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4.05. Discussione Finale

CDM: Cinzia dal Maso
DH: David Hernandez
EG: Enrico Giorgi
EO: Elda Omari
JB: Julian Bogdani
MP: Marco Podini
OG: Oliver Gilkes
PR: Paul Reynolds
RH: Richard Hodges
RP: Roberto Perna
RV: Riccardo Villicich
SDM: Sandro De Maria
SHGJ: Shpresa Gjongecaj

SDM Direi che potremmo organizzare la discussione di questo pomeriggio orientandola principalmente sugli argomenti previsti nel programma. Naturalmente sarà possibile affrontare in ogni momento anche altre problematiche, secondo gli interessi e i punti di vista di ciascuno di noi. Il primo tema sul quale dovremmo concentrare la nostra attenzione è quello della genesi e dell'evoluzione urbana, ossia la fondazione e le trasformazioni delle città. Il dato che meglio si coglie dalle fonti storiche è che il territorio della Caonia era caratterizzato da un popolamento sparso, che in parte trova riscontro anche nell'analisi archeologica.

RH Occorre tuttavia rilevare l'eccezionale povertà del materiale dell'età del bronzo, mentre quasi 600-700 anni dopo si nota invece una cospicua quantità di ceramica corcirese d'importazione. Sulla scorta di queste osservazioni mi chiedo cosa poteva essere Phoninike prima del 300 a.C.

AG In effetti dalla collina di Phoinike provengono pochi frammenti ceramici riferibili a una produzione attica di una certa raffinatezza fra i quali è compreso anche un frammento di cratere forse a campana che può riferirsi ad un periodo compreso tra i primi e gli ultimi decenni del V sec. a.C. Si tratta di materiale sporadico e residuale, che per tipologia può essere usato anche in ambito funerario. Nel complesso annoveriamo circa 15-20 frammenti di tale antichità, di cui molti sono attici ma è probabile anche la presenza di frammenti di altre provenienze. Se la scarsità numerica non consente di riferirli con certezza a un insediamento precedente alla fondazione della città, essi indicano comunque una frequentazione della collina già nel corso del V sec. a.C.

PR Tuttavia credo si tratti della stessa tipologia di materiali, tra cui pongo il Cyma-kantharos (vd. 4.03.08) rinvenuto nello scavo del foro di Butrinto. Queste forme sono tipiche a Beirut tra fine del III e inizio del II sec. a.C., anche con la stessa rotellatura. Non condivido una cronologia così antica. A Gravina ci sono forme simili con un piccolo bordo che testimoniano invece un grande movimento di merci in epoca sillana.

AG I contesti da cui provengono i frammenti di Phoinike sono l'interro del vano L della Casa dei Due Peristili e gli strati scavati tra le due cortine delle mura di cinta nel settore B. Le datazioni proposte derivano ad esempio dal confronto con i reperti di Corinto pubblicati da Edwards, ma alcuni paralleli significativi esistono anche a Patrasso e a Rocavecchia nel Salento, dove gli esemplari sono datati rispettivamente nell'ambito del IV sec. e agli inizi del III sec. a.C.: per una trattazione più approfondita rimando al mio contributo su «Rei Cretariae Romanae Fautorum acta» n. 40, in corso di stampa. Contestuale a questo materiale, nel vano L, abbiamo ad esempio una moneta di Corcira della metà del IV sec. a.C. e alcuni frammenti di anfora corinzia B probabilmente prodotta a Corcira, datata entro i primi decenni del III sec. a.C. Diverso è il discorso riguardante la ceramica "pre ellenistica" (vd. 4.03.08) che sulla collina è per ora sporadica mentre è un caso particolare la sua presenza nella necropoli.

