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4.03.02. Ricerche alla cinta muraria

Julian Bogdani, Enrico Giorgi

La cinta muraria è sempre stata una delle evidenze monumentali più caratterizzanti del sito di Phoinike, nell'antichità come in età moderna, come dimostrano le testimonianze di Polibio e poi le ricerche di L.M. Ugolini. Essa è stata spesso usata come termine di paragone per la definizione di molti altri siti della Caonia (vd. gli studi di N. Ceka, Gj. Karaiskaj), ma la sua stessa datazione è dibattuta. Dopo le cronologie di Ugolini, che data le prime fasi al V sec. a.C. gli studi successivi le riferiscono alla metà del IV sec. a.C., sulla base di confronti con altri centri vicini (vd. N.G.L. Hammond), per motivi storici (vd. P. Cabanes) o per una combinazione di questi due elementi (vd. N. Ceka).

Fig.4.03.02.01. Il nuovo rilievo con TS e GPS delle fortificazioni della collina di Phoinike
Fig.4.03.02.01. Il nuovo rilievo con TS e GPS delle fortificazioni della collina di Phoinike

Tuttavia non furono mai disponibili dati provenienti da stratigrafie sicure. Per questo motivo, con la ripresa dei lavori sulla collina a partire dal 2000, si è pensato di riprendere la ricognizione e il controllo topografico della cinta muraria e, infine, di aprire alcuni saggi di scavo mirati.

Le ricognizioni del primo anno (2000) avevano lasciato fuori dalle indagini, per motivi di tempo, il tracciato murario (con rare eccezioni per l'area centrale). Dal 2005 le ricognizioni della collina sono state riprese rivolgendo l'interesse elusivamente alla cinta muraria. Il fine era quello di verificare il rilevo di Roversi Monaco e di accertare lo stato attuale di conservazione. è stato eseguito un rilevo parziale mediante strumentazione GPS e ST, che ha riguardato principalmente il lato settentrionale della cinta e tutto quello occidentale (l'area D della divisione di Ugolini).

 

Dario Roversi Monaco fu uno dei principali collaboratori di L.M. Ugolini nel corso delle sue ricerche archeologiche in Albania. La maggior parte dei rilievi topografici della Missione italiana, tra cui quelli di Phoinike e Butrinto, si deve a lui. Roversi era un ingegnere bolognese che seppe interpretare con grande sensibilità e precocità l'importanza della documentazione topografica in ambito archeologico.

 

In questo modo si è riscontrato come il rilievo di Roversi Monaco fosse sostanzialmente esatto. Dopo un controllo preciso (con strumentazione elettronica) su 1/3 dell'intero tracciato, si è deciso di interrompere il rilievo e proseguire con controlli a campione. Infatti si è constatato che in moltissimi punti le condizioni negli anni Venti sia di conservazione, sia di visibilità permettevano una migliore documentazione di quanto non sia possibile fare oggi.

Attualmente, pur essendo il lavoro ancora in corso, la divisone topografica (e di conseguenza cronologica) di Ugolini è da riconsiderare. Non è infatti possibile ammettere l'esistenza della chiusura meridionale di quelle che lui chiamava «acropoli» e «allargamento dell'acropoli» (aree A e B), come hanno dimostrato gli scavi delle abitazioni, molti tratti di quei muri interpretati da Ugolini come difensivi sono in realtà pertinenti a terrazzamenti che ospitavano vari complessi edilizi. Riguardo alla tecnica edilizia, l'unica differenza percepibile con grande evidenza nelle fasi costruttive è quella tra l'area più orientale (fino al cosiddetto "grande bastione" compreso) e il resto della cinta. è possibile che quest'area fosse difesa precedentemente alla costruzione del tracciato murario oggi visibile da una cinta minore, della quale è forse riconoscibile un tratto fossile di chiusura in A6.

Le ricognizioni e i rilievi sono stati integrati da alcuni saggi stratigrafici mirati a definire l'articolazione strutturale di alcune sezioni, e la cronologia dei tratti indagati.

