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3.08 Conclusioni

Antonio Curci, Enrico Giorgi, Giuseppe Lepore

Apriamo il dibattito invitando gli studiosi presenti in platea a intervenire sui temi che sono stati esposti. Per parte nostra ci permettiamo di segnalare una tematica che ci sembra interessante, quella della genesi dell'esperienza urbana e della sua fortuna nei territori affacciati sull'Adriatico, dove la cultura della città parrebbe svilupparsi con un certo ritardo. In quest'ottica si tratterebbe di recuperare un filone di studi che trova una tradizione importante nell'ateneo bolognese, basti pensare ai lavori di G.A. Mansuelli. A questo proposito vorremmo ricordare un altro compianto studioso emerito della scuola bolognese, il marchigiano Nereo Alfieri, che ebbe una conoscenza diretta della Croazia, poiché vi prestò il suo servizio militare come ufficiale dell'esercito italiano. Egli ebbe maniera di utilizzare quella circostanza particolare anche per visitare alcuni importanti siti archeologici e la sua permanenza è ancora ricordata dai colleghi croati. In quest'ottica potrebbe essere interessante verificare l'eventuale esistenza di documentazione di quella permanenza nell'archivio personale dello studioso italiano. Inoltre si potrebbe essere interessante valutare di dedicare a Nereo Alfieri la biblioteca del Centro Studi di Acquaviva Picena.

Sandro De Maria (Dipartimento di Archeologia - Universitò di Bologna)

Credo che i risultati dei progetti di Acquaviva e Burnum siano prova della validità di queste esperienze di laboratorio, soprattutto per le loro ricadute didattiche, che meritano certamente sostegno. Condivido anche l'apprezzamento nei confronti dei progetti di collaborazione transfrontalieri di respiro internazionale di ambito adriatico-ionico, dove i ricercatori italiani dovrebbero svolgere un ruolo di primo piano. Sul piano meramente scientifico mi sembra degno di attenzione il tema della formazione della città, ma ne segnalerei anche un altro per cui nutro particolare interesse: quello dell'archeologia della morte in età classica ed ellenistica.

Infine propongo di ospitare ad Acquaviva un seminario dedicato all'archeologia dell'Albania meridionale, nella ricorrenza degli 80 anni dagli scavi di Luigi Ugolini a Phoinike.

Lorenzo Braccesi (Dipartimento di Scienze del Mondo Antico - Università di Padova)

Ritengo di grande interesse l'organizzazione di eventi che diffondano informazioni e conoscenze nell'ambito dell'archeologia e della storia in questo settore geografico. Per quanto riguarda la promozione di una futura occasione di confronto scientifico, ai temi segnalati aggiungerei quello dei micenei in Adriatico, che meriterebbe una nuova considerazione.

Gino Bandelli (Dipartimento di Scienze dell'Antichità - Università di Trieste)

Riferendomi al titolo del nostro incontro, penso che non bisogni eccedere con la metafora del ponte d'acqua. è meglio attenersi a un'impostazione storicistica e realistica: ci sono stati momenti diversi nei rapporti fra le due sponde e fra le varie parti di quella orientale, talvolta positivi, talvolta conflittuali.

Importante, in quest'ottica, è il recupero della storia degli studi. Mi parrebbe utile, ad esempio, una riconsiderazione del ruolo avuto dall'Impero Asburgico, cioè dai suoi antichisti, di varia nazionalità (compresa quella italiana), per tutta l'area che va dal Quarnaro al Montenegro. Un approccio unitario e sistematico all'archeologia dell'Epiro, italiana, albanese, greca, eccetera, mi sembra altrettanto indispensabile.

Per quanto riguarda il progetto concernente le valli del Tronto e della Krka, credo che i due territori abbiano in comune forti potenzialità di studio integrato e di valorizzazione naturalistico-archeologica.

Sul piano delle tematiche meritevoli di approfondimento condivido l'interesse per un'analisi del processo di urbanizzazione. Ma la prospettiva può essere allargata, pensando a indagini parallele anche sulle modalità dell'insediamento minore e sparso, caratteristico dell'Epiro come al Piceno: si tratta di comunità indigene poste fra ellenismo e romanizzazione, un argomento controverso, da affrontare senza revisionismi storici ottusi, come quelli che predicano l'inutilizzabilità delle due categorie di acculturazione predette.

Pier Luigi Dall'Aglio (Dipartimento di Archeologia - Universitò di Bologna)

Porto nuovamente il discorso sul piano dei laboratori e delle moderne metodologie applicate alla ricerca archeologica, sottolineando come sia fondamentale anche saper valutare i limiti della tecnologia. Per quanto riguarda l'ambito più meramente storico-archeologico, ritengo che nello studio comparato delle varie dinamiche attestate sulle due sponde dell'Adriatico, sia necessario un chiarimento degli sfasamenti cronologici, forse dovuti anche alle situazioni di studio che privilegiano l'una o l'altra area geografica.

Gianfranco Paci (Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storiche dell'Antichità - Universitò di Macerata)

Voglio sottolineare due aspetti già emersi nel corso della discussione che condivido particolarmente: la necessità di puntare sui giovani e sulle potenzialità dei contatti tra le varie regioni adriatiche. In quest'ottica credo che il Centro studi possa diventare un punto di coordinamento delle informazioni archeologiche, attraverso incontri annuali con colleghi della sponda orientale per agevolare la trasmissione di conoscenze.

Ritengo sia importante anche la divulgazione dei dati per mezzo di nuove pubblicazioni. Per esempio, per l'area in questione, manca un repertorio aggiornato di epigrafia. Credo esistano anche altri ambiti nei quali si possano registrare lacune o difetti di divulgazione dei dati e forse la necessità di colmare questi vuoti è prioritaria. Parimenti credo sarebbe necessaria una schedatura informatizzata, possibilmente su supporti aggiornabili e duraturi.

Dal punto di vista tematico sarei particolarmente interessato alla rilettura della storia dei commerci nell'Adriatico, magari dopo un aggiornamento sui materiali inediti custoditi nei vari musei.

Giuseppe Sassatelli (Centro Studi per l'Archeologia dell'Adriatico; Dipartimento di Archeologia - Università di Bologna)

Concludo questo confronto stimolante riallacciandomi a quanto già esposto. L'archeologia di queste zone orientali dell'Adriatico è un tema di discussione di grandissimo interesse, ma condivido il timore relativo alle lacune documentarie, che dovrebbero necessariamente prima essere integrate. I miei interessi mi spingono soprattutto a riflettere sulla necessità di valorizzare lo studio di queste aree specialmente in età pre-classica. Sono pienamente convinto anch'io che sarebbe fondamentale una risistemazione dei dati e delle conoscenze in relazione al ruolo della cultura micenea in tutto il bacino adriatico. Inoltre condivido l'interesse per le altre tematiche presentate: la genesi della città e del territorio urbanizzato, l'analisi dei modi e dei limiti dell'ellenizzazione e della romanizzazinoe delle culture indigene, la riflessione sulla storia degli studi, la necessità di un evento per la divulgazione e la condivisione dei dati.

Infine voglio sottolineare l'intenzione di stimolare e rafforzare il ruolo della formazione universitaria, che potrebbe trovare presto una sua concretizzazione con l'organizzazione di una scuola estiva sui temi delle moderne tecnologie applicate all'archeologia.

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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