EG Esiste tuttavia un problema stratigrafico, poiché i contesti phoinikioti sono sicuramente riferibili a stratigrafie sigillate. Infatti gli strati in questione furono obliterati quando vennero costruiti i terrazzamenti dell'area abitativa e il settore centrale delle mura di cinta. La prima fase della Casa dei Due Peristili, che si imposta su quel terrazzamento risale alla metà del III sec. a.C. e i terrazzamenti devono essere anteriori. Inoltre i materiali non si trovano in giacitura primaria ma in riempimenti: se i reperti fossero più recenti, ad esempio di età sillana come si è proposto, bisognerebbe pensare a una datazione decisamente tarda di gran parte del circuito murario. Infine la quantità di ceramica a vernice nera proveniente da questi due contesti è percentualmente molto alta e si tratta di ceramica di pregio che trova confronti con quella dei corredi della necropoli. Parrebbe dunque riferibile ai resti di un'area di sepolture, distrutta quando si effettuò l'ampliamento verso ovest. In questo caso i materiali daterebbero la necropoli e non le mura e i terrazzamenti, che dovrebbero essere stati costruiti almeno dopo qualche decennio di uso della necropoli. Perciò credo che una cronologia riferibile alla prima metà del III sec. a.C. sia credibile e anzi non mi stupirei se il prosieguo delle ricerche riscontrasse la presenza di resti di corredi sconvolti del IV sec. a.C. nell'emplekton delle mura.

In base alle considerazioni stratigrafiche è difficile pensare a una cronologia più recente della metà del III sec. a.C., ma esistono altre ragioni. Riguardo alle mura, infatti, bisogna considerare le testimonianze fornite dagli storici antichi: Polibio in relazione all'episodio della presa della città da parte degli illiri ricorda che nel 230 a.C. Phoinike era la città meglio fortificata dell'Epiro, riferendosi evidentemente alla cinta muraria che abbraccia tutta la sommità della collina. Quando nel 205 a.C. venne firmata la pace di Fenice, avvenne credibilmente entro le mura della città. Si tratta del periodo delle guerre tra Roma e i macedoni che coinvolsero l'Epiro. La cronologia di III sec. a.C., oltre alla conferma stratigrafica, concorda anche con la tradizione scritta.

JB Esistono anche altre considerazioni di carattere storiografico a supporto di questa tesi, dalle quali è impossibile prescindere. Infatti le fonti epigrafiche menzionano esplicitamente la città di Phoinike come meta dei teori di Argo (quindi in una situazione politica che vede Phoinike indipendente dall'Epiro di Cleopatra): pur facendo riferimento a una situazione precedente alla città di cui narra Polibio che, se le nostre ricerche sono esatte, viene a definirsi solamente nella prima metà del III sec. a.C., una città indipendente già esisteva nella seconda metà del IV sec. a.C.

La città meglio munita di tutto l'Epiro documentata per il 230 a.C. dal racconto di Polibio, non poteva che essere quella che vede fortificata tutta la collina, la forma definitiva delle fortificazioni come le conosciamo noi. Non vi è ragione di dubitare delle parole di Polibio anche in considerazione del fatto che dopo la fine della prima guerra illirica risulta estremamente difficile trovare un periodo storico, seppur di breve durata, nel quale poter collocare la costruzione della cinta muraria. Il controllo dei romani diventa sempre più omnicomprensivo, e la fortificazione così possente di un centro cosi strategico difficilmente sarebbe passato sotto silenzio, e difficilmente avrebbe avuto il placet di Roma.

SDM Se le ceramiche "pre ellenistiche" portano a ipotizzare una frequentazione antica della collina di Phoinike, i resti rinvenuti non sono comunque mai riferibili a strutture. Nella necropoli invece le tombe più antiche sono della metà circa del IV sec. a.C., con uno iato di circa 50 anni rispetto alle attestazioni stratigraficamente sicure dell'acropoli. Credo che questo si spieghi con il fatto che la parte più antica della città coincida con quella riedificata in età bizantina e poi disturbata in età recente dagli apprestamenti militari. Perciò, a causa della spogliazione e della distruzione, l'area di più antica occupazione stabile non ha restituito dati significativi per questa fase. Ma l'antichità delle strutture nella zona orientale è probabilmente testimoniata anche dalla tecnica edilizia in enormi blocchi lapidei nel tratto corrispondente delle mura. Pur senza voler conferire eccessiva importanza cronologica all'analisi delle tecniche edilizie, credo che in questo caso la differenza sia tanto macroscopica da doverne tenere conto. In sintesi ipotizzerei la genesi dell'abitato, con una cinta limitata, nella parte est della collina, riferibile almeno alla metà del IV sec. a.C., seguita dall'espansione verso ovest nel corso del III sec. a.C., con conseguente allargamento della cinta muraria. Questa ipotesi renderebbe ragione anche dei rinvenimenti sporadici di cui si è parlato.

