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4.04 Novità archeologiche da Butrinto

4.04.01. Duecento anni di ricerche a Butrinto. Paradigmi che cambiano

Richard Hodges

Il colonnello inglese William Martin Leake fu il primo a far nascere l'interesse archeologico per Butrinto, l'antica Buthrotum. Il racconto della sua visita in barca al sito nel 1805 rimase non pubblicato per 30 anni, ma l'ampia e romantica descrizione quasi sicuramente servì da guida alla prima visita dell'archeologo italiano Luigi Maria Ugolini alla città antica nel 1924. Ugolini non era meno romantico di Leake. Infatti disse di voler emulare Schliemann , il noto archeologo scopritore di Troia, portando alla luce una città legata ad una figura mitica, in questo caso Enea . Nonostante queste propensioni romantiche, tuttavia Ugolini fu un bravo archeologo e a Butrinto, dal 1928 alla sua morte nel 1936, si interessò per primo alla lunga e stratificata storia della città.

Planimetria dell’area centrale di Butrinto
Planimetria dell’area centrale di Butrinto

Paradossalmente i suoi sforzi di trovare alla città origini risalenti all' età del bronzo , nonostante la sua formazione preistorica, erano limitati in confronto al suo desiderio di fornire a Butrinto un contesto diacronico, ossia non limitato a un periodo in particolare, fatto eccezionale per quell'epoca. Le sue indagini, perciò, hanno riguardato le vicissitudini della città dall'età arcaica fino a quella veneziana, marcando il filo di continuità che si estendeva per oltre due millenni. A suo modo Ugolini ampliò la descrizione della città fatta da Leake con molti dettagli, specialmente riguardanti il santuario ellenistico, la colonia romana, la comunità paleocristiana e il porto altomedievale. Dopo la seconda guerra mondiale Butrinto rimase in una area di frontiera, e perciò abbandonata fino al 1959, quando il leader politico albanese Enver Hoxha decise di mostrare il sito a Nikita Khruschchev, al tempo segretario del Partito Comunista sovietico. Allora l'archeologo albanese Dhimosten Budina fu incaricato di costruire una strada che dalla città costiera di Saranda portasse fino al sito antico, rendendolo accessibile. Per conseguenza si ebbe una ripresa improvvisa dell'interesse archeologico per Butrinto, che durò per i 40 anni a venire con numerose ricerche archeologiche. Diretti da Budina, gli archeologi albanesi si concentrarono a rielaborare il modello di Ugolini entro il nuovo quadro della politica nazionalistica del periodo. Tenendo presente l'importanza che dava l'Albania allo studio delle fortificazioni in questa fase culturale nella quale era un paese isolato, in contrasto con la maggior parte dei paesi europei, non c'è da stupirsi che le mura di cinta di Butrinto attirassero tanto l'attenzione degli archeologi: Apollon Baçe, Neritan Ceka e Gjerak Karaiskaj pubblicarono studi che sottolineavano la lunga sequenza delle fortificazioni, dall'età arcaica al periodo ottomano. Va aggiunto che, seppure fossero compiuti molti piccoli scavi, ne fu pubblicato solo uno, di grande estensione, da parte dell'archeologo albanese Kosta Lako nel 1975-76. Anche questo studio si concentrava sulle fortificazioni. Le ricerche dopo la seconda guerra mondiale non solo continuarono secondo il modello di Ugolini , ma diventarono una metafora della condizione di continua minaccia in cui si sarebbe trovata l'Albania, con le fortificazioni viste come un palinsesto che confermava l'idea secondo la quale già in tempi antichi il paese fosse oggetto di continue invasioni imperialistiche.

Planimetria generale delle fortificazioni di Butrinto
Planimetria generale delle fortificazioni di Butrinto

Il modello ugoliniano fu, in fine, la base del progetto di ricerca della Butrint Foundation che cominciò i propri lavori nel 1994. Ci furono, comunque, delle differenze. Nel 1995-96 il progetto della Butrint Foundation cercò di comprendere il contesto territoriale e la storia degli insediamenti della laguna. Questa ricerca chiarì come i resti della città antica non fossero limitati solamente al promontorio esplorato e conosciuto sin dai tempi di Leake. Lungo il canale di Vivari e nella piana di Vrina esisteva un nucleo romano che continuò a vivere in età tardoantica e medio bizantina. La Butrint Foundation si interessò non solamente alla storia della piana di Vrina, ma anche a quella della villa di Diaporiti, sulle sponde del lago di Butrinto. Questi due scavi estensivi offrirono mezzi di confronto per gli scavi estensivi condotti a Butrinto, nell'edificio tripartito, vicino all'area del santuario nel centro della città, e nel palazzo del triconco vicino al canale di Vivari. La storia diacronica, composta di tante fasi storiche, venuta fuori da questi quattro grandi scavi insieme alle indagini e le ricognizioni compiute nel corso di circa 14 campagne offre un nuovo punto di partenza per la comprensione di Butrinto.

