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5. Le attività del Laboratorio di Rilievo delle Strutture Archeologiche (2006)

5.01. Sul campo: il borgo fortificato di Acquaviva Picena (Ascoli Piceno)

Enrico Ravaioli, Erika Vecchietti

Il Progetto Acquaviva Picena nella storia prende spunto da una veduta a volo d'uccello a stampa, opera dell'illustre bolognese L.F. Marsili (datata 1708, ora conservata nella Biblioteca Universitaria di Bologna) che mostra la Fortezza di Acquaviva Picena prima dei massicci interventi di restauro di cui fu oggetto tra '800 e '900: la piazza d'armi della Fortezza si presentava infatti occupata da svariati fabbricati, uno di questi indicato nella leggenda come "Chiesa di S. Barbara". Da questo importante spunto documentario è nato il progetto di indagine volto a ricostruire l'aspetto della Fortezza nel corso dei secoli, prima attraverso la sperimentazione di tutte le possibili metodologie di indagine non invasiva (in primis, spoglio della documentazione bibliografica e d'archivio, prospezioni geofisiche, rilievo georeferenziato, fotogrammetria e lettura degli elevati), e successivamente verificando i risultati ottenuti dall'analisi comparata dei dati desunti dalle indagini non invasive sono stati attraverso un saggio di scavo (iniziato nel 2005 e ampliato nel 2006), che ha consentito di mettere in relazione i dati documentari, geofisici e mensiocronologici con precisi riscontri stratigrafici.

Dal 2005, in ottemperanza agli auspici della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, l'attenzione del progetto si è allargata dalla Fortezza all'intera estensione del borgo fortificato di Acquaviva Picena, al fine di ricostruirne l'assetto urbanistico medievale, oggi obliterato dalle superfetazioni moderne.

Durante il triennio 2004-2006 il corso delle indagini ha consentito di sviluppare tre principali filoni di ricerca:

a. la ricostruzione dell'evoluzione architettonica della Fortezza attraverso l'analisi e il rilievo degli elevati, il confronto tipologico con le principali fasi di sviluppo dell'edilizia fortificata tra età medievale e moderna, e la presentazione dei risultati in un modello virtuale ipotetico;

b. l'indagine delle fasi precedenti di vita del sito, nonché delle evidenze archeologiche e architettoniche non più in luce in seguito ai più recenti interventi edilizi nel complesso fortificato tramite lo scavo stratigrafico nella corte interna della Fortezza;

c. l'analisi e ricostruzione dell'originario tracciato della cinta muraria del castrum di Acquaviva Picena, sia grazie all'osservazione e alla ricognizione dei resti ancora visibili delle mura, sia tramite saggi stratigrafici dove il perimetro originario del circuito è stato obliterato dalle costruzioni seriori.

Il sito e lo stato degli studi

Acquaviva Picena è un borgo fortificato di aspetto rinascimentale, situato su un'altura prospiciente la bassa valle del Tronto sul confine tra Marche e Abruzzo. La collocazione geografica liminare e la posizione estremamente strategica dal punto di vista del controllo del territorio (dall'altura è possibile abbracciare con lo sguardo la valle dall'Adriatico fino ai Monti Sibillini e al massiccio del Gran Sasso e dei Monti della Laga) hanno profondamente segnato la vita del borgo e della Fortezza, per lungo tempo terreno di scontro tra ascolani e fermani e baluardo dello Stato Pontificio a controllo del vicino confine con il Regno di Napoli.

Non è semplice ricostruire la storia del sito. La dislocazione delle necropoli protostoriche fa supporre la presenza di un abitato principale sulla sommità del colle, su cui si imposta l'attuale borgo fortificato. L'occupazione del territorio in epoca romana è caratterizzata da un insediamento sparso, fatto di impianti rustici e produttivi, che si concentra sui versanti prospicienti i fondi vallivi (vd. anche 3.03).

