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4.04.05. Considerazioni sui ritrovamenti marmorei dalla piana di Vrina e dal foro di Butrinto

Inge Lyse Hansen

Negli ultimi anni, negli scavi effettuati nella piana di Vrina e nel foro di Butrinto, è venuta alla luce una serie di marmi scolpiti. Grazie all'autorizzazione concessa da Dhimitër Çondi è stato possibile unire lo studio di questi elementi con l'esame dei frammenti rinvenuti precedentemente al 1994 nelle stesse aree, per portare a termine una valutazione della natura dei reperti e del carattere delle due aree di scavo.

Il principale gruppo scultoreo proveniente dalla piana di Vrina è stato rinvenuto nei pressi dell'area del tempio situata in prossimità delle pendici dell'acquedotto. Tale gruppo, che comprende sia frammenti architettonici, sia frammenti di statue, è frammentario ed eterogeneo e appare di natura funeraria. L'opera meglio databile è un bel ritratto di un uomo barbato. La testa fu creata per essere inserita in una statua e segue i tratti stilistici del terzo stile ritrattistico di Marco Aurelio, databile quindi intorno o subito dopo il 170-180 d.C. Svariati frammenti di drappeggio e un frammento di una mano destra a grandezza naturale potrebbero appartenere a questa stessa figura. È possibile inoltre che la statua si possa associare a un basamento rinvenuto in una delle antae (le pareti laterali che racchiudono il pronao) del tempio; è altresì possibile, tuttavia, che la figura fosse una rappresentazione ritrattistica proveniente da un sarcofago a kline. Numerosi frammenti possono infatti essere comparati a uno o più sarcofagi in stile attico - probabilmente anche di una certa qualità e decorati con amazzonomachia o scena di caccia - e tra questi due frammenti in particolare indicano la presenza di un sarcofago di tipo a kline. Quest'ultimo è paragonabile a opere provenienti da Tiro datate tra la fine del II secolo e la prima metà del III secolo d.C. Dunque si tratterebbe di un lavoro commissionato a una bottega del Mediterraneo orientale - malgrado l'ispirazione estroversa e metropolitana romana del ritratto.

Due frammenti di un imponente coperchio rettangolare di un sarcofago con decorazione geometrica, e altri frammenti di fregio , indicano la presenza di ulteriori sarcofagi e protraggono la datazione alla fine del III secolo d.C. In altre parole, se tali frammenti fossero appartenuti al tempio, quest'ultimo potrebbe aver avuto la funzione di mausoleo per un periodo di due o tre generazioni. È certamente degno di nota sia l'investimento considerevole rappresentato dalla qualità di queste opere sia la loro importazione orientale.

Ritratto di uomo barbuto dalla pina di Vrina
Ritratto di uomo barbuto dalla pina di Vrina
Frammento di un coperchio di sarcofago
Frammento di un coperchio di sarcofago

I reperti rinvenuti nel foro rivelano una maggiore varietà nella scelta del materiale, nella datazione e nella forma: rivestimenti decorativi, frammenti architettonici, altari votivi, fregi, statue e statuette, databili dall'età ellenistica a quella imperiale. Tale varietà cronologica sorprende poco, bisogna infatti tener conto che ebbe luogo in tempi successivi una spoliazione e un terrazzamento dell'area. Le opere sono generalmente di alta qualità e implicano una decorazione complessa e prestigiosa. Ad esempio, il rilievo di una testa femminile, databile in base all'acconciatura alla seconda metà del II secolo-inizio del III secolo d.C., volutamente scolpita per essere vista da un unico punto d'osservazione, comprende due file di fori per l'attacco di un diadema o di un copricapo. Similarmente, una seconda testa femminile di dimensioni minori dal vero è eseguita per essere vista da un singolo punto d'osservazione (da dietro) e potrebbe dunque indicare, originariamente, la presenza di un gruppo statuario. Lo stile semplice dell'acconciatura, con i capelli raccolti in una crocchia, è tipico delle amazzoni, ninfe e muse e non è quindi possibile un'attribuzione certa.