La penisola di Butrinto tra il lago, il canale di Vivari e li Ionio
La penisola di Butrinto tra il lago, il canale di Vivari e li Ionio

Una breve storia di Butrinto

Le campagne della Butrint Foundation allo stato attuale, dopo aver esaminato meno del 5% della città, permettono di ricostruire la storia dell'evoluzione evoluzione urbana di Butrinto secondo uno schema che possiamo dividere in alcune fasi principali:

  • dalla media alla tarda età del bronzo una fattoria occupa il centro e probabilmente il lato ovest della sommità della collina, adesso occupata dal castello posto sulla città alta, l'acropoli. A giudicare dalla ceramica e dai confronti con il sito analogo di Capo Stillo (l'ultimo tratto di costa albanese ionica prima del confine con la Grecia) si tratta di un piccolo rifugio recintato sulla cima della collina. I ritrovamenti ceramici non presentano collegamenti evidenti di con il mondo miceneo.
  • durante VIII-VI sec. a.C. la sommità della collina venne rioccupata. La ceramica suggerisce che il sito fosse ora frequentato da coloni corinzi provenienti dalla vicina Corfù. Le tracce di un grande muro d'età arcaica nella parte meridionale della collina, come anche la cinta della sella dell'acropoli e la scultura della Porta del Leone ci fanno supporre che si trattasse di un santuario o tempio. Il santuario vero e proprio probabilmente si trovava nella parte orientale dell'acropoli, recintato a ovest.
  • Vista dall’alto degli scavi del palazzo del triconco
    Vista dall’alto degli scavi del palazzo del triconco
  • non sono state trovate fino a oggi tracce riguardanti i secoli VI-IV a.C., anche se possiamo supporre che il probabile tempio o santuario dell'acropoli sopravvivesse durante questo periodo.
  • il santuario di Asclepio sembra datarsi all'età di Pirro. A giudicare dagli scavi del 2006 nell'edificio tripartito, il santuario prospera dopo il 167 a.C., sotto l'egemonia della repubblica romana. Viene da pensare che la crescita della cosiddetta città ellenistica cinta da mura, risalga a questo periodo.
  • la Butrinto romana prospera dall'età augustea al III secolo d.C. Gli sviluppi di questo periodo, incluso anche la creazione del suburbio della piana di Vrina, hanno restituito la forma definitiva alla città. Certamente vi furono investimenti monumentali in età augustea, flavia e traianea.
  • il centro pubblico della Butrinto romana, a giudicare dagli scavi della principale piazza della città romana, il foro, fu abbandonato alla fine del III secolo d.C. La città stessa si ridusse in superficie, ma dobbiamo supporre che un nuovo centro venisse creato altrove, probabilmente più vicino al porto.
  • Butrinto risentì positivamente dei contatti del Mediterraneo occidentale fino al 470 d.C. e del Mediterraneo orientale tra 470-550 d.C. circa. Nel V secolo d.C., mentre la città veniva rifortificata, si edificarono due monasteri, uno nella piana di Vrina e l'atro a Diaporiti, probabilmente collegati ai pellegrinaggi verso il monastero dedicato ai Quaranta Santi, all'origine dell'attuale città costiera di Saranda. Dentro la città di Butrinto, intorno al 525 d.C., venne eretta una nuova cattedrale, con un grande battistero. Comunque già l'area attorno a Butrinto era in declino e verso il primo quarto del VII secolo rimaneva ben poco della città antica.
  • Alcuni resti archeologici nella piana di Vrina
    Alcuni resti archeologici nella piana di Vrina
  • il castello bizantino occupò l'estremità occidentale dell'acropoli, dove adesso si trova il castello veneziano, oppure le difese occidentali dove gli scavi del 2006 hanno portato alla luce i resti distrutti di una casa del VIII-IX secolo.
  • il principale magistrato di Butrinto, l'arconte, pare che si sia trasferito allora dalla città vecchia in una casa costruita insieme alla basilica sulla piana di Vrina, circa tra l'890 e il 950. Da qui sembra venga amministrato un piccolo commercio con Bisanzio e l'Italia del sud.
  • Butrinto venne rioccupata nell'ultimo quarto del X secolo, probabilmente con abitazioni pianificate lungo le pendici della collina fino alle rive del canale di Vivari. È stata trovata una abitazione di legno risalente a questo periodo, mentre nell'area del foro e sull'acropoli vi erano anche strutture in pietra. La cinta muraria non venne restaurata fino al XIII secolo, quando i governatori dell'Epiro, ora divenuto un Despotato, costruirono un nuovo castello sull'acropoli, rinforzano le fortificazioni, restaurarono la cattedrale, le chiese e altri complessi.
  • Butrinto soffrì un declino economico a partire dalla fine del XIV secolo, mentre Corfù prosperava. Sotto i veneziani venne fortificato principalmente come una peschiera, per soddisfare i bisogni della flotta veneta.
  • nel periodo dell'occupazione ottomana, il governatore turco di origini albanesi della regione, Ali Pasha, cercò di fare di Butrinto un porto, per rilanciare il commercio con l'Italia, ma fallì in queste intenzioni per ragioni politiche e il sito rimase una piccola peschiera.
  • Cattedrale di Butrinto
    Cattedrale di Butrinto
    Il castello bizantino sull’acropoli
    Il castello bizantino sull’acropoli
    Monete Bizantine
    Monete Bizantine
    Pianta generale dei resti archeologici a Butrinto
    Pianta generale dei resti archeologici a Butrinto

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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