Non esistono notizie sulla condizione del territorio acquavivano tra l'epoca romana e quella altomedievale; la prima menzione della presenza di un aggregato demico ad Acquaviva Picena risale, secondo le ipotesi più accreditate, al 1034. Il rinvenimento durante gli scavi nella Fortezza di materiali molto più antichi (fondo di ceramica a vernice nera) potrebbe comunque far ipotizzare, in via del tutto preliminare, una continuità di occupazione della zona almeno da una fase precedente l'XI secolo. A rafforzare questa suggestiva ipotesi sono sia la posizione estremamente favorevole dal punto di vista strategico del colle acquavivano, come si è detto occupato fin dall'epoca pre-protostorica, sia, in età tardoantica e altomedievale, la situazione di frontiera degli insediamenti della bassa valle del Tronto, baluardi contro possibili attacchi dai centri bizantini dell'Abruzzo costiero.

In epoca bassomedievale le notizie si infittiscono. Il castrum di Acquaviva, sul quale dalla prima metà del XIII secolo dominavano i membri dell'eponima casata degli Acquaviva, duchi di Atri, entrò definitivamente a far parte dei possedimenti del comune di Fermo. Una più antica fase dell'attuale Fortezza, sul cui aspetto non si possono formulare che ipotesi, ma che è possibile ritenere trecentesca, è accertata dalla notizia che nel 1447 essa fu gravemente danneggiata dai fermani.

Dalla seconda metà del '400, per interessamento del comune fermano, l'architettura della Fortezza venne aggiornata in base alle nuove tecniche d'assedio e alle mutate necessità difensive e offensive: nel più generale contesto di rafforzamento dei presidi appartenenti al circuito difensivo della Marca Pontificia, i lavori di costruzione furono diretti dall'architetto fiorentino Baccio Pontelli , che probabilmente dettò alle maestranze gli indirizzi progettuali.

L'incremento demografico avvenuto in epoca bassomedievale portò alla necessità di ampliare il più antico insediamento, sorto intorno all' arce (su cui sorse la Fortezza) e chiamato "Terra Vecchia": ai decenni finali del XV secolo risale infatti la fortificazione dell'area orientale dell'abitato, chiamato appunto "Terra Nuova" e l'edificazione di una nuova rocca, la Fortezza Minore, a difesa del settore verso mare.

Fig.5.01.01. La torre ovest della Fortezza (2005)
Fig.5.01.01. La torre ovest della Fortezza (2005)
Fig.5.01.02. Il mastio della Fortezza; in primo piano è visibile l’imboccatura della cisterna per l’approvvigionamento dell’acqua piovana, ricostruita graficamente (E. Ravaioli, 2005)
Fig.5.01.02. Il mastio della Fortezza; in primo piano è visibile l’imboccatura della cisterna per l’approvvigionamento dell’acqua piovana, ricostruita graficamente (E. Ravaioli, 2005)
Fig.5.01.03. Borgo fortificato di Acquaviva Picena: pianta con indicazioni dei diversi settori dell’impianto urbanistico (E. Ravaioli, 2006, rielaborazione dalla mappa catastale)
Fig.5.01.03. Borgo fortificato di Acquaviva Picena: pianta con indicazioni dei diversi settori dell’impianto urbanistico (E. Ravaioli, 2006, rielaborazione dalla mappa catastale)
Fig.5.01.04. Borgo fortificato di Acquaviva Picena: disegno ed elevazione della città di Acquaviva, opera di L.F. Marsili (incisione, 1708, Bologna, Biblioteca Universitaria)
Fig.5.01.04. Borgo fortificato di Acquaviva Picena: disegno ed elevazione della città di Acquaviva, opera di L.F. Marsili (incisione, 1708, Bologna, Biblioteca Universitaria)

L'evoluzione architettonica della Fortezza e la ricostruzione virtuale ipotetica delle fasi edilizie

Le principali caratteristiche della Fortezza nel primo medioevo sono costituite dalla torre del mastio di forma ottagonale, configurazione attualmente mantenuta nelle sale interne alla stessa, e dal notevole sviluppo in altezza delle cortine murarie. La merlatura a coda di rondine, attestata dal disegno di L.F. Marsili, coronava gli elementi a sporto delle cortine murarie.

