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4.02.02. Ricerche ad Antigonea

Dhimitër Çondi

Piuttosto note sono le vicende di Antigonea, fondazione forse dovuta allo stesso Pirro, che divenne la seconda città della Caonia, dopo Phoinike, anche grazie alla sua posizione geografica posta a controllo del territorio, lungo una naturale direttrice di collegamento costituita dalla valle del Drinos.

Dalle fonti storiografiche sappiamo che Antigonea molto probabilmente venne distrutta dalle legioni di Lucio Emilio Paolo insieme ad altri settanta centri dell'Epiro. La sua identificazione si deve a Dhimosten Budina che rinvenne alcune tessere bronzee con la scritta ANTIGONEON. Le mura, per lo più in opera isodoma con alcuni tratti in opera poligonale, sono lunghe circa quattro chilometri e racchiudono una superficie di 45 ettari.

La città è stata costituita secondo un'idea urbanistica unitaria, con la divisione della superficie in quattro zone principali: quella militare con l'acropoli, l'area abitata, l'agorà e una zona libera che in caso di pericolo poteva ospitare gli abitanti del territorio. Il principale asse urbano metteva in collegamento le due porte principali, a est e ovest, e si incrociava con una via ortogonale che attraversava l'agorà, mentre gli isolati ospitavano otto abitazioni ciascuno.

Fig.4.02.02.01. Vista dall’alto del sito di Antigonea
Fig.4.02.02.01. Vista dall’alto del sito di Antigonea

La ripresa degli scavi nel sito di Antigonea nel 2005 e nel 2006 si è realizzata grazie alla collaborazione tra l'Istituto Archeologico di Tirana e l'Eforia della Preistoria e dell'Antichità di Joannina, con l'obiettivo principale di riconsiderare il materiale dei vecchi scavi di Dh. Budina, alla luce di nuovi dati archeologici.

Durante la campagna 2005 gli scavi si sono svolti nel settore B e nel settore H, nel lato nord della città antica, mentre sta procedendo il rilievo topografico e sono state effettuate alcune fotografie aeree. In particolare gli scavi del 2005 hanno portato al rinvenimento di una tomba monumentale, del tipo di quelle macedoni, nel lato sud-ovest della collina. La tomba, in blocchi di pietra parallelepipedi analoghi a quelli della stoà e dell'agorà, è orientata in senso est-ovest ed è divisa in due vani comunicanti. Le pareti sono intonacate di bianco e il pavimento, lievemente più basso a est, è realizzato in lastre di calcare. Sono state trovate anche la soglia e una parte della porta lapidea con una parte lavorata in forma semi-cilindrica, simile a quella della tomba di Jorgucati. Nella stanza a est erano presenti molti frammenti di ceramica, un frammento di uno scudo in bronzo con decorazioni circolari, due frammenti di un utensile in bronzo col manico staccato, una lucerna in bronzo, un oggetto discoidale (ossia a forma di disco) con catena e un oggetto in ferro. Nell'ambiente ovest sono stati trovati frammenti in bronzo e frammenti di un dolio.

Nuovi scavi sono stati condotti anche nel settore B e in particolare nell'edificio 1 di Budina, con una serie di sondaggi lungo il muro 1 (saggi 4, 5, 6). Sono state notate due diverse tecniche edilizie: i muri perimetrali e i terrazzamenti sono in blocchi di pietra, mentre i divisori in pietrame minore. Le due abitazioni di questa zona presentano un forte dislivello e l'attuale piano di calpestio (40 centimetri) è dato dal terreno di risulta degli scavi di Budina. Lo strato inferiore (20 centimetri) è composto da terra compatta di colore marrone con pochi inclusi, mentre sotto di esso è stato scoperto uno strato con elementi ceramici che testimoniano l'abbandono dell'ambiente su un livello con evidenti segni di incendio e legno carbonizzato. Nel settore con maggiore evidenza di bruciatura vi erano circa 65 pesi da telaio, alcuni dei quali di forma trapezoidale e altri di forma conica, assieme ad alcuni elementi in metallo, a testimoniare la presenza di un telaio. I frammenti di ceramica rinvenuti (kàntharoi e skyphoi) e le 20 monete del periodo 234-168 a.C. risalgono all'epoca ellenistica, mentre nessun reperto è posteriore al II sec. a.C. Perciò riteniamo che Antigonea venga distrutta dai romani nel 167 a.C. Sempre nel settore B è stato effettuato il saggio 1, rimasto incompleto, da cui emergono quattro livelli: il primo corrisponde allo spianamento della vecchia terra di risulta degli scavi di Budina, il secondo alla costruzione della casa, il terzo alla distruzione, il quarto è un battuto posto sotto lo strato di distruzione che potrebbe essere il livello di pavimentazione dell'edificio.