EG Una conferma del fatto che la parte orientale dell'acropoli sia quella privilegiata dalle scelte dell'insediamento stabile viene in fondo anche dal fatto stesso che l'occupazione bizantina tornerà sul medesimo sito.

SDM Ma ora vorrei spostare la discussione su un altro tema e cioè su Butrinto. Se Butrinto in età ellenistica sembra più un santuario che una città vera e propria, bisogna forse raccordare questa interpretazione con il fatto che dagli scavi del foro emergono dati interessanti per la fase ellenistica dell'abitato.

DH In effetti nel foro è stato trovato un deposito di ceramica, forse di carattere rituale, precedente alla fondazione dell'edificio tripartito, deposto nel III sec. a.C., attualmente non riferibile a nessun edificio; la stoà invece è riferibile al II-I sec. a.C.

RH Il materiale del III sec. a.C. però non è tanto, il vero cambiamento architettonico avviene tra il II e il I sec. a.C.; forse in origine c'era solo un santuario che con il tempo è cresciuto, ma il vero cambiamento significativo si pone attorno al 160 a.C. Alcuni sondaggi a Butrinto mostrano addirittura che le strutture di età flavia si impostano direttamente sulla roccia affiorante, senza testimonianze di fasi anteriori.

SDM Ma in questa ricostruzione mi sembra sfugga il problema delle mura di Butrinto, normalmente considerate di età ellenistica, anche piuttosto alta.

OG In realtà non ci sono evidenze certe sul piano stratigrafico in relazione alle mura di epoca antica, forse sono più tarde di quanto si possa immaginare.

SHGJ Butrinto in effetti sotto questo punto di vista è povero anche dal punto di vista numismatico.

CDM La La situazione orografica porta a pensare più a un approdo, a un santuario che a una vera e propria città.

SDM Allora mi chiedo quale sia lo scenario storico dopo il 160 a.C. che possa aver fatto decollare la città e forse il suo territorio. è possibile fare riferimento all'annessione all'Acaia o semplicemente all'arrivo dei romani.

PR Il foro di Butrinto sulla base dei reperti provenienti dallo scavo si data all'età repubblicana.

DH Il dato numismatico del foro registra un totale di 130 monete, delle quali solamente il 2 % si data all'età ellenistica mentre tutte le altre sono repubblicane.

JB La caduta nel 170 del koinon degli epiroti vede la creazione della comunità politica indipendente dei prasaiboi attorno alla città di Butrinto (circa 157 a.C.). Questa rivendicazione di autonomia politica presuppone, secondo me, una situazione politica precedente al 170 a.C. che sia qualcosa di più di un grande santuario. Una facies urbana, nel senso di forma politica, ma anche architettonica, si deve ricostruire per almeno l'inizio del II sec. a.C., se non prima.

GL In effetti sotto la villa di Diaporit c'è una fase ellenistica.

WB Infatti il materiale più antico a Diaporit è del III sec. a.C.

RV Il fatto che in una certa zona di Butrinto ci siano edifici di età flavia che poggiano direttamente sulla roccia può non essere determinante. Infatti è possibile che esistano dei livellamenti.

SHGJ A Phoinike sono state trovate 86 monete di Corcira databili tra il IV e la metà III sec. a.C. A Butrinto, invece, questa fase sfugge ancora. Questo dato testimonia che Phoinike aveva già istaurato importanti rapporti con l'isola già in quest'epoca, infatti ci sono dei corciresi sepolti a Phoinike, ma il traffico, stranamente, non coinvolge Butrinto.

RH P. Reynolds e D. Hernandez dicono che la stratigrafia importante dei nuovi scavi di Butrinto deve ancora essere studiata.

PR C'è un unico frammento di ceramica attica (una base di fish plate) che può essere fatta risalire al III sec. a.C.

