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4.03.07. Ricerche nel territorio di Phoinike

Enrico Giorgi, Julian Bogdani

Le ricerche, cominciate dalla primavera del 2001, sono state e vengono tuttora condotte su diverse fonti di informazione, di cui le ricognizioni di superficie sono solo una parte. Queste, per mancanza di risorse e tempo (le indagini sul territorio sono state svolte in concomitanza con gli scavi), sono state limitate all'immediato circondario della collina di Phoinike. Un ulteriore problema da tenere presente nell'interpretazione dei dati è costituito dal fatto che nelle aree pianeggianti basse forti apporti alluvionali (prima della bonifica di età socialista per opera principalmente del Bistrica e Kalasa, ma anche di Aspropotamo (l. i Delvinës), Navarica/Potamie, e altri numerosi ruscelli) e lo stato di abbandono attuale dei terreni rendono spesso impossibile l'individuazione di tracce di frequentazione antica. L'individuazione paleosuoli e frequentazione antica in aree basse è possibile solamente in casi fortuiti, come per esempio in alcune sezioni esposte provocate da scavi recenti di canali a uso agricolo (siti SA101, SA102, SA125, SA136), oppure nel caso dello scavo della necropoli meridionale (vd. 4.03.06).

Posizionamento dei siti da ricognizione nel territorio di Phoinike
Posizionamento dei siti da ricognizione nel territorio di Phoinike

Punto di partenza in questo studio è stato quindi il lavoro sulla bibliografia, dove ancora una volta un ruolo di primo piano ha il lavoro pionieristico di Dh. Budina , il quale ha documentato una serie di contesti venuti alla luce con i grandi lavori di bonifica d' età socialista , orami irrimediabilmente perduti. Inoltre sono stati presi in esame i testi antichi, dagli accenni e notizie casuali della grande storiografia ellenistica e romana agli itinerari più tardi, utili in particolare modo per la ricostruzione della viabilità antica. La cartografia storica (per il nostro territorio quella Istituto Geografico Militare Italiano del 1939 su levate del 1916) è stata molto utile per la conoscenza del territorio nella sua fase precedente alle grandi sistemazioni socialiste, presumibilmente le ultime dopo quelle romane, documentandoci, con alcune riserve, una situazione che non dev'essere dissimile a quella d' età tardoantica . Non da ultimo sono state d'aiuto le più recenti tecnologie, tra cui le più recenti fotografie satellitari, che permettono analisi 3D delle superfici attuali di una certa importanza. Rimane attualmente da concludere le ricognizioni , e da eseguire lo studio geomorfologico .

Siti attorno a Mesopotam
Siti attorno a Mesopotam

Risulta, da questo studio preliminare, tendenza generale l'occupazione di punti rialzati (come testimoniamo i siti di Metoqi, Çuka, Dobra, Miço Politi, o la vallecola Gjata). Alcuni di questi presentano tracce di strutture fortificate. Si tratta in genere di impianti ben difesi con funzione di controllo del territorio, ma anche diretti al suo sfruttamento (principalmente, si deve supporre agricolo-pastorale, ma anche sfruttamento del legname). La loro tipologia è quella dei pyrgoi, caratteristici per il territorio rurale in età ellenistica in tutto il mediterraneo, ma è necessario compiere uno studio più approfondito. Presentano solitamente cronologie non dissimili da quella della città di Phoinike (IV-III sec. a.C.) e continuano la loro vita senza soluzione di continuità anche in età romana, con importanti cambiamenti strutturali. Si nota infatti un generale ingrandimento degli impianti, nei quali la funzione difensiva perde importanza a favore della capacità di immagazzinamento, essendo prevalente l'aspetto di sfruttamento radicale del territorio a scapito di quello difensivo. La loro presenza, accanto a quella di molti altri siti dov'è attestabile l'insediamento, anche se non in forme monumentali (insediamenti aperti e non fortificati), conferma la testimonianza dello Pseudo-Scilace (Scyl. 29) sulla tendenza dei caoni a vivere per villaggi sparsi (in greco katà kòmas). Più complesso è riscontrare il rapporto tra questo modo di occupare il territorio e il processo della nascita della città (poliogenesi) di Phoinike, poiché la maggioranza dei siti presenta cronologie simili a quella della città, e allo stato attuale delle ricerche non è possibile provare l'esistenza di una serie di insediamenti pre-urbani.

