. Tra costoro il più noto fu Tito Pomponio Attico, ricco proprietario terriero e amico del noto oratore romano Cicerone. L'importanza del sito in epoca romana è testimoniata anche dal poeta Virgilio che, riprendendo una tradizione già nota allo storico greco Dionigi di Alicarnasso, nel narrare le vicende che portarono l'eroe troiano Enea sulla costa laziale, rammenta anche una tappa a Butrinto. Qui Enea, capostipite di Romolo futuro fondatore di Roma, fu accolto dal suo conterraneo Eleno, che esule da Troia avrebbe a sua volta fondato qui una città nel luogo dove venne sacrificato un bue che aveva indicato il luogo prescelto e da cui avrebbe preso il nome la città. La città di Butrinto aveva conosciuto un periodo d'indipendenza, come capitale della comunità della tribù locale, il koinon della tribù dei prasaiboi, come dimostrano numerose iscrizioni. In epoca romana ebbe dapprima lo statuto di municipio, appunto nel 57 a.C., e poi quello definitivo di colonia. La deduzione di questa colonia, che comportava l'assegnazione di appezzamenti ai coloni romani che vi si stabilivano, fu problematica, come si legge nella corrispondenza di Cicerone con il suo amico Tito Pomponio Attico. Quest'ultimo, che rappresentava gli interessi di tutti i grandi proprietari terrieri romani che temevano di vedere ridimensionati i loro possessi, era contrario alla colonizzazione e invocò l'aiuto del suo influente amico per tutelare i propri interessi. Tuttavia le lamentele dei ricchi possidenti romani non dovettero essere sufficienti a contrastare la necessità di assegnare terre, specialmente ai veterani dell'esercito romano per i quali esse costituivano una sorta di liquidazione in vista del pensionamento. Si trattava infatti di un modo per risarcire questi uomini che avevano prestato il servizio militare per Roma e per i suoi generali subendo molte privazioni, dando loro la possibilità di stabilirsi definitivamente o addirittura di tornare ai luoghi di origine. In ogni caso la colonizzazione fu uno strumento fondamentale per la romanizzazione anche in Caonia, seppure con i contrasti e le problematiche di cui si è detto, che probabilmente furono particolarmente forti nel nostro caso. Infatti due tipi monetali di Butrinto documentano una duplice fondazione: prima da parte di Cesare forse senza giungere a buon fine e poi di Augusto, che verosimilmente la perfezionò e la portò a compimento. In questo periodo la città prosperò e crebbe espandendosi al di là del canale nella pianura di Vrina. Dopo la battaglia di Azio altre colonie vennero dedotte a Durazzo e Byllis, nell'attuale Albania, e a Patrasso e Dyme, in Grecia.

Fig.3.07.02. Veduta del lago di Vivari con Corfù sullo sfondo. Al centro il promontorio di Butrinto, a sinistra la piana di Vrina, tra il mare e il lago la penisola di Ksamili (foto di Pierluigi Giorgi)
Fig.3.07.02. Veduta del lago di Vivari con Corfù sullo sfondo. Al centro il promontorio di Butrinto, a sinistra la piana di Vrina, tra il mare e il lago la penisola di Ksamili (foto di Pierluigi Giorgi)
Fig.3.07.03. Monete della colonia di Butrinto
Fig.3.07.03. Monete della colonia di Butrinto

Il più importante intervento all'indomani della nascita della colonia romana di Butrinto fu la costruzione dell'acquedotto, lungo tre chilometri. Precedentemente la città si serviva di cisterne, di pozzi e di sorgenti naturali ma l'arrivo dei coloni con tutta probabilità aumentò massicciamente il numero degli abitanti, fattore che ne rese indispensabile la costruzione. Ulteriore naturale conseguenza fu la costruzione di numerosi impianti termali nella città. D'altra parte vediamo anche rifacimenti di edifici precedenti, come è il caso del teatro, il quale viene ingrandito e la sua scena ricostruita. Sembra che inizialmente l'area di maggior interesse sia stata quella attorno al teatro e che comunque la città non si sia sviluppata oltre il canale di Vivari. Nell'area centrale, dove è stato recentemente rintracciato anche il foro della colonia, il complesso meglio conosciuto è un edificio a tre vani, identificato come Capitolium, come porta a pensare una dedica a Minerva trovata in uno dei vani (vd. 4.04.02). Tendenze simili sono state rintracciate anche nella vicina città di Phoinike, con il restauro di alcuni complessi di età ellenistica, tra i quali il più importante è il teatro della città (vd. 4.03.04). A Phoinike tra le prime costruzioni ex novo da parte dei romani si trovano quelle di carattere utilitario, com'è il caso delle cisterne.

