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4.03.05. L'area del tempietto prostilo e della basilica paleocristiana

Albana Meta, Marco Podini

Uno fra i settori più significativi dell'antica Phoinike, e che certamente ebbe un ruolo determinante nella topografia della città ellenistica così come anche di quella bizantina, fu l'area centrale dell' acropoli , e in particolare la sua estremità nord-occidentale, occupata da una zona rilevata. In questo punto, dove il pianoro sommitale della collina raggiunge la sua massima estensione, Ugolini individuò due fra i più importanti edifici urbani, uno d'impianto tardoclassico o altoellenistico, il tempio in antis (cd. thesaurós ), l'altro ubicato poco più a sud e corrispondente a una basilica di epoca bizantina.

Localizzazione dell’area del tempio in antis e della basilica nella città di Phoinike
Localizzazione dell’area del tempio in antis e della basilica nella città di Phoinike

Con la riapertura degli scavi nel settembre 2000 si è deciso di riprendere in esame il tempio in antis e di procedere a immediati interventi di restauro. Va infatti ricordato come la costruzione sia stata rinvenuta in uno stato di degrado assai maggiore rispetto a quanto evidenziato da Ugolini nel 1926, e ciò in ragione di distruzioni effettuate già poco dopo le indagini dell'archeologo italiano, così come soprattutto in seguito ai disastrosi interventi militari degli anni '60 del secolo scorso.

In base a quanto ancora visibile, il tempio in antis si presenta nella forma di un piccolo edificio in elegante opera quadrata, costituito da una sorta di cella e da un piccolo avancorpo antistante caratterizzato da ante a mo' di pronao. La planimetria risulta modificata rispetto a quella originaria in ragione di una sua trasformazione in battistero avvenuta in età tardoantica.

Gli interventi militari hanno tuttavia reso difficilmente riconoscibile questa fase, ben visibile, invece, negli anni Venti. Nulla, ad esempio, è rimasto dell'originario fonte battesimale (la vasca contenente l'acqua per il battesimo) a forma di croce greca ubicato in corrispondenza dell'angolo interno destro del vano. Le indagini hanno comunque consentito l'individuazione di quasi tutti gli elementi strutturali identificati dall'archeologo italiano; in particolare, sono stati rimessi in luce ciò che resta del vano rettangolare in opera quadrata e della relativa anta occidentale; della gradinata orientale; dei due avancorpi a prolungamento dei muri est e ovest del vano medesimo; del muro in grossi blocchi irregolari a ovest; dell' anta orientale e della soglia d'ingresso di età bizantina ; e infine dei muri tardi che circondano l'edificio a ovest, nord ed est.

Vista prospettica del tempio in antis in epoca ellenistica (a sinistra) e bizantina (M. Zaccaria)
Vista prospettica del tempio in antis in epoca ellenistica (a sinistra) e bizantina (M. Zaccaria)

In seguito alle indagini effettuate nelle prime campagne di scavo sono state proposte nuove interpretazioni sulla possibile forma architettonica dell'edificio sia per quanto riguarda la fase ellenistica, sia in relazione alla sua trasformazione in battistero. A tali interpretazioni si farà qui solo breve accenno, poiché i risultati di queste indagini sono già stati pubblicati nei primi due rapporti preliminari sulle campagne di scavi e ricerche a Phoinike. Relativamente alla fase ellenistica, si è ipotizzato che quelli che Ugolini giudicò come semplici avancorpi dei muri laterali siano piuttosto le ante di un tempietto distilo in antis, probabilmente di ordine dorico, di 6 metri di larghezza per almeno 6,80 metri di profondità.

Per quanto riguarda la fase bizantina e, in particolare, la trasformazione in battistero dell'edificio, si è osservato come la struttura tarda che circonda la cella del piccolo tempio dovesse costituire il muro perimetrale del nuovo complesso. Anteriormente, invece, le ante, che nell'edificio ellenistico contrassegnavano il passaggio fra pronao e cella , vengono a costituire la fronte e la porta d'ingresso del battistero.

Ricostruzione del tempio in antis in età ellenistica (M. Zaccaria)
Ricostruzione del tempio in antis in età ellenistica (M. Zaccaria)

Si è osservato, inoltre, come lungo l'allineamento della parete ovest della cella si sviluppi, in direzione nord-sud, un muro che si dirige verso l'ingresso della vicina chiesa. La presenza nel muro di una porta ha fatto pensare a un passaggio da cui era possibile accedere, da ovest, in una sorta di ampio cortile ricavato fra battistero e lato nord della chiesa.

Foto da aquilone della basilica rettifica con sovrapposizione del rilievo topografico (M. Silani, vd. anche il box in 5.02)
Foto da aquilone della basilica rettifica con sovrapposizione del rilievo topografico (M. Silani, vd. anche il box in 5.02)

Il secondo edificio indagato da Luigi Ugolini fu la basilica cristiana ubicata poco più a sud. A scavo ultimato l'edificio si conservava, nel punto più alto (l'abside nord), per un'altezza pari a 1,40 metri, molto più rispetto a quanto oggi visibile. Egli interpretò l'edificio come un'improbabile basilica a navata unica, con abside, transetto e annessa sagrestia sul lato nord. Secondo lui, essa sarebbe stata costruita intorno al 1000, contemporaneamente al reimpiego della cella del tempietto ellenistico come battistero. In seguito, la chiesa sarebbe stata distrutta e al suo posto sarebbe sorta, all'interno della navata centrale, una piccola cappella, la cd. "celletta". La navata centrale sarebbe quindi stata utilizzata come sagrato del nuovo edificio sacro. Infine, al tempo della conquista turca, nel XV secolo, la celletta avrebbe perduto la sua funzione originaria, allargandosi sia a sud che a nord (includendo così il transetto) e trasformandosi in modesta abitazione.

Già a partire dalle campagne archeologiche del 2003 e del 2004 hanno avuto inizio le prime indagini nella basilica. L'interesse suscitato dai primi risultati, il non pieno convincimento nell'ipotesi ricostruttiva proposta ugoliniana, nonché l'importanza e la centralità dell'area nella topografia antica della città, hanno spinto a riportare completamente alla luce questo edificio. Lo scavo dell'intero complesso basilicale ha avuto corso nelle campagne archeologiche del 2005 e del 2006. Poiché l'area era stata già interamente indagata da Ugolini, poi danneggiata da scavi successivi nonché soprattutto da estese distruzioni operate per l'impianto di strutture militari, l'indagine è consistita soprattutto nella rimozione di un unico livello di riporto molto eterogeneo e ricco di materiali, con una particolare preponderanza di elementi di decorazione architettonica in calcare e marmo, sia di età ellenistica, sia di Età romana (questi ultimi con ogni probabilità reimpiegati nella chiesa), sia, infine, di età tarda e presumibilmente contestuali all'edificio cristiano.

Alla luce delle nuove indagini, la situazione si è presentata piuttosto diversa rispetto a quanto riportato e ipotizzato da Ugolini, tanto dal punto di vista della planimetria dell'edificio quanto della sua cronologia. Sostanzialmente confermata resta, invece, la sequenza di fasi da lui identificate. Anzitutto, gli scavi hanno consentito l'individuazione di alcuni, lacunosi tratti di una lunga parete parallela al muro esterno nord della basilica, che delimita una sorta di lungo ambulacro di cui resta incerta la funzione, ma che dava certamente accesso al cortile interposto fra chiesa e battistero. è, inoltre, apparso un vano all'incirca quadrato posto in fronte e a sinistra della facciata, che forse poteva essere connesso con una sorta di nartece, la cui esistenza appare tuttavia solo ipotetica. I muri della basilica, dell'ambulacro settentrionale e del perimetro del battistero sono tutte in rozzo pezzame di pietra e hanno come legante una malta di calce piuttosto tenace. è dunque verosimile che queste strutture siano contestuali fra loro, sia dal punto di vista cronologico, che architettonico-funzionale. Ciò anche se i muri dell'ambulacro si appoggiano ma non si legano a quelli della basilica. Infine lo scavo del settore sud dell'edificio ha confermato l'esistenza della navata meridionale grazie al rinvenimento di parte della continuazione in direzione sud del muro perimetrale ovest della basilica. La navata non esisteva già più negli anni Venti in ragione di un forte sprofondamento del terreno in questo settore. Le costruzioni militari devono inoltre aver definitivamente cancellato ogni traccia della sua presenza.

L'indagine archeologica ha, invece, rivelato piena corrispondenza con quanto riportato da Ugolini in merito alla cd. "celletta", anche se purtroppo la sua planimetria appare oggi difficilmente leggibile. Si è inoltre avuto conferma dell'esistenza di quello che l'archeologo italiano definisce «prolungamento della celletta», una sorta di ampliamento occidentale di questo piccolo edificio. Tanto la "celletta" quanto il suo prolungamento sono realizzati in tecnica povera, ovvero con blocchi di pietra, alcuni di reimpiego, legati con argilla. Si è inoltre conservata parte della pavimentazione originaria della celletta. Nulla è invece rimasto, a causa degli interventi militari, di quello che egli definisce «ampliamento della celletta», una sorta di vano annesso meridionale.

Veduta generale della basilica
Veduta generale della basilica
Planimetria generale dell’area centrale dell’acropoli di Phoinike
Planimetria generale dell’area centrale dell’acropoli di Phoinike

Allo stato delle conoscenze attuali, l'edificio si presenta, nella prima fase, come un complesso a tre navate, quella centrale con abside convenzionalmente rivolto verso est, transetto tripartito, ambulacro esterno a nord e vano rettangolare antistante forse in rapporto con l'eventuale presenza di un nartece. L'osservazione dei punti di accesso e di passaggio fuori e dentro l'edificio suggerisce l'impressione di uno spazio interno dinamico e articolato. La planimetria mostra importanti analogie con modelli noti sia a nord - come a Byllis - sia a sud come Nicopoli - sia soprattutto nella vicina Butrinto. Essa però diverge da questi esempi sia per le dimensioni inferiori che, in generale, per una minore complessità architettonica e decorativa.

La ricostruzione, per ora solo ipotetica, dell'evoluzione successiva di questo complesso è stata possibile grazie all'acquisizione di dati provenienti da aree diverse dello scavo. Le indagini stratigrafiche nel settore nord del complesso hanno rivelato come il cd. cortile interposto fra chiesa e battistero e l'area a esso circostante siano stati, probabilmente fra VI e VII secolo d.C., trasformati in sepolcreto. Questo settore fu inoltre spianato da un costipamento di macerie e laterizi che andò a ricoprire parte dei muri dell'ambulacro, che quindi in questa fase cessa di esistere. è dunque probabile, data la presenza del sepolcreto, che anche il battistero sia stato abbandonato in questo lasso di tempo. Ciò è stato peraltro confermato dal rinvenimento di un secondo e più rozzo fonte battesimale (contenente l'acqua per il battesimo) nel transetto nord della basilica. Esso non fu visto da Ugolini, poiché coperto dalla pavimentazione dell'abitazione turca. Nel canaletto di scolo è stato reimpiegato uno spatheion databile al VI-VIII secolo d.C., epoca in cui grossomodo dobbiamo collocare la sua costruzione. Ancora grosse incertezze sussistono per l'inquadramento cronologico delle fasi successive e, in particolare, per quanto riguarda il collasso dell'edificio e la costruzione della "celletta". è però certo che quest'ultima sia da porre in relazione con l'utilizzo come sepolcreto dell'area precedentemente occupata dal complesso basilicale. Qui è stata individuata un'estesa necropoli, costituita da più di quaranta tombe terragne, fatte di spezzoni di pietra e laterizi. I pochi dati cronologici emersi dallo scavo del sepolcreto non sembrano per ora smentire questa sequenza di fasi. All'interno di una Tomba a sepoltura multipla, ad esempio, sono state rinvenute due monete in argento databili circa al XIV secolo. Infine, sembra effettivamente plausibile che i cosiddetti «prolungamento» e «ampliamento della celletta» siano da porre in relazione con una perdita della funzione sacra della celletta medesima, successiva, forse anche di poco, alla conquista turca.

Fonte battesimale nel transetto della basilica
Fonte battesimale nel transetto della basilica

In conclusione, sebbene ancora molto lavoro resti da fare, due punti sembrano fermi per quanto riguarda la conoscenza di questo complesso (inteso come insieme di battistero, cortile e basilica ): in primo luogo, esso è ora noto in tutta il suo sviluppo planimetrico e, pur a grandi linee, nella sua evoluzione architettonica; in secondo luogo, abbiamo ora elementi cronologici più sicuri. In particolare, la costruzione del battistero e della chiesa sono databili alla prima metà del VI secolo d.C. è noto, del resto, come questo periodo sia stato un'epoca di grande vitalità edilizia, soprattutto per ciò che riguarda la costruzione di edifici ecclesiastici. Va, inoltre, ricordato come già attorno alla metà del V secolo, Phoinike sia nota come sede vescovile. La contrazione dell'edificio, con l'abbandono del battistero e la trasformazione del cortile in sepolcreto, va ascritta a un'epoca di poco successiva, nel quadro dell'esaurirsi della capacità della classe dirigente di gestire le risorse economiche e di investirle non solo in nuove costruzioni, ma anche nel semplice mantenimento di quelle da poco costruite e del clero, che negli ultimi decenni era andato sempre più aumentando. A ciò si aggiunsero inoltre le disastrose conseguenze delle invasioni di Totila e dei goti nel 551 d.C. così come della peste che solo pochi anni prima aveva devastato questa regione.

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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