Nell'area B si trova una piccola torre (B16) che raccorda due tratti rettilinei delle mura seguenti l'andamento della superficie della collina. I tre paramenti aggettanti della torre sono collegati l'uno all'altro da muri a croce che corrono lungo entrambi gli spessori. Lo scavo purtroppo non è riuscito a dare elementi definitivi sulla cronologia per la presenza di un forte rimaneggiamento dell'area, attraverso un taglio nella struttura che ha asportato diversi blocchi dei muri e rimescolato le stratigrafie . Comunque i pochi materiali sicuramente pertinenti alla fase originaria della torre sembrano indirizzare alla prima metà del III sec. a.C.

Fig.4.03.02.02. Pianta del bastione B16
Fig.4.03.02.02. Pianta del bastione B16
Fig.4.03.02.03. Articolazione delle fortificazioni in B15 (rilevo fotografico, tradizionale e TS)
Fig.4.03.02.03. Articolazione delle fortificazioni in B15 (rilevo fotografico, tradizionale e TS)

Il tratto tra B15 e B16 è fortemente danneggiato dalla costruzione nel periodo socialista di un impianto per l'estrazione del petrolio. L'area B15 presenta una articolazione interessante non compresa da Ugolini. Si tratta di una probabile apertura nel tracciato, un ingresso, difeso da un avancorpo a pianta rettangolare che sporge dal tratto nord. Il tratto sud, il cui filo è leggermente spostato verso valle rispetto al tratto nord (forse per permettere il passaggio) è collegato a quello nord per mezzo di un muro a singola cortina, che con ogni probabilità doveva ospitare la soglia. Una seconda ipotesi di interpretazione di queste strutture è quella che vede l'esistenza di una seconda fase costruttiva (tratto meridionale) non perfettamente concordata con le strutture precedenti. Le indagini non sono in questo punto andate in profondità.

Poco più e sud-est sono stati eseguiti tre saggi stratigrafici (B13- B14-B17) eseguiti entro le due cortine del tratto di muro a meridione di B15.

Le stratigrafie riscontrate sono simili e presentano in tutti gli strati materiali di epoca ellenistica, databili, in questa prima fase di studio, alla prima metà del III sec. a.C. In tutti i saggi si trova un livello inferiore con tegole ellenistiche poste quasi a contatto con il banco roccioso. Inoltre, sono presenti ossa umane (B13), e frammenti di ceramica fine riconducibili a corredi tombali. Per questo motivo si è ipotizzato che, prima della costruzione delle mura, questa fosse un'area di necropoli (quando la città era limitata al settore più orientale).

In conclusione si possono avanzare alcune nuove ipotesi cronologiche, per ora assolutamente preliminari. Il circuito difensivo di Phoinike, nella sua fisionomia completa (di cui parla Polibio), sembra databile non alla metà del IV ma alla prima metà del III sec. a.C. Queste mura parrebbero un ampliamento di quelle che si trovavano nella parte più orientale del pianoro sommitale. Qui poteva sorgere in origine una cinta più piccola, che racchiudeva la città più antica, quella visitata nella seconda metà del IV sec. a.C. dai teorodochi di Argo, e la medesima che chiese allo Zeus dodoneo se si poteva o meno spostare il tempio di Atena.

 

La lista dei teorodochi di Epidauro attesta, nel 360 a.C., la visita dei teori (ambasciatori) in Caonia, e quindi probabilmente nella città principale (Phoinike). I teori di Argo, invece, visitarono certamente la città intorno al 330 a.C. Probabilmente allo stesso periodo si riferisce una laminetta dal tempio di Dodona dove la città dei caoni (Phoinike) interroga l'oracolo sull'opportunità di spostare in un altro luogo il tempio urbano di Atena. In realtà molte di queste attestazioni non si riferiscono esplicitamente alla città, perché i magistrati di Epidauro visitarono la Caonia e la laminetta di Dodona attesta una città della Caonia che potrebbe essere Phoinike stessa, ma anche riferirsi genericamente alla comunità degli abitanti di Phoinike che potevano vivere sparsi sul territorio sulla base di un'organizzazione politica di tipo tribale, a prescindere dall'aver costituito o meno un centro egemone a carattere urbano.

Fig.4.03.02.04. Saggi B13, B14 e B17 nelle mura settentrionali
Fig.4.03.02.04. Saggi B13, B14 e B17 nelle mura settentrionali

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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