Queste indagini hanno portato all'attenzione l'importanza dell'area attorno al dosso che ospita oggi il monastero di Shën Nikolla, presso Mesopotami. Il villaggio moderno prende il suo nome, con ogni probabilità, dalla posizione del dosso, che si trovava entro due rami del Bistrica, com'è testimoniata dalla cartografia storica, e com'è possibile vedere dalle recenti fotografie satellitari (sono visibili oggi, anche ad occhio nudo i tracciati dei paleoalvei del Bistrica). Sulla collina a sud di Miço Politi sono testimoniate tracce di insediamento, nella collinetta di Mesopotam un luogo di culto, i cui riutilizzi sono ancora visibili nella chiesa attuale, e nelle pendici settentrionali della stessa una abbastanza estesa area di necropoli, che arriva fino alle pendici del villaggio moderno (Mesopotami, lagjia e poshtme). Saremmo in questo caso davanti ad un caso ben strutturato di questi insediamenti satellite alla città di Phoinike.

La viabilità è ricostruibile solamente da fonti itinerarie (gli itinerari), l'unica attestazione archeologica essendo il tratto scavato nella necropoli meridionale. Phoinike si trova sulla strada che da Vlora (antica Aulon) porta a Nicopoli, probabilmente ricalcando le valli del Shushica (antica Argyras) e Kalasa, passando per Acroceraunia, Phoinike, Butrinto, Ad Dianam e Clycis Limen. Qualche problema pone la distanza da Butrinto a Clycis Limen, che probabilmente si deve ritenere errata sia nell'Itinerarium Antonini che nella Tabula Peutingeriana. Incompatibile con la realtà anche la distanza Phoinike-Butrinto di 41 miglia (61 chilometri). La mancanza della menzione di Onchesmos (odierna Saranda) identifica questa strada non con la litoranea coincidente con quella moderna che passa nella penisola di Ksamili, ma con quella interna che non doveva essere molto dissimile a quella attiva prima degli anni '60 del secolo scorso e ora in disuso, che seguiva evitava la piana di Phoinike correndo ai piedi dei rilievi est, e incontrava la valle del Pavla a est di m. Mile, vicino a Vagalati, e attraverso il passo di Bogazi raggiungeva Mursia e quindi Butrinto. Anche questo percorso lungo però non arriva ai 61 chilometri testimoniati dalle fonti.

I collegamenti con la valle del Drinos sono poi ricostruibili dal racconto di Polibio delle guerre tra illiri ed epiroti negli anni 230-229 a.C. Il passo di Skarfica e probabilmente anche quello di Muzina fungevano da collegamenti tra la strada paralitoranea descritta sopra e quella attraversante la valle del Drinos (descritta dagli stessi itinerari).

Il collegamento di Phoinike con il suo porto Onchesmos (attestato almeno dall'età romana) è attestato solamente dal toponimo di Gjashta, vocabolo albanese per il numerale sei (6). Effettivamente il centro si trova a sei miglia di Phoinike ed è possibile che il toponimo odierno ne traduca uno più antico.

L'analisi della cartografia storica invece ha permesso di individuare tracce fossili di una bonifica e divisione del territorio attorno alla collina Phoinike effettuata in età romana , com'è evidente dal sistema metrico utilizzato. Si tratta infatti di un sistema di centurie di 20 actus , da mettere in relazione con altri interventi di questo genere attestati nella piana di Dropulli (valle del Drinos), nel territorio di Butrinto e in quello di Nicopoli . Una datazione più certa è dato dallo scavo della necropoli meridionale. Gli assi viari messi alla luce qui sono perfettamente orientati e collocabili entro il sistema descritto sopra; lo scavo stratigrafico ha documentato qui due interventi di bonifica ben databili, il primo di età augustea (che si deve mettere in relazione anche con quanto sappiamo succedere a Butrinto dal carteggio di Cicerone con Pomponio Attico ) e il secondo di età traianea. Questa seconda data bene torna con quanto vediamo succedere nella città di Phoinike e la dobbiamo mettere in relazione con investimenti legati alla creazione della provincia d'Epiro proprio da parte di Traiano.

Tracce e ricostruzione della centuriazione del territorio di Phoinike
Tracce e ricostruzione della centuriazione del territorio di Phoinike
Centuriazione e allineamenti delle strade romane scoperte nell'area della necropoli
Centuriazione e allineamenti delle strade romane scoperte nell'area della necropoli

Questo sistema è sicuramente e definitivamente crollato nel VI secolo d.C., quando lo storico Procopio (De aed. IV 1, 37-38) documenta l'impaludamento della piana di Phoinike e il trasferimento dell'abitato di nuovo sulla collina da parte dell'imperatore Giustiniano in persona. A considerazione del fatto che la necropoli meridionale (e il suo sistema viario) è in disuso già nella metà del III secolo d.C., bisognerà forse pensare a questa data anche per il collasso del sistema di bonifica, che in questo modo si troverebbe ad avere una vita non lunghissima.

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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