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4.02 Ultime ricerche nella valle del Drinos

(Antigonea e Hadrianopolis)

4.02.01 Assetto e popolamento tra età ellenistica e romana

Enrico Giorgi, Julian Bogdani

La valle del Drinos è caratterizzata da tre centri principali, Antigonea in età ellenistica (tra III e II secolo a.C.), Hadrianopolis in età romana (ben attestata tra II e IV secolo d.C.) e Gjirokastra a partire almeno dall'età medievale.

Fig.4.02.01.01. Carta generale della valle del Drinos con indicazione dei siti principali
Fig.4.02.01.01. Carta generale della valle del Drinos con indicazione dei siti principali

Antigonea, attualmente interessata da un progetto di ricerca greco-albanese, è stata localizzata sul pianoro collinare di Jerma sulla destra idrografica e scavata per ampie aree dall'archeologo albanese Dhimosten Budina. Hadrianopolis fu localizzata sulla riva sinistra e parzialmente scavata a Sofratika da Apollon Baçe ed è ora oggetto di studio da parte dell'Università di Macerata. Tuttavia la valle del Drinos è stata già in parte studiata dal punto di vista storico-topografico anche dall'Università di Bologna, concordemente con quanto stabilito nel protocollo di intesa relativo a Phoinike. All'interno delle ricerche archeologiche dell'ateneo bolognese sono dunque già stati raggiunti alcuni risultati preliminari nella valle del Drinos, come: la localizzazione topografica e la schedatura dei siti noti da bibliografia; l'analisi della cartografia moderna e storica per evidenziare i fossili della toponomastica, della viabilità, delle divisioni agrarie antiche; la revisione del rilievo topografico e della forma urbana di Antigonea; l'inserimento di tutti questi dati all'interno di una banca dati interrelazionale uniforme con quella del territorio di Phoinike (SITARC - G.I.S. delle valli dei fiumi Bistrica, Pavla, Kalasa, Drinos).

Fig.4.02.01.02. Planimetria generale dell'area urbana di Antigonea con al confronto i vecchi e i nuovi rilievi
Fig.4.02.01.02. Planimetria generale dell'area urbana di Antigonea con al confronto i vecchi e i nuovi rilievi

Nel settembre del 2005, in particolare, nell'ambito dei lavori della Missione Archeologica dell'Università di Bologna, si è deciso di intraprendere una preliminare revisione sul campo della documentazione topografica disponibile su Antigonea. Sono stati posizionati con metodologia GPS alcuni vertici di rete locale, è stato eseguito un nuovo rilievo con ST delle aree scavate e sono state effettuate alcune fotografie aeree con aquilone. Da una prima analisi deriva una sostanziale esattezza dei precedenti disegni, per quanto riguarda i singoli settori, ma emerge con chiarezza anche una certo margine di errore nella composizione del rilievo generale. Data l'importanza di questo sito per l'analisi dell'urbanistica antica dell'Epiro sarebbe auspicabile completare il progetto.

Fig.4.02.01.03. Sezione della Tabula Peutingeriana con posizionamento di Hadrianopolis
Fig.4.02.01.03. Sezione della Tabula Peutingeriana con posizionamento di Hadrianopolis

La forma razionale dell'impianto urbano è stata infatti da sempre uno degli elementi che hanno contribuito a considerarla una città di fondazione, generalmente come promozione da parte del re Pirro perché portava il nome della sua consorte. Il declino di Antigonea avvenne poco dopo, in base ai dati stratigrafici nel II sec. a.C., a causa di una distruzione la cui interpretazione è controversa.

In epoca romana il baricentro della valle si spostò sull'opposta sponda, quella sinistra, dove si sviluppò anche la viabilità principale, legata al sistema della via Egnatia e testimoniata dai principali itinerari antichi (Itinerarium Antonini; Tabula Peutingeriana) che pongono qui il centro romano di Hadrianopolis.

La principale arteria viaria del territorio balcanico è la via Ignazia, o via Egnatia in latino, che attraversava i Balcani da Durazzo fino a Istanbul, l'antica Bisanzio-Costantinopoli, passando per Salonicco. Dal percorso principale si staccavano tante diramazioni come quelle che percorrevano le valli del fiume Drinos, nel territorio di Antigonea-Adrianopoli, e del Bistrica, nel territorio di Phoinike. La sua costruzione, frutto anche del consolidamento di percorsi più antichi, fu promossa nel 146 a.C. dal governatore della provincia romana di Macedonia, il proconsole Gaio Ignazio, da cui prende il nome. Fu oggetto di successivi interventi di risistemazione nel corso dell'età imperiale, come quelli dovuti agli imperatori Augusto e Traiano, e rimase una vitale arteria di comunicazione usata dai primi monaci cristiani e percorsa dai crociati prima e dall'esercito ottomano poi.