MP Forse alcuni dati possono derivare dall'analisi della decorazione architettonica. Forse si può infatti supporre una frequentazione ellenistica in base alla presenza di elementi architettonici di quel periodo e, sulla stessa stregua una occupazione basso-ellenistica dell'area del foro.

RH Secondo me non è possibile dare cronologie precise in base alla sola tipologia della decorazione architettonica.

SDM In realtà, se dobbiamo stare in guardia nei confronti di semplificazioni eccessive, come quelle relative a certe datazioni assolute basate solo sull'analisi della tecnica edilizia, lo studio della decorazione architettonica è ormai estremamente raffinato e non può essere considerato in modo riduttivo. Piuttosto mi chiedo in quale rapporto stia la pianura di Vrina con lo sviluppo urbanistico della Butrinto romana.

OG Sulla base degli scavi di Vrina sono portato a pensare che Butrinto non sia una colonia vera e propria ma una colonia virtuale. L'articolazione architettonica delle grandi domus del I secolo d.C. di Vrina è una cosa eccezionale, di cui non si hanno ancora interpretazioni.

SDM Ma, in sintesi, si tratta di un'area di appoderamento agrario o di un'espansione urbana?

OG Non credo sia un'area urbana. La superficie era occupata sia dalle grandi domus sia da zone aperte, non era colonizzata con una serie di ville rustiche ma c'era una grande opera di drenaggio.

RH Sotto la domus c'è uno strato di argilla che copre qualcosa, ma non sappiamo ancora cosa. Forse ci sono edifici precedenti sotto il pelo dell'acqua, magari riferibili al I sec. a.C.

IH Butrinto non è una colonia militare, è vero che arrivano i coloni, ma dalla lettura delle lettere di Cicerone sembrano pochi. A questo riguardo forse l'ipotesi migliore può essere di non pensare ai primi coloni come dislocati nella pianura di Vrina, ma all'interno del sito più antico, nella penisola di Ksamili. La pianura di Vrina poteva essere uno spazio ulteriore.

OG La romanizzazione si riferisce a un solo strato della popolazione che è stata romanizzata, non è detto che nella prima fase ci sia una colonia con aspetti monumentali.

WB Va rivista anche l'idea di una colonia con forti aspetti monumentali, dando maggior risalto all'edilizia povera come quella in legno e argilla cruda.

OG Il foro viene monumentalizzato solo negli ultimi decenni del I sec. d.C.

SDM Tuttavia non si può mettere in dubbio che la popolazione di Butrinto sia romanizzata e largamente di lingua latina, come attestano ampiamente l'epigrafia e l'onomastica. Al contrario di quanto accade a Phoinike, dove è quasi unicamente attestata la lingua greca.

IH La romanizzazione è un evento graduale e non avviene esclusivamente per effetto di dinamiche esterne, ma anche interne alla città.

SDM I dati materiali porterebbero comunque ad avvicinare la monumentalizzazione di Butrinto in un'epoca vicina alla fondazione della colonia.

PR Bisogna comprendere la situazione di Corcira.

RV Ma in sintesi dove abitavano i coloni, dov'è il quartiere residenziale?

OG Mancano le attestazioni dei quartieri abitativi, è un problema ancora aperto a causa dell'acqua che emerge e non lascia proseguire sempre con lo scavo.

RH Mancano in effetti evidenze di questo periodo di deduzione della colonia, solo in pianura ci sono alcuni frammenti.

WB A Diaporit ci sono tracce di occupazione del III sec. a.C., ma non si tratta di gradi case. Non bisogna associare forzatamente l'edilizia privata a quella monumetale, è necessario invece pensare a tecniche costruttive maggiormente deperibili.

RH Tuttavia dobbiamo chiederci anche dove è il foro romano di Phoinike. Il teatro è enorme ma dove sono le altre aree pubbliche?

EG Un'area pubblica importante che continua a vivere anche nell'età romana è comunque quella dell'originaria agorà, sulla sommità della collina. Non abbiamo per ora trovato l'eventuale nuovo foro romano, ma non si può escludere che fosse ai piedi del colle, obliterato dall'attuale abitato di Finiqi che in effetti conserva lacerti di murature romane, probabili resti dell'espansione urbana romana nell'area di pianura.

