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4.04.04. Diaporiti - una villa romana e un monastero tardo

William Bowden

Questo breve contributo sintetizza i risultati degli scavi del 2000- 2004 presso la villa romana di Diaporiti, sulle rive orientali del lago di Butrinto. Gli scavi, diretti da William Bowden e Luan Përzhita, hanno portato alla luce una sequenza di occupazione che va dal periodo ellenistico fino al VI secolo d.C.

Planimetria di fase semplificata degli scavi di Diaporiti (© W. Bowden)
Planimetria di fase semplificata degli scavi di Diaporiti (© W. Bowden)

Oltre a presentare brevemente le sequenze di occupazione del sito, si intende in questa sede descrivere alcuni aspetti notevoli della natura dell'architettura privata di pregio della prima età imperiale romana. Inoltre sembra opportuno sottolineare le relazioni presenti tra le sequenze stratigtrafiche di Diaporiti e di Butrinto. Presenterò, infine qualche considerazione conclusiva: alcune riflessioni circa la natura dell'occupazione nell'età tardoantica; la possibilità di una occupazione monastica; alcuni spunti di riflessione sull'occupazione rurale nei Balcani meridionali tra età ellenistica e romana.

Come gli altri siti che sono già stati esposti, Diaporiti fu scoperta da Luigi Ugolini, che vi compì alcuni saggi durante i suoi primi anni di scavo a Butrinto. Egli capì, correttamente, che a Diaporiti erano localizzate una villa romana e una chiesa paleocristiana, ma non proseguì i suoi scavi, concentrandosi invece sul teatro di Butrinto. Il team della Butrint Foundation eseguì un primo controllo del sito, nell'ambito del suo progetto di ricognizioni nel 1994. I primi lavori accertarono la frequentazione del sito tra I a.C. e VI secolo d.C. L'attestazione della vita durante la tarda età repubblicana era un fatto importante in quanto in questo periodo l'Epiro era una delle poche aree fuori dell'Italia dove l'aristocrazia romana stabilì le proprie residenze. Diaporiti quindi rappresentava una buona opportunità d'indagine di queste dinamiche. La lunga sequenza di occupazione, che va fino al VI secolo d.C., permetteva infine di indagare le sorti di una villa romana per un lungo lasso di tempo, anche se gli scavi estensivi hanno rivelato una sequenza molto diversa dall'idea iniziale che ci eravamo fatti con le ricognizioni del 1994.

Dall'età ellenistica alle fasi repubblicane

La più antica occupazione del sito si data all'età ellenistica. Tutte le trincee di scavo hanno portato alla luce strutture ellenistiche, facendoci capire che il sito doveva avere una superficie totale di circa 2.000 metri quadrati, costruito su un sistema di terrazzamenti. I dati stratigrafici riguardanti questa fase sono esigui ma sicuramente un muro ellenistico era coperto da uno strato che conteneva una moneta datata dopo il 229 a.C. e dunque gli epoca posteriore. Sono state trovate anche altre monete ellenistiche residuali, mentre la ceramica di II sec. a.C. È stata trovata in strati più recenti rispetto alle strutture ellenistiche poste sotto le terme romane. Questa fase ellenistica si può dunque datare intorno agli ultimi decenni del III sec. a.C. Diaporiti in età ellenistica era un grande sito aperto, molto diverso dalle ville fortificate che caratterizzavano il IV e l'inizio del III sec. a.C., come la vicina Malathrea e il cosiddetto Nekromanteion di Ephyra. Questo dato è forse indice di un cambiamento sociale avvenuto nel corso del III sec. a.C.

Non è chiaro per quanto tempo il sito ellenistico sia vissuto, anche se l'assenza di grandi depositi datati a questo periodo o di significantive quantità di materiale ellenistico nei livelli successivi suggeriscono che il sito possa avere avuto una vita breve. Certamente è impossibile dire se c'è stata o meno continuità tra l'età ellenistica e quella repubblicana. Pure le fasi tardorepubblicane sono poco documentate, anche se sono stati scavati alcuni strati risalenti alla seconda metà del I sec. a.C., sotto le più recenti terme romane.