La città, apparentemente legata alle pseudo-fondazioni di Adriano, dovette subire anch'essa un progressivo abbandono dopo il IV secolo d.C. Tuttavia la viabilità principale si era ormai definitivamente stabilizzata con un percorso alla sinistra del fiume, sul punto di raccordo tra colline e pianura. Sulla dorsale sinistra permangono infatti le fortificazioni di Paleokastra e della stessa Gjirokastra.

Il popolamento antico di questa regione è noto soprattutto grazie alle carte archeologiche redatte da A. Baçe e Dh. Budina.

Si tratta di studi di grande valore sotto vari aspetti perché documentano numerosi siti emersi nel corso dei lavori del periodo socialista e procedono con attualità di metodo tenendo conto della geografia fisica. Dalla sua analisi si possono trarre alcune riflessioni e spunti per ulteriori approfondimenti in relazione alle dinamiche del popolamento antico. Infatti l'area, frequentata sin dalla preistoria, fu insediata con l'età del ferro come dimostrano numerosi tumuli funerari. Nel corso dell'ellenismo sembra evidenziarsi una predilezione per la fortificazione dei siti d'altura, come dimostrano Lekli, Kardhiqi, Labova, Varri i Gegës, Melani, Kastro (Pepeli), Selo, Ktismata, che dovettero contribuire al sinecismo e continuarono a vivere anche dopo la fondazione di Antigonea, probabilmente assumendo un ruolo di punti di controllo dipendenti dalla città stessa in siti notevoli del territorio. In ogni caso anche il fondovalle, specie nei punti più rilevati alla base dei pendii collinari, era frequentato come testimoniano le stesse tombe di Sofratika.

Occorre rilevare che la presenza diffusa di spessi depositi alluvionali non permette di avere un'idea veritiera del popolamento sparso nelle aree di pianura.

Fig.4.02.01.04. Ricostruzione della centuriazione della valle del Drinos
Fig.4.02.01.04. Ricostruzione della centuriazione della valle del Drinos

L'età romana vede comunque un rafforzamento del popolamento di fondovalle, certamente favorito anche dall'impianto della centuriazione e in generale di un più complesso e funzionale sistema di infrastrutture di presidio territoriale. I nostri studi hanno infatti permesso di rintracciare alcuni significativi fossili centuriali meglio conservati specialmente nella cartografia storica (Istituto Geografico Militare redatta nel 1939 su levate del 1916, purtroppo in scala 1:50.000).

La centuriazione della valle del Drinos è abbastanza ben conservata e presenta una sequenza di tre settori con orientamenti differenti per assecondare meglio la morfologia del terreno. Un quarto blocco, più a valle, presenta incroci a distanze regolari lungo il rettifilo principale e presenta un valore più itinerario che catastale. Dal punto di vista cronologico siamo per ora costretti a limitarci a considerazioni di carattere storico-topografico. Su questa base possiamo dunque formulare le seguenti ipotesi, confortate dal confronto con le situazioni contermini: il primo impianto potrebbe essere contemporaneo alle prime fasi della romanizzazione (favorito dall'assenza di un centro urbano preesistente e dettato dalla necessità di terre come testimonia anche Cicerone che interviene per evitare l'esproprio delle terre appartenenti all'amico Attico a Butrinto); una ripresa e un ampliamento potrebbero essere avvenuti al principio del II secolo d.C. (in concomitanza con l'istituzione della provincia d'Epiro e in accordo con le testimonianze archeologiche note di Hadrianopolis). In seguito il sistema dovette subire un graduale tracollo, specialmente nel corso dell'età tardoantica ma protrattosi fino ai giorni nostri stando alle testimonianze della cartografia storica (Istituto Geografico Militare). In accordo con queste considerazioni, in epoca bizantina e poi medievale sembra in atto un ritorno sui siti d'altura o una loro continuità di insediamento (Gjirokastra, Kalaja e Tavanit, Kardhiqi, Zhulati, Tepelena, ecc.).

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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