La costruzione di un'adeguata rete stradale fece sì che la vita di queste città continuasse e si sviluppasse ulteriormente in età romana. Phoinike e Butrinto si trovavano lungo l'asse viario che collegava Aulona (odierna Vlora/Valona) con Nicopoli. Questo asse attraversava tutta l'area costiera dell'Epiro per unirsi, più a nord, ad Apollonia, con la più importante via dei Balcani, la via Egnatia. La provincia ormai faceva parte della grande rete di comunicazione dell'impero. La presenza di questi grandi assi viari, con percorsi prevalentemente di fondovalle, finì per attrarre il popolamento dai siti di altura verso la pianura.

Per quanto riguarda l'aspetto urbanistico, la scoperta più significativa delle ultime ricerche è stata l'individuazione della centuriazione romana a Butrinto, Phoinike e Hadrianopolis (vd. la figura in 4.02.01). La bonifica, necessaria per l'impianto centuriale, rese possibile non solo un migliore sfruttamento del territorio ma anche l'estensione delle aree urbane in pianura, in luoghi prima soggetti all'impaludamento. Questi interventi si datano con ogni probabilità alla fine del I secolo d.C., come dimostrano alcuni scavi effettuati nella pianura di Vrina, l'ampia area pianeggiante posta dinanzi all'abitato più antico, sulla sponda opposta del canale di Butrinto e quelli nella necropoli di Phoinike. L'ingrandimento delle aree urbane comportò probabilmente un proporzionato aumento demografico nella regione, e quindi un maggiore sviluppo economico.

Dopo la prima fase di intensa romanizzazione di Età augustea, si assiste in Epiro a un secondo periodo di rinnovato interesse da parte dello stato romano corrispondente all'epoca di Traiano e di Adriano, quando fu costituita anche la nuova autonoma provincia d'Epiro. Forse a causa di questa nuova vitalità, e per dare un nuovo impulso urbanistico alla nuova provincia, si vuole che l'imperatore Adriano abbia promosso un nuovo centro nella valle del Drinos, orfana dell'antico abitato di Antigonea ormai decaduto, al quale dette il suo nome seguendo una tradizione consolidata: la città di Hadrianopolis. In realtà, poiché era diffuso anche l'uso di cambiare il nome della città, magari in conseguenza di qualche concessione di favore da parte dell'imperatore, e questo fenomeno fu particolarmente diffuso nei confronti di Adriano, non possiamo essere sicuri della sua fondazione, che comunque avvenne all'incirca in quel lasso di tempo (tra l'età di Traiano e quella di Adriano) in base alle attuali testimonianze archeologiche. Della città, che copre una superficie di circa 30 ettari, è stato scavato solamente il teatro, ma si può supporre che seguisse dall'inizio una pianificazione regolare che secondo le norme generali potrebbe essere coerente con l'orientamento della centuriazione.

Fig.3.07.04. Il teatro di Butrinto (da Albanien. Schätze aus dem Land der Skipetaren,Mainz an Rhein 1988)
Fig.3.07.04. Il teatro di Butrinto (da Albanien. Schätze aus dem Land der Skipetaren,Mainz an Rhein 1988)
Fig.3.07.05. Pianta del teatro di Butrinto
Fig.3.07.05. Pianta del teatro di Butrinto