La situazione muta radicalmente al termine dell' età medievale quando, con la diffusione delle armi da fuoco, l'architettura militare muta sensibilmente per meglio adattarsi alle nuove necessità difensive. In primo luogo, la corte interna viene interrata per conferire una maggior resistenza alle mura in caso di attacco con artiglierie; per lo stesso principio, le mura e le torri subiscono un progressivo ispessimento, con l'addizione di un paramento esterno a sezione triangolare (muro a scarpa) per di assorbire i colpi che potevano pregiudicare la solidità dell'intera struttura. Anche il mastio subì la medesima trasformazione, assumendo l'attuale forma cilindrica. Nello spessore dei muri vengono ricavate gallerie di ronda e postierle, oltre a numerose cannoniere e archibugiere, unica difesa attiva della Fortezza (vd. anche 6.04).

La nuova configurazione assunta dall'edificio, caratterizzata da bastioni poligonali al posto di alte torri quadrate, riflette l'immagine di un complesso fortificato di Transizione, a metà strada tra le tradizionali rocche medievali e le piazzeforti di età moderna.

Nell'ambito del progetto di rilievo e studio della Fortezza di Acquaviva Picena si è scelta la restituzione tridimensionale dell'impianto fortificato sia come metodologia di visualizzazione a fini divulgativi dei risultati, sia al fine di disporre di un versatile strumento analitico su cui testare la validità delle ipotesi formulate. La costruzione del modello 3D si basa sul rilievo tramite ST realizzato nel corso delle precedenti campagne del Laboratorio. L'utilizzo del software SketchUp 5 della @Last Software ha permesso di creare un modello tridimensionale navigabile del complesso monumentale reale, rispondendo in primo luogo alla necessità di avere a disposizione una visualizzazione d'insieme della Fortezza da utilizzare in fase di studio; secondariamente, la ricostruzione tridimensionale può rappresentare uno strumento didattico che, grazie alla possibilità dell'utente di interagire liberamente con il modello digitale 3D attraverso una navigazione in tempo reale, consente una comprensione immediata del complesso architettonico.

L'analisi delle murature della Fortezza di Acquaviva Picena ha permesso di acquisire alcuni dati fondamentali per la ricostruzione dell'impianto fortificato in età medievale ; la successione di interventi eseguiti sul complesso nel corso dei secoli e i restauri moderni hanno tuttavia pregiudicato una corretta lettura delle murature, consentendo una ricostruzione parziale del complesso fortificato, limitata ai soli tratti salienti (ER).

Fig.5.01.05. Fortezza di Acquaviva Picena: ipotesi ricostruttiva del complesso in epoca medioevale (E. Ravaioli, 2006)
Fig.5.01.05. Fortezza di Acquaviva Picena: ipotesi ricostruttiva del complesso in epoca medioevale (E. Ravaioli, 2006)
Fig.5.01.06. Fortezza di Acquaviva Picena: ipotesi ricostruttiva del complesso in epoca rinascimentale (E. Ravaioli, 2006)
Fig.5.01.06. Fortezza di Acquaviva Picena: ipotesi ricostruttiva del complesso in epoca rinascimentale (E. Ravaioli, 2006)

L'analisi delle murature è frutto di un approccio archeologico all'architettura derivante dall'interesse per gli elevati in quanto frutto di scelte operate dalla committenza e dalle maestranze, nonché prodotto culturale significativo del contesto sociale ed economico che l'ha determinato. Ogni edificio rappresenta il risultato di una storia costruttiva, tanto ampia quanto numerosi sono gli eventi e le azioni che ne hanno determinato e modificato forma e sostanza materiale nel corso di secoli. Una struttura può essere considerata dunque come il frutto di una consapevole volontà costruttiva determinata dall'azione umana, influenzata inoltre da fattori naturali.

L'edilizia in elevato può essere vista come un deposito stratificato di informazioni storiche che può essere interpretato ricorrendo ai metodi ormai affermati dell'archeologia, quali l'approccio stratigrafico, ma anche la tipizzazione delle classi dei materiali edilizi e lo studio delle tecniche costruttive. L'individuazione delle singole evidenze, ricondotte all'azione che le ha prodotte, significa comprendere le logiche che hanno sotteso la progettazione dell'edificio studiato e le modalità della sua realizzazione, attribuendo loro un ordine cronologico.

Un paramento murario si presenta come una struttura tutt'altro che statica, rappresenta anzi il risