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4.02.04. Discussione

CDM: Cinzia dal Maso
DH: David Hernandez
EG: Enrico Giorgi
EO: Elda Omari
JB: Julian Bogdani
MP: Marco Podini
OG: Oliver Gilkes
PR: Paul Reynolds
RH: Richard Hodges
RP: Roberto Perna
RV: Riccardo Villicich
SDM: Sandro De Maria
SHGJ: Shpresa Gjongecaj

SDM Nell'affrontare la discussione relativa all'archeologia della valle del Drinos credo sia doveroso rivolgere alcune considerazioni preliminari alla memoria di Dhimosten Budina, che non è più con noi da un paio di anni. Abbiamo avuto l'onore di averlo ospite della Missione nel 2003 a Phoinike e in quell'occasione si prestò come nostra guida nel corso di una memorabile visita ad Antigonea. In vari passi delle relazioni che abbiamo appena ascoltato è emersa l'importanza delle ricerche che questo studioso ha condotto in anni estremamente difficili, non solo nella valle del Drinos, ma in tutta l'Albania meridionale. Si coglie dunque questa occasione per auspicare una rivalutazione del suo operato, anche curando, com'è nostro intento, l'edizione italiana di alcuni suoi lavori ancora fondamentali, come le carte archeologiche della valle del Drinos e del bacino di Delvina.

RH Entriamo nel cuore della discussione con una riflessione di carattere cronologico: dagli scavi di Antigonea provengono monete riferibili all'ultimo quarto del I sec. a.C., poi si nota un vuoto e successivamente emergono tracce di centuriazione romana, quindi si arriva ai resti di Hadrianopolis del II d.C. e alle attestazioni romane di III d.C. sia di Hadrianopolis sia di Antigonea. Tra il declino di Antigonea e la comparsa di Hadrianopolis si porrebbero i resti di divisioni agrarie romane. La centuriazione fornisce dunque spunti molto interessanti e verrebbe da chiedersi se non potrebbe essere più tarda, ad esempio riferibile al II secolo d.C., coeva al grande teatro. Lo scavo del teatro fornisce infatti una cronologia che, come vedremo, corrisponde all'incirca a quella degli scavi di Butrinto, includendo le fasi tardoromane. Si può dunque riflettere in generale sul problema cronologico e sulla relazione tra l'emergere e il declino di questi due importanti centri urbani fioriti in epoche e in punti diversi della valle del Drinos.

EG Si tratta in sintesi di problemi storici e topografici, tra loro strettamente connessi, a partire dal problema della genesi dei centri urbani. In quest'ottica credo sia necessario riconsiderare la questione della nascita di Antigonea. Normalmente si fa riferimento alla fondazione da parte di Pirro, basandosi essenzialmente su due elementi: il nome della città che onorerebbe una delle mogli del re e la regolarità della forma urbana. Tuttavia temo che il problema sia molto più complesso perché non conosco dati certi sull'epoca della fondazione, che non può spiegarsi semplicemente costatando la regolarità dell'impianto urbano. Sulla base di una rapida considerazione dell'urbanistica antica e del rapporto con la geografia fisica, non credo si possa affermare che le città possono essere organizzate in maniera razionale e regolare solo quando sono città di fondazione. Tanto più che nel III sec. a.C. l'idea degli assi urbani ortogonali è già un fatto noto e pienamente acquisito. Questa problematica comporta in ogni caso la necessità di una revisione del rilievo topografico, dato che i primi riscontri hanno mostrato l'inesattezza del disegno a cui tutti facciamo riferimento. Pur prescindendo dal problema della fondazione e della forma urbana, forse dovremmo chiederci se esisteva comunque un fenomeno di sinecismo in atto già precedentemente ed eventualmente quando questa dinamica può essere emersa.

Per quanto riguarda invece l'emergere delle prime tracce di romanizzazione sul territorio ossia soprattutto la centuriazione e i resti di Hadrianopolis, dobbiamo innanzi tutto rilevare l'oscillazione del baricentro topografico: mentre Antigonea si trova su un pianoro rilevato lungo il versante destro della valle, Hadrianopolis sorge sul fondovalle in sinistra idrografica e Gjirokastra fiorirà restando arroccato sullo spartiacque sinistro. Si tratta di una dinamica simile a quella di Phoinike, dove tuttavia si torna in età bizantina a occupare lo stesso sito d'altura della città ellenistica. Parafrasando un grande studioso della geografia storica come Mario Ortolani potremmo pensare a due fenomeni di generazione diretta nella valle del Drinos (dal declino di Antigonea nasce Hadrianopolis e da questa Gjirokastra) e a un fenomeno di generazione diretta e inversa nella valle del Bistrica. Con una metafora possiamo fare riferimanto a un movimento "a pendolo" che in un caso oscilla tornando alla posizione originaria (Phoinike) nell'altro rimane sull'altro lato della valle (Gjirokastra). Le ragioni di questa differenza emergono dall'analisi della viabilità che a partire dall'età romana si attesta su lato sinistro della valle del Drinos determinandone la maggior fortuna.