GL L'edificio 16 della necropoli di Phoinike può essere considerato proficuamente in quest'ottica. Le continue soprelevazioni di quote, oltre che dare un panorama di costante rischio di impaludamento, restituiscono una situazione di questo tipo: le tombe più antiche di età ellenistica si dispongono a macchia di leopardo per sfruttare le aree più alte; in età romana si ha una bonifica frutto di un intervento pubblico che consente uno sfruttamento più regolare. Tuttavia il problema è costante com'è evidente dal rialzamento delle soglie e dalla presenza del canale di scolo interno dell'edificio 16, che significa comunque la previsione dell'infiltrazione di acqua da far scolare fuori. Su tutta l'area sono stati rinvenuti riporti di argilla molto pulita con pochissimi materiali dentro, anche di due metri di spessore. Solo in questa fase le tombe iniziano ad allinearsi, ma non ci sono tracce di edilizia residenziale. Dall'età augustea in poi fino al III secolo d.C. dove abitavano i romani che troviamo sepolti qui se non sotto l'odierno Finiqi? Bisogna anche ricordare che a Phoinike specialmente nella necropoli è molto intenso e precoce il fenomeno del riutilizzo. La fase monumentale forse non è molto visibile anche perché c'è un fenomeno antichissimo di spoliazione e di riutilizzo non solo per l'età romana ma già in età ellenistica.

SDM Ci sono inoltre le varie cisterne scavate da Ugolini sulla collina che rientrano tra gli edifici pubblici importanti di età romana. Manca però ancora una grande edilizia monumentale, probabilmente pianificata e nascosta sotto l'odierno abitato nella cosiddetta "città bassa".

EG Soprattutto nel caso di Phoinike per avere un'idea delle dinamiche storiche che informano l'evoluzione urbana e del territorio è fondamentale non limitarsi all'analisi e alla datazione dei reperti materiali provenienti dai nuovi scavi stratigrafici. Non ci può poi essere una fonte privilegiata rispetto alle altre ma bisogna incrociare dati di varia provenienza per raggiungere il maggior grado di verosimiglianza. La datazione della ceramica e l'analisi urbanistico-architettonica devono tenere conto anche delle considerazioni storico-topografiche. Questo vale sia per l'età ellenistica sia per quella romana. La presenza di fossili centuriali, databili su base stratigrafica e compatibili con la tradizione scritta, rappresenta un indice fondamentale di romanizzazione che ci deve far riflettere anche sullo statuto giuridicoamministrativo di Phoinike.

SHGJ In effetti l'importanza di Phoinike in età traianea è confermata anche dalla numismatica, che registra chiaramente il fatto. Tuttavia, mi chiedo, perché Butrinto non abbia coniato monete in epoca traianea?

RH Forse questi due centri erano più collegati di quanto non abbiamo immaginato.

SDM L'età di Traiano è importante per l'istituzione della Provincia di Epiro, che appunto ritengo cada in questo periodo. Significativamente si data allo stesso momento la seconda fase della bonifica romana nella pianura di Phoinike e si hanno importanti attestazioni numismatiche. Forse nell'età di Traiano Phoinike ebbe un ruolo particolare nel nuovo sistema provinciale, anche se non ci sono attestazioni certe nelle fonti storiche e manca la documentazione epigrafica probante.

RV Mi chiedo se a Nicopoli, che batte emissioni di qualità urbana, siano attestate emissioni traianee. Perché altrimenti sarebbe possibile ipotizzare che Phoinike fosse capitale della nuova provincia per un certo tempo iniziale.

PR Si sono fatte prospezioni per capire le dinamiche del popolamento sul territorio di Phoinike, che dati emergono in relazione alla cronologia dei siti?

EG Le ricognizioni sistematiche sono state limitate alla collina e al territorio immediatamente circostante, compreso circa tra Stjari, Kostari, Mesopotami e Vrioni. Per il resto sono in corso solo sopralluoghi nei siti dove esistono già segnalazioni note. In ogni caso non credo che le ricognizioni sul territorio possano restituire dati cronologici certi e immediatamente utilizzabili. Questo vale in generale e in particolare per l'Albania meridionale dove la visibilità superficiale è scarsissima ed episodica perché i paleosuoli antichi nei fondovalle sono sepolti da spessi depositi alluvionali e sono visibili solo nei casi fortuiti di sezioni esposte e perchè le aree incolte e gli arbusti sono prevalenti mentre le arature meccaniche in profondità non sono ancora molto diffuse. Credo sia più proficuo ricorrere a una lettura integrata e multidisciplinare supportata da un concorso di elementi e in ogni caso sono pienamente in accordo con l'appello di W. Bowden: nell'area balcanica si è fatto troppo spesso ricorso alle ricognizioni mentre occorrono più dati da scavo.

RH Tornando all'area di Butrinto è impressionante il cambiamento di orientamento della villa di Diaporit.

WB In tutte le ville romane della zona ci sono sistemi di terrazzamento più grandi che crescono ogni generazione, il cambiamento è soprattutto in senso ideologico, per dimostrare la ricchezza e la potenza del padrone del villaggio, e perché con il nuovo orientamento si è direttamente affacciati verso Butrinto. Da un punto di vista della pars urbana la villa di Diaporit è tipica della zona, si possono richiamare due esempi molto attinenti a Corfù e a Nicopoli, anch'essi con un sistema di terrazzamento e con grandi complessi termali. C'è una competizione tra un gruppo di aristocratici romani in questa zona, infatti le datazioni da un punto di vista topografico sono come quelle di Diaporiti. Diaporiti non è che un villa maritima, non abbiamo trovato una zona produttiva, se c'è un aspetto produttivo (pars rustica) non è stata rinvenuto e comunque non credo verrà mai trovato perché non c'è spazio per una pars rustica. Credo che Diaporit sia una villa lussuosa vicino all'acqua.

OG Invece a Vrina parte delle ricognizioni geofisiche ha evidenziato impianti rustici con frantoio.

JB Solitamente la fonte a cui si fa riferimento per ricostruire il popolamento della zona, almeno per quanto riguarda le fasi più antiche è lo Pseudo-Scilace, che ricorda il vivere per villaggi sparsi (katà kòmas) dei caoni. In effetti, a considerare i dati delle nostre ricerche sul territorio, il popolamento sparso ellenistico e le ville rustiche romane confermano la solidità nel tempo di questo modello insediativo preferenziale. L'esclusione sono chiaramente i siti di Phoinike, Butrinto, Antigonea. Si è sempre parlato di un passaggio dal modo di vivere sparso (chiamata fase pre/proto-urbana) a quello cittadino, mentre si deve forse rovesciare la nostra ottica e vedere il fenomeno urbano come "anomalia" o comunque episodico, entro un contesto più ampio dove l'abitare per villaggi è quello più adatto all'economia e sociologia di almeno questa parte dell'Epiro (ma sicuramente all'Epiro intero).

EG Forse possiamo notare un'oscillazione delle fortune dei due centri che paiono godere di vicende alterne. A Phoinike la crisi inizia nel III secolo d.C., mentre i segnali di una forte ripresa sono evidenti archeologicamente dal VI secolo d.C., come dimostrano anche gli scavi della basilica. Al contrario Butrinto si sviluppa tra III e VI secolo d.C. per poi subire un definitivo declino. In ogni caso più che di vera e propria sfortuna del fenomeno urbano credo si tratti di variazioni dei baricentri del territorio. Tuttavia mentre le città subiscono periodi di crisi il modello di occupazione sparsa sul territorio è costante e privilegia le aree di altura. La naturalità di questi luoghi è quella dei boschi, dei pascoli e delle paludi. Appena i punti di controllo amministrativo, le città, e i presidi nei territori instabili vanno in crisi la natura torna ad assumere queste naturali forme di paesaggio. Nelle fasi più antiche, dall'età del ferro alla prima età ellenistica, è certamente così e in fondo abbiamo anche alcune attestazioni come i tumuli funerari di Bajkaj, la ceramica residuale della collina di Phoinike, la testimonianza dello Pseudo-Scilace e in fondo, in accordo con P. Cabanes, anche la laminetta di Dodona che parla ancora per la fine del IV sec. a.C. di una comunità politica dei caoni (polis a ton Caonon) più che di una città.

RP A questo proposito mi chiedo quale sia la natura delle tracce centurialirinvenute: i fiumi si sono spostati molto, ci sono stati fenomeni di rinaturalizzazione delle zone, sono presenti spessi livelli di terreno alluvionale.

EG In effetti la natura del territorio, le evoluzioni della geografia fisica, l'intervento antropico moderno hanno molto compromesso la conservazione delle maglie centuriali (il reticolo originato dalla centuriazione). Molti fossili della centuriazione si conservano solo nella cartografia storica. Riguardo alla presenza dei depositi alluvionali alcune divisioni possono comunque conservarsi, come le strade che di solito percorrono aree soprelevate. La bisettrice di valle del Drinos, ad esempio, si trova ai piedi delle colline e i rettifili e gli incroci romani si sono conservati a lungo. Alcuni tratti anomali del fiume con il corso rettilineo o con anse ortogonali possono spiegarsi con l'inalveamento in antichi canali centuriali (realizzati con funzione di scolo a fianco delle strade centuriali) o con la cattura dei fossati da parte del fiume stesso in fase di divagazione. In generale si nota comunque una cancellazione nei settori più bassi e una migliore conservazione ai fianchi della valle, nei punti rilevati vicino ai due spartiacque. Come termine di confronto si pensi che anche nelle grandi pianure centuriate dell'area padana si conservano i limiti in zone di deposito alluvionale più recente. Il problema è aperto: alcuni studiosi pensano anche alla ripresa nel tempo dei limiti parzialmente conservati. Nel caso di Phoinike i limiti sono certamente meno conservati e in alcuni casi anche opinabili. Oltre alle difficoltà oggettive a cui si è fatto cenno vanno unite quelle dettate dalla base cartografica al 50.000 delle levate dell'Istituto Geografico Militare del 1916, le uniche con resti significativi. Tuttavia credo che in questo più della quantità caso conti la qualità come ad esempio: l'ansa rettangolare della Kalasa che ricade nei moduli romani in un punto dove non sussistono evidenti impedimenti morfologici; il riscontro metrico preciso con le strade della necropoli che conservano anche l'evidenza archeologica della bonifica (vd. 4.03.07). Tuttavia è comunque giusto un invito alla verifica comune, vista l'importanza del dato: la centuriazione implica l'esistenza di ager publicus , quindi terreno acquisito dallo stato con una presenza molto forte del potere centrale. Tuttavia il sistema di infrastrutture territoriali mese in atto dopo poco più di 100 anni fallisce: le strade sono obliterate e torna una rinaturalizzazione del territorio.

SDM Contestualmente a questo declino notiamo che nel III secolo d.C. la necropoli di Phoinike cessa di essere utilizzata, almeno per il settore che abbiamo potuto indagare in questi ultimi anni.

RV Tuttavia la fase di età romana del teatro di Phoinike non risale ai I-II secolo d.C. ma al III, e non è un abbellimento ma un muro grossolano costruito come restauro, un piccolo edificio scenico. Questo pone il problema di cosa accadde nel III secolo d.C.

RP Non è detto che il muro pur grossolano nella tecnica edilizia fosse necessariamente disadorno, anche il teatro di Hadrianopolis presenta una planimetria e una concezione molto semplice.

RH In ogni caso il cambiamento è indizio di continuità.

DH La spoliazione, attestata sia a Phoinike sia a Butrinto, porta comunque a un riutilizzo del materiale: se viene spogliato dobbiamo chiederci anche dove venga portato.

RH In realtà la spoliazione non è diffusa a Butrinto come a Corfù.

WB Il teatro di Butrinto rimane intatto, come il pavimento del foro. Evidentemente era difficile cavare questo materiale ad esempio per costruire un nuovo edificio paleocristiano. Invece si può vedere a Nicopoli e a Corfù che tutti gli edifici sono pieni di riutilizzi, mentre a Butrinto ciò accade molto meno.

RH Questo aspetto suggerisce una forte continuità.

MP Tuttavia i capitelli corinzio-asiatici di Butrinto sono databili all'età severiana (inizio del III secolo d.C.) e vengono sempre associati a colonne in granito della Troade, come ad esempio quelli del battistero. Potrebbe esserci stata una promozione in ambito mediterraneo in età severiana che comportò una grande acquisizione di capitelli corinzio-asiatici e di colonne in granito della Troade. Non si è semplice capire le ragioni di questa promozione, forse collegabili con la realizzazione di un nuovo edificio.

WB Le colonne del battistero, in effetti, sono riutilizzi, probabilmente nella zona c'era un edificio imperiale che è stato spogliato.

RH Risulta necessario trovare un altro punto dove poté avvenire il riutilizzo, forse con uno spostamento verso la pendenza. Se ci fosse stato un terremoto, forse il crollo avrebbe potuto coprire il teatro e far dimenticare la zona lasciandola intatta.

RV In sintesi nel corso del III secolo d.C. ci sono alcuni monumenti che sono rimasti in uso testimoniando che la vita continuò, come ci dicono anche i reperti ceramici.

SDM Ma qual è la storia del santuario di Asclepio, che è stato riedificato in età romana?

RH Forse il santuario è stato abbandonato alla metà del III secolo d.C., sembra a causa di un terremoto o un cataclisma.

OG L'area termale della domus a Vrina sembra essere crollata, risultato anch'esso di un evento cataclismatico. L'abbandono era comunque già iniziato al momento di questo evento.

RH Evidentemente nel III secolo d.C. nel tessuto urbano di Butrinto si assiste a un declino, ma forse anche a uno spostamento del baricentro della città in un punto ancora non riconosciuto.

SDM Considerando la limitata estensione del teatro di Butrinto, si può pensare che fosse il teatro del santuario e non della città.

OG Anche se il teatro può essere quello del santuario, non è da escludere che fosse anche quello della città.

RV Il teatro di Butrinto viene abbandonato mentre quello di Phoinike viene restaurato: sono due immagini speculari.

PR Beirut ed Efeso hanno grandi depositi di ceramiche della stessa epoca, e la datazione è ampia dal 230 al 260 d.C.; la similitudine delle zone urbane è che c'è un'ultima fase, poi niente, poi ricomincia. È un fenomeno mediterraneo, difficile pensare a un terremoto.

WB Anche nel caso si sia verificato un evento sismico ciò che conta è che successivamente non c'è stata una ricostruzione.

RH Nel foro di Butrinto si nota un fenomeno di spogliazione, ma il pavimento rimane in posto: forse c'è anche un cambiamento sociale e un cataclisma, infatti nella zona residenziale della pianura si nota un forte declino della vita sociale.

PR Perché la statua viene collocata nel canale del foro?

SDM Le tracce più tarde rilevabili nel teatro di Phoinike attestano una frequentazione molto tarda, di epoca bassomedievale. Il teatro (o almeno parti di esso) subì una vera e propria rioccupazione tarda, addossata all' analemma (vd. 4.03.04) orientale, dove infatti fu ricavato un forno. È insomma attestata una modesta ma sicura ripresa edilizia.

RV Per le fasi di abbandono ci sono alcune strutture del teatro che reimpiegano l'analemma orientale, un muretto, un forno, forse un'abitazione. Dunque il teatro era una vera e propria cava a vista. Riguardo all'occupazione c'è pochissimo materiale ceramico: c'è un vuoto di materiale ceramico delle prime fasi di frequentazione con alcune monete molto consunte di IV secolo d.C.

PR Il III secolo d.C. non sembra un momento di crisi almeno fino alla metà, se si considerano i materiali ceramici il vuoto parte dall'inizio del IV secolo d.C. e continua per 75 anni circa, come dimostra ad esempio il confronto con Beirut o Tarragona.

EG Bisognerebbe forse approfondire i confronti anche con altre aree dell'Adriatico più vicine geograficamente e forse interessate da vicende storiche più omogenee anche sul piano degli eventi di minor portata. Mi risulta ad esempio che secondo P. Cabanes nel 250 a.C. questa zona dei Balcani avrebbe subito una invasione di goti. In generale mi chiedo se il mondo romano possa essere considerato tanto globalizzato da permettere confronti sulla cultura materiale anche tra luoghi tanto distanti d'Europa o del bacino mediterraneo senza incorrere in generalizzazioni.

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Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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