La villa romana

Vista sulla terrazza superiore con le strutture ellenistiche ben visibili (© W. Bowden)
Vista sulla terrazza superiore con le strutture ellenistiche ben visibili (© W. Bowden)

La seconda grande fase di occupazione del sito comincia nei primi decenni del I secolo d.C., durante la fase finale del regno di Augusto o nei primi anni di quello del suo successore, Tiberio. Nella parte occidentale del sito sono stati trovati lacerti di strutture di quest'epoca, inclusa anche una cisterna o impluvium, anche se grande parte delle strutture sono state distrutte dall'attività edilizia posteriore, o si trovano sotto le acque del lago, il cui livello è aumentato dall' età romana. Queste costruzioni seguono lo sesso orientamento di quelle precedenti.

Fondazione di un grande ninfeo che si apre sul lago, verso Buterinto (© W. Bowden)
Fondazione di un grande ninfeo che si apre sul lago, verso Buterinto (© W. Bowden)

Intorno al 40-80 d.C. questi edifici furono rimpiazzati da una villa più grande e sontuosa. Le nuove strutture vennero edificate ora con un orientamento diverso, e sembrano essere costruite in modo da fronteggiare la città di Butrinto. La nuova villa fu costruita su una serie di terrazzi, intorno a un giardino o peristilio sul terrazzo inferiore. L'ala occidentale, più vicina all'acqua, prevedeva anche un grande ninfeo. Nella sua fase più tarda vi era una finestra che permetteva di guardare nel giardino e quindi costituiva un legame tra l'interno "civilizzato" dell'edificio e il mondo "naturale" all'esterno, aspetto questo molto importante dell'ideologia della costruzione dei complessi residenziali d'otium. Questa ideologia era enfatizzata ulteriormente dal diretto rapporto tra la struttura e il lago. Anche se il livello delle acque si è alzato rispetto all'antichità, è possibile che gli edifici della villa quasi emergessero dalle acque, ricordando l'immagine delle villae maritimae raffigurate sulle pareti.

L'ala orientale del complesso era costruita su un terrazzo più alto e comprendeva una ricca sala da pranzo o da ricevimento, che guardava attraverso il giardino centrale fino al lago. Questa stanza era pavimentata con un mosaico a decorazioni geometriche incorniciato da un grande pannello rettangolare di marmo africano. L' ala meridionale era costituita da un complesso termale anche se le sue fasi più antiche sono sepolte da quella più recenti e più grandi.

Tra 100-200 d.C. vi è stata continua attività edilizia nella villa. Il sistema di terrazzamento divenne più complicato per accentuare maggiormente l'altezza degli edifici, e anche il complesso termale venne ingrandito. Nella sua fase più tarda era costituito da un grande stanza absidata con una vasca e una stanza esagonale in posizione dominante sul terrazzo superiore. Nel II secolo d.C. alcuni elementi di queste terme vennero demoliti per fare spazio a quello che era probabilmente un vasto cortile aperto, i cui muri erano decorati da una serie di archi ciechi, dei quali restano sul posto tutte le basi.

Tra il 200 e il 250 d.C. la residenza lussuosa venne abbandonata. Tutti i marmi vennero asportati e un piccolo forno venne sistemato nel frigidarium delle terme. Una rozza porta venne aperta tra il frigidarium e una stanza adiacente con un ipocausto. Sul terrazzo superiore vennero costruiti una serie di edifici di legno, dei quali sopravvivono le buche di palo scavate nel mosaico della grande stanza da ricevimento. Qui, in uno degli angoli, venne costruita una seconda fornace.

Dopo il 250 d.C. sembra che il complesso sia stato abbandonato completamente. I tempi dell'abbandono sono ignoti. Prima si pensava che questo stato di abbandono fosse perdurato fino alla costruzione della chiesa nella seconda metà del V secolo d.C., ma oggi sembra che alcune stanze del terrazzo più alto della villa siano state occupate già nei primi anni del V secolo.

Il complesso paleocristiano

Dopo il 450 d.C., e probabilmente verso gli ultimi anni del V secolo d.C., in questo sito si costruì un grande complesso paleocristiano. Questo comprendeva una grande basilica a tre navate, con un piccolo portico nel suo lato meridionale, una piccola torre (della quale si rinvenne un muro in crollo quasi intero), un piccolo complesso termale, una cappella e un grande complesso di magazzini. Diverse parti della villa più antica vennero riutilizzate nello stesso periodo. Una grande fornace per tegole venne costruita nei terrazzamenti della villa, probabilmente per fornire tegole per il complesso cristiano.

Il complesso termale visto la sud (© W. Bowden)
Il complesso termale visto la sud (© W. Bowden)

La chiesa venne costruita reimpiegando materiale di riutilizzo. Sembra che fosse costruita per ospitare tre tombe a cassa marmorea, piazzate sotto l'altare. Le tombe furono quasi completamente svuotate in età medievale; è probabile che in origine contenessero i resti di martiri o santi (o comunque individui che venivano reputati tali). L'ipotesi a cui stiamo lavorando è che Diaporiti in età tardoantica fosse un centro di culto cristiano che attirava pellegrini. In questo contesto possiamo notare che il nartece della chiesa, invece di avere un'unica entrata centrale nel lato occidentale come sarebbe normale che fosse, aveva due entrate, una attraverso il portico a nord e una seconda che portava al complesso cappella- terme -torre a sud. Questo era forse progettato per facilitare l'utilizzo della chiesa da gruppi diversi di persone e dunque porterebbe a pensare che Diaporit ospitasse una piccola comunità monastica che manteneva il centro di pellegrinaggio che si sviluppò introno alle tre tombe dentro la chiesa.

La chiesa e i complessi adiacenti (© W. Bowden)
La chiesa e i complessi adiacenti (© W. Bowden)

Questa fase iniziale di occupazione del complesso cristiano fu a quanto pare di breve durata. Intorno alla metà del VI secolo il sito declinò e si contrasse. La cappella e le terme vennero abbandonate e l'entrata meridionale della chiesa fu chiusa. Due strutture, probabilmente due magazzini, vennero costruite dentro gli edifici a sud della chiesa. In questa fase, che probabilmente si può datare tra 525 e 550 d.C., assistiamo anche alla deposizione di tombe all'interno, concentrate particolarmente tra le rovine del grande complesso termale.

Il complesso cristiano sembra essere abbandonato nella seconda metà del VI secolo, anche se è possibile che l'occupazione si sia prolungata di poco oltre questa data. La stratigrafia associata con le fasi più recenti è ancora sotto analisi, anche se pare poco probabile che l'occupazione si attardi fino alla fine del VII o l'inizio del VII secolo, come si proponeva in precedenza.

Conclusioni

Dai risultati degli scavi di Diaporit risulta chiaro che l'occupazione cominciò molto prima della data tardorepubblicana ipotizzata inizialmente nella ricognizione, con importanti fasi costruttive databili nel III sec. a.C. Risulta ugualmente chiaro che Diaporit, durante l'età tardo-repubblicana, non fu occupata da un'opulenta e monumentale villa del tipo che ci saremmo aspettati pensando all'aristocrazia romana e che sappiamo essere presente in questo periodo nella regione di Butrinto, come ad esempio quella di Pomponio Attico. Al tempo di Attico non vi sono grandi costruzioni a Diaporit.

Al contrario, è certo che il proprietario della villa di Diaporiti del I d.C. partecipava a un dialogo con i suoi pari che usavano l'architettura come linguaggio unificante. Questo lo vediamo anche in Italia, testimoniato nei componimenti del poeta latino Stazio, dove i proprietari di grandi complessi residenziali utilizzavano l'architettura per sottolineare il loro controllo sul caos del mondo naturale. A Diaporiti questo si può riscontrare solamente dalla seconda metà del I secolo d.C., quando l'orientamento della villa mutò dirigendosi scenograficamente verso Butrinto, mentre la città cominciava a svilupparsi sulla piana di Vrina.

Infine è chiaro che la sequenza stratigrafica di Diaporiti è molto più complicata di quanto potesse essere accertato attraverso la ricognizione di superficie condotta nel 1994. Quest'ultimo punto è un elemento di riflessione che ha grandissima importanza per l' archeologia dei paesaggi della Grecia in età romana, che si basa soprattutto sui risultati delle ricognizioni di superficie, piuttosto che sui risultati di scavi stratigrafici. Probabilmente questo è l'aspetto più importante degli scavi di Diaporiti, dal momento che essi ci costringono alla conclusione che la storia degli antichi paesaggi nei Balcani meridionali non può essere compresa senza scavi stratigrafici estensivi.

Proposta ricostruttiva del complesso
Proposta ricostruttiva del complesso

Bibliografia W. Bowden, R. Hodges, K. Lako 2002. "Roman and late-antique Butrint: excavations and survey 2000-2001" Journal of Roman Archaeology 15 pp.199-229. W. Bowden, L. Përzhita 2004. "Archaeology in the landscape of Roman Epirus: preliminary report on the Diaporiti excavations, 2002-3" Journal of Roman Archaeology 17, pp. 413-33.

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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