A una prima analisi la cronologia delle prime attestazioni romane dovrebbe in effetti risalire principalmente all'inizio del II secolo d.C., forse all'età di Traiano, a cui Cabanes propone di riferire l'istituzione della provincia dell'Epiro. Questa ipotesi apparentemente non contrasta con i dati forniti dagli scavi di Hadrianopolis. La proposta di un primo intervento augusteo è in effetti priva di concretezza archeologica e si fonda esclusivamente sulla suggestione fornita dal confronto con la non lontana Nicopoli e, come vedremo, con la vicina Phoinike, oltre che su considerazioni storiche.

OG Riallacciandomi al problema appena sollevato relativo alla genesi degli abitati ellenistici e all'eventuale esistenza di una comunità iniziale da cui potrebbe essere emersa Antigonea mi pongo alcune domande: se c'è un koinon, come è organizzato il territorio prima del koinon? Ci sono dei villaggi aperti e, se c'è un tipo di insediamento aperto sul territorio, esso può trovare continuità dall'età ellenistica all'età romana, magari con il consolidarsi di fattorie sparse?

RP Riguardo alla valle del Drinos non possediamo ancora dati certi sugli insediamenti diffusi nel territorio, anche a causa dei complessi processi postdeposizionali che devono aver caratterizzato gli insediamenti nelle aree in pianura, oggi coperte da spessi livelli di loess e da cui dipende, insieme alla occasionalità dei ritrovamenti e quindi degli studi, una evidente asistematicità delle informazioni. I dati a nostra disposizione, in corso di elaborazione, sembrano comunque indicare che il processo di urbanizzazione in senso proprio ad Hadrianopolis sia partito in effetti nella metà del II secolo d.C., ma su un territorio certamente abitato e forse organizzato su un sistema paragonabile a quello pagano-vicanico che non credo si possa escludere, come spesso capita nel mondo romano, sia eredità di una situazione precedente che affonda dunque le sue origini in età ellenistica.

Per quanto riguarda le caratteristiche dell'insediamento urbano, se le indagini geofisiche nell'area urbana e periurbana hanno evidenziato un'estensione di circa 350-400 metri della zona fittamente abitata, non disponiamo oggi di dati certi da questo punto di vista e va ricordato che la costruzione del teatro, per quanto evidente segno dell'avvio di un significativo processo di strutturazione urbana, può costituire anche un intervento eccezionale fortemente promosso dal potere centrale o comunque legato a fenomeni di formalizzazione del consenso e autorappresentazione estremamente diffusi, dal quale non si possono evincere in maniera acritica le caratteristiche e il ruolo dell'insediamento. Certe aporie costruttive evidenziate nel teatro possono del resto dipendere da interruzioni di lavori anche ipoteticamente causati dal sovradimensionamento dell'opera rispetto all'effettiva disponibilità di risorse.

EG Certamente la datazione delle prime fasi romane è per ora relegata soprattutto al campo delle ipotesi. Pur con tutti i limiti appena esposti riguardo alla cronologia di Hadrianopolis, anche considerando l'età traianoadrianea, non possiamo comunque escludere che la città si sia sviluppata traendo energie da insediamenti precedenti. Il problema è l'individuazione di questi eventuali insediamenti. Come abbiamo visto la valle è spesso coperta da notevoli depositi alluvionali che rendono invisibili i paleosuoli antichi. Questi emergono solo in corrispondenza delle aree rilevate e il panorama attuale risulta dunque stravolto in funzione di un'analisi globale dei siti. In ogni caso più che a una comparsa improvvisa di Hadrianopolis in un'età così avanzata, che comporterebbe una lunghissima fortuna di tanti insediamenti sparsi senza un centro di riferimento per la prima età romana, sarei portato a pensare piuttosto a una naturale evoluzione del popolamento pagano-vicanico romano verso forme più precoci e strutturate di amministrazione e presidio del territorio.