Oltre allo studio dell'urbanistica, importanti ricerche si sono svolte anche per quanto riguarda il territorio, caratterizzato dalla presenza di alcune ville. Questi edifici, molto importanti per lo studio sociale ed economico, sono presenti in tutta la provincia e presentano qui alcuni elementi precipui. Si tratta, infatti, di strutture abitative sorte in epoca ellenistica spesso su aree rilevate e fortificate, che fungevano anche da punto di riferimento di una porzione di territorio. Di certo non erano destinate unicamente allo sfruttamento agricolo, ma anche all'allevamento, considerando la tradizionale importanza di tale attività ben nota agli autori di trattati specialistici di epoca romana, come quello sull'agricoltura di Varrone. In particolare nell'economia regionale doveva rivestire un ruolo particolare l'allevamento dei cavalli, già famosi per alcune vittorie conseguite da esemplari epiroti nei giochi olimpici, come viene ricordato dal poeta latino Virgilio nelle Georgiche. Lo studioso Roland étienne pensa che il loro allevamento fosse una delle attività più importanti del territorio, poiché resta uno dei pochi prodotti della provincia che venivano esportati a Roma, probabilmente per mezzo proprio dei grandi proprietari e allevatori italici.

I resti di insediamenti rurali sparsi nel territorio mostrano anche notevoli strutture destinate alla raccolta dei prodotti dell'agricoltura. Nella maggior parte dei casi si tratta di strutture già presenti nella precedente epoca ellenistica che sono state adattate alle nuove esigenze più indirizzate verso l'economia agricola. Molti complessi presentano, infatti, ampliamenti con magazzini destinati alla conservazione dei prodotti agricoli, da cui si deduce appunto una più intensa attività agricola. La presenza di magazzini caratterizza le abitazioni romane anche nelle aree urbane, come attesta la Casa dei Due Peristili di Phoinike (vd. 4.03.03). La maggior parte di queste ville non sembra abbia funzionato in maniera prioritaria come residenza, in quanto non vediamo in esse tracce di arredi importanti. Gli esempi più rappresentativi sono quelli di Malathrea, Dobra, Metoqi e Çuka. Un caso del tutto differente è quello della ricca villa di Diaporit, scenograficamente affacciata sul vicino lago con vista su Butrinto, che mostra piuttosto le caratteristiche precipue della residenza marittima di pregio (villa maritima).

Fig.3.07.06. Ville in Epiro: Malathrea e Çuka
Fig.3.07.06. Ville in Epiro: Malathrea e Çuka

La costruzione di queste ville ha dato un impulso importante di sviluppo al territorio rurale. Dopo la fondazione della colonia di Butrinto e il consolidamento della rete stradale, si vede la nascita di molti nuovi agglomerati rurali. Purtroppo disponiamo solo di pochi dati su questi siti, fino a ora mai scavati e studiati completamente. Si può comunque affermare che la loro esistenza nei pressi delle grandi città e di assi stradali importanti mostri un cambiamento dei modi di vita e forse anche dei modi della produzione agricola e dell'allevamento. Si può quindi affermare che alla ripresa della vita cittadina, in età imperiale, corrisponda anche una più capillare occupazione del territorio.

In conclusione, l'Epiro in età romana ha conosciuto diverse fasi di sviluppo. La prima romanizzazione della regione è lenta e non interferisce con i modi di vivere locali. Anzi, nell'età repubblicana si nota un generale degrado, causato dalle guerre e incentivato anche dalla corruzione dei governatori. Il fine principale dei romani in questo periodo pare sia stato la creazione di un quadro provinciale attraverso il quale riscuotere una regolare tassazione. Con l'inizio dell'età imperiale si assiste a una riorganizzazione degli spazi pubblici, marcata specialmente da restauri di importanti edifici precedenti, ma anche da nuove costruzioni importanti com'è il caso dell'acquedotto di Butrinto. Si segnala inoltre l'espansione delle città che gestiscono e controllano con nuove infrastrutture il territorio circostante, riqualificando specialmente le aree di pianura con la realizzazione di catasti centuriali. Una fase di rinnovato sviluppo si pone nel periodo della costituzione della provincia d'Epiro, con importanti risvolti urbanistici che forse comportarono non solo la riqualificazione e l'espansione dei vecchi centri ma anche la fondazione di nuovi, come Hadrianopolis.

La presenza in Epiro di importanti centri urbani con territori organizzati, insieme alla costruzione di grandi assi stradali, diede nuovo impulso ai centri rurali e allo sfruttamento del territorio circostante con la crescita di insediamenti rurali tra i quali si distinguono numerose ville rustiche. Tuttavia, il fenomeno urbano non fu sempre duraturo, come dimostra il fatto stesso che tutti i centri romani di cui ci siamo occupati non ebbero una perfetta continuità di vita in epoca moderna.

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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