Una caratteristica particolarmente interessante di quest'area pubblica è la statua onoraria a essa associata. È inusuale un raffinato busto di un giovane che indossa una clamide orlata, tenuta insieme da un fermaglio sulla spalla destra, dal momento che non indossa una tunica; tuttavia esistono per questo modello dei paralleli di età adrianea. La testa, ora mancante, aveva senza dubbio caratteri ritrattistici, e potrebbe quindi aver ritratto un dignitario locale o un principe antonino.

Una simile datazione presenta una statua togata a grandezza naturale e priva di testa, rinvenuta attentamente riposta dentro un canale di scolo che fiancheggia il vicolo tra la piazza del foro e il pozzo (vd. 4.04.02). È un lavoro di alta qualità eseguito con chiaroscuro realistico, con una buona articolazione del corpo sottostante la toga, e una dinamica singolare, malgrado il troncamento della base che suggerisce una posizione originaria all'interno di una nicchia. La figura indossa una toga in stile imperiale e calzature patrizie che denotano un rango elevato. Tuttavia, il gesto del braccio destro è più comune a togati senza umbo oppure personaggi vestiti di pallio. Malgrado l'identità esplicitamente romana della figura, il sottile sinus e l'alto balteus conferiscono un aspetto di tipo himation alla toga, suggerendo dunque una committenza greca. Paralleli stilistici sono riscontrabili in esempi dell'età tardoadrianea o degli inizi dell'età antonina, e in statue provenienti dal ninfeo di Erode Attico a Olimpia, datato tra il 150-170/175 d.C.

Statua togata dall'area del foro
Statua togata dall'area del foro
Ricostruzione della statua del togato, rilavorata
Ricostruzione della statua del togato, rilavorata

La statua rilavorata, di dimensioni maggiori del vero, rinvenuta in prossimità della piazza del foro si data dallo stile della toga intorno al terzo quarto del I sec. a.C. Due frammenti che attaccano della spalla destra furono trovati insieme a un gran numero di frammenti di drappeggio in prossimità della statua. La spalla si adatta per stile, grandezza e scelta del marmo alla figura. Il braccio destro era lavorato a parte, ma abbiamo abbastanza elementi per affermare che era alzato nel gesto della adlocutio. Sebbene tale gesto sia comune sia ai ritratti militari sia alle statue loricate, è molto inusuale per una statua togata; infatti, fino a oggi sono stati rinvenuti solamente tre esempi comparabili. Tale elemento dà adito a una nuova ipotesi sull'aspetto originario della statua, la quale - col suo importante investimento tecnico - deve essere la raffigurazione di qualcuno di più importante di un semplice magistrato. Una indicazione della solennità di una occasione che meriti un simile gesto si può trovare su una moneta neroniana proveniente da Nicopoli, celebrante la visita imperiale e la liberazione dell'Acaia nel 68 d.C. Un'ipotesi plausibile è che la statua rappresenti Ottaviano immediatamente dopo la vittoria di Azio. Le connotazioni militari di tale gesto sembrano valorizzare questa ipotesi e la statua potrebbe dunque esser stata eretta per celebrare la rifondazione della colonia di Butrinto e la sua inclusione nella rete delle città romane con centro a Nicopoli/Nikopolis.

[traduzione: C. Biggi]

Bibliografia

  • Hansen, I.L. (cds), A new togate statue from the forum of Butrint. Iliria.
  • Koch, G. (1988) Sarkophage der römischen Kaiserzeit in Albanien. Mitteilungen des deutschen Archäologischen Instituts (Römische Abteilung) 95: 235-256 (published without postscript in Monumentet 35.1 (1988), p. 39-68 & 69-80).
  • Pojani, I. (2006) The monumental togate statue from Butrint. In Inge Lyse Hansen and Richard Hodges (Eds), Roman Butrint: An Assessment: 62-77. Oxford, Oxbow Books.
  • Questo contenuto fa parte del volume:
    Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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