SDM In realtà si registra una scarsità di fondo nelle conoscenze sulla fase preellenistica che non ci permette considerazioni puntuali: è un periodo che necessita di ulteriori studi archeologici, in particolare per la genesi degli abitati con uno sviluppo di tipo urbano. Occorre certamente studiare il territorio per mettere sulle carte alcuni punti sicuri, ma anche ancorandoli a una cronologia certa.

Se volgiamo lo sguardo ai territori circostanti emerge con chiarezza come in questa regione la genesi urbana sia un fenomeno generalmente di tipo sinecistico. Tuttavia, pur partendo da questa considerazione generale, dobbiamo ancora una volta lamentare una lacuna di dati certi per ricostruire la fase immediatamente anteriore, cioè quella che avrebbe messo in moto il processo sinecistico.

Nel caso di Antigonea, in particolare, non è detto che si tratti di una fondazione poiché non disponiamo di fonti storiche certe in questo senso, mentre risulta documentata in un modo che dobbiamo ritenere sicuro la distruzione, grazie agli scavi archeologici. Il problema in questo caso non è la cronologia ma la spiegazione di questo evento traumatico. Dh. Budina individuò il livello di distruzione, che ora trova conferma nei nuovi scavi appena illustrati da Dh. Çondi, e lo imputò a Lucio Emilio Paolo. Tuttavia P. Cabanes ha fatto giustamente notare che, in base alle affermazioni di Livio, Antigonea rientrava tra gli alleati dei romani e dunque occorre un'altra spiegazione.

CDM Credo si possa aggiungere una considerazione generale riguardo all'Albania e alla sua cultura urbana gettando uno sguardo anche sulla situazione presente. Forse siamo dinanzi a una difficoltà nello sviluppare in maniera consistente l'urbanistica regolare determinata anche da circostanze geografiche a prescindere dalla presenza greca e romana.

SHGJ Alcune indicazioni importanti sulla genesi della città ellenistica possono giungere dallo studio delle monete. Ad esempio è possibile che Antigonea avesse una zecca, e sono attestate moltissime monete del koinon epirota. Non sono invece presenti monete straniere del IV sec. a.C. (come a Phoinike), e la stragrande maggioranza delle monete si riferisce al koinon degli epiroti. Riguardo alla fine della città Cabanes, in contrasto con Budina, dice che la vita è continuata dopo il 168 a.C., ma non ci sono dati archeologici che vadano in questa direzione. In ogni caso, giudicando in base ai reperti numismatici, Antigonea dà l'idea di un centro che rimane molto isolato rispetto agli altri centri della Caonia.

RV Se effettivamente Antigonea è finita traumaticamente durante la campagna di Lucio Emilio Paolo, o se è stata abbandonata per altri motivi, quello che mi sembra fondamentale è il suo definitivo abbandono. Inoltre il progetto urbano non sembra completo e mancano all'appello tanti edifici importanti come ad esempio il teatro. Possiamo pensare che non esista perché non hanno fatto in tempo a costruirlo. In questo senso forse si può parlare di una fondazione coloniale abortita, non tanto perché è stata distrutta ma perchè ha cessato di vivere non risultando più funzionale.

RP Bisogna tenere presente comunque che qualunque sinecismo nasce da una volontà forte della classe dirigente (e in questo senso il dato toponomastico potrebbe essere significativo), che deve aver tenuto presente delle scelte di strategia insediativa specifiche. Se l'obiettivo era quello di fondare una città organizzata in maniera regolare nel rispetto delle normali tipologie urbanistiche di impronta ellenistica e funzionale a un nuovo modo di gestire le risorse agricole, possiamo pensare che essa abbia semplicemente potuto vivere solo fino a che il forte potere che l'ha fatta nascere è stato in grado di "valorizzarla". Andrebbe anche verificato se ciò sia avvenuto a dispetto di un sistema insediativo che dopo il 168 a.C. ha invece ripreso, o piuttosto continuato, a utilizzare forme di gestione del territorio storicamente più tradizionali e forse funzionali, che prevedevano appunto insediamenti di tipo sparso. L'apparente mancanza di un centro egemone fino alla fondazione di Hadrianopolis potrebbe essere valutata proprio in questo senso.

EG In questo senso bisogna ricordare che anche le scelte economiche hanno un impatto forte sullo sviluppo urbano e sul popolamento. Con la fine dell'età ellenistica e l'inizio dell'età romana si assiste probabilmente anche in quest'area a una piccola rivoluzione economica, con l'introduzione di un sistema agricolo più efficiente innestato sulla tradizione di pastorizia e allevamento del bestiame tipica dell'Epiro. Di conseguenza anche le scelte di insediamento dovettero cambiare per meglio assecondare le modalità di sfruttamento delle risorse naturali. Anche per queste ragioni, dunque, il sito di Antigonea non risultò forse più funzionale allo sfruttamento delle risorse economiche.

WB Esiste anche il problema dell'evidenza o meno di certe fasi della vita urbana sul piano dell'archeologia. L'architettura delle città è infatti rappresentata anche da tecniche edilizie povere o meno durature. In alcuni casi è prevalente l'uso dell'argilla cruda e del legno, mentre solo gli elementi strutturali (come fondazioni e mura di cinta) sono in pietra. Questo può essere influente sulle effettive tracce ancora oggi visibili sul terreno, sia riguardo alle aree di abitato sia al popolamento rurale.

SDM Per quanto riguarda l'età romana, mi sembra comunque che si debba riscontrare un cambiamento fondamentale nell'amministrazione dell'Epiro, nel II secolo, a causa dell'istituzione della provincia. In epoca più antica sembra che un altro momento importante sia il III sec. a.C., sul quale approfondirei l'analisi, anche in relazione alla questione di Antigonea.

JB Un ulteriore problema è forse rintracciabile nel quadro che ha tracciato Sh. Gjongecaj. Se ammettiamo la data tradizionale della fondazione di Antigonea, il 296 a.C., da parte di Pirro (appena insediato sul trono del regno molosso e in quanto tale strategos della cosiddetta symmachia), allora perché la maggior parte delle monete trovate nella città sono riferibili a un periodo posteriore di quasi 70 anni, a quello del koinon degli epiroti (230-170 a.C.)? Perché cioè il periodo cruciale della vita della città, quello che vede la creazione della sua facies urbana non è leggibile nella documentazione archeologica? Bisogna aggiungere che se il polionimo deriva dalla sposa lagide del re (gli stessi lagidi che l'avevano aiutato a salire sul trono molosso nel 297 a.C.) allora la fondazione assumerebbe un fortissima valenza ideologica, che non trova nessun riscontro nella realtà archeologica. Dobbiamo riconsiderare le dinamiche della creazione di Antigonea o dobbiamo addirittura collocare la data della sua "fondazione" nel periodo del koinon?

SHGJ In effetti non ci sono monete di Pirro ad Antigonea mentre sono numerosissime quelle del koinon. Occorrerebbero nuove ricerche.

SDM Inoltre i vecchi scavi di Antigonea sono quasi sconosciuti, è necessario riesaminare anche il materiale proveniente dei quegli scavi, per avere un quadro più completo.

EO In ogni caso perché il centro di Antigonea non si sviluppa durante l'età romana, vista la sua posizione favorevole in un luogo così panoramico?

JB-EG Probabilmente perché in età romana non era più necessario per le dinamiche commerciali e di sfruttamento del territorio un insediamento d'altura; tantomeno era determinante l'aspetto difensivo dell'insediamento.

MP Per quanto riguarda la data della fondazione, potrebbe essere importante anche l'analisi di alcuni aspetti architettonici. Ad esempio si nota qui il recupero di un modello di edilizia residenziale trapiantato dall'area greca come la casa a pastàs di tradizione ben più antica delle datazioni proposte per la fondazione di Antigonea. Si può pensare alla ripresa di forme architettoniche anacronistiche per l'epoca, com'è testimoniato anche dagli aspetti decorativi poiché sono presenti basi peloponnesiache che non erano più in uso da molto tempo. Tuttavia la tipologia della casa a pastàs è piuttosto antica e non rappresenta un modello comune. Perciò forse la fondazione si può abbassare, per via delle considerazioni numismatiche, ma non troppo altrimenti diverrebbe più complesso spiegare il mancato aggiornamento sul piano delle scelte architettoniche.

SDM Tuttavia la cultura materiale di Antigonea è troppo poco nota, l'aspetto di arretratezza o conservatorismo culturale non può essere desunto da dati così incompleti.

GL Inoltre Antigonea non dovrebbe essere un unicum e bisognerebbe analizzare anche altri centri d'altura che presentano analogie urbanistiche e topografiche, come ad esempio Cassope o Gitani.

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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