L'indagine archeologica nell'area dell'agorà ha interessato il settore a sud della stoà, dove non si è giunti al terreno vergine ma si è evidenziata una interessante stratigrafia.

Al di sotto di un primo livello pendente (55-90 centimetri) è stato rinvenuto un secondo strato rossiccio fortemente pendente in direzione ovest-est; al di sotto ancora un terzo livello di crollo con ceramica ellenistica e una moneta in bronzo del re Genthios (inizio II sec. a.C.), un quarto livello (20 centimetri) con evidenti segni di bruciatura e resti di ceramica ellenistica, tra cui frammenti di ceramica a vernice nera e una moneta in bronzo della seconda metà del III sec. a.C. (sotto quest'ultimo strato troviamo di nuovo il secondo livello), e infine un quinto livello, che è l'ultimo strato scavato a 110 centimetri di profondità, con reperti simili ai precedenti.

Per verificare la profondità delle fondamenta della stoà è stato aperto un saggio quadrato (2 metri) nel settore D che ha permesso di capire che le fondazioni si trovano nel settore A1-B1 a 86 centimetri di profondità. Tale considerazione a prima vista risulta incompatibile con la datazione della stoà nel III sec. a.C. Infine una particolare attenzione si è avuta per l'area della necropoli e del teatro della città, mai identificati durante le precedenti ricerche. Nell'area della necropoli sono state evidenziate alcune tombe simili a quelle di Phoinike.

Le indagini della campagna di scavo del 2006 avevano come obiettivo l'estensione della superficie scavata del settore B, dove gradualmente si pensa di mettere in luce un'altra insula che ci permetterà di comprendere meglio l'organizzazione urbanistica della città.

Fig.4.02.02.02. Tomba monumentale, foto e planimetria
Fig.4.02.02.02. Tomba monumentale, foto e planimetria

Gli scavi si sono concentrati in due superfici dell' insula denominata 1. L'estensione della superficie d'indagine, scavata durante la campagna 2005, nella parte nord-est della casa con peristilio 1 e nella parte sud-est di quest' insula , ci ha permesso di individuare alcuni ambienti che si estendono a lato delle strada principale della città. Si è proceduto con saggi quadrati di 5 metri, posti sulla diagonale, coprendo l'intera superficie abitata. La stratigrafia riscontrata è piuttosto significativa. Sotto un livello colluviale (50 centimetri) si trova uno strato di crollo (25 centimetri) con terreno compatto e rossiccio a causa dell'incendio che probabilmente ha distrutto l'edificio; da qui provengono vari frammenti di vasellame, laterizi e legno bruciato. Lo strato di bruciatura con frammenti di ceramica ellenistica è presente in tutti e quattro i quadrati.

Fig.4.02.02.03. Vista dall’alto dell’area delle abitazioni
Fig.4.02.02.03. Vista dall’alto dell’area delle abitazioni

Anche nella parte sud-est dell'insula sono stati effettuati quattro saggi che hanno individuato tutti gli ambienti della casa (delimitata da un lato dalla strada principale e dall'altro da una delle vie secondarie della città) e la stessa sequenza stratigrafica della parte nord-est del quartiere abitativo. Anche in quest'edificio sono piuttosto evidenti le tracce dell'incendio. Leggermente più cospicuo, in questo caso, è il materiale ceramico. L'architettura della casa è composta da tre ambienti, divisi tra loro, in asse parallelo con il muro di terrazzamento e la strada principale di Antigonea. In uno dei quattro quadrati abbiamo effettuato un saggio a livello del pavimento della strada, dove è stato possibile notare lo strato di preparazione di pietre e terra battuta.

Fig.4.02.02.04. Vista dall’altro della stoà nell’area dell’agorà
Fig.4.02.02.04. Vista dall’altro della stoà nell’area dell’agorà
Fig.4.02.02.05. Sezioni dei saggi
Fig.4.02.02.05. Sezioni dei saggi
Fig.4.02.02.06. Vista generale dei saggi
Fig.4.02.02.06. Vista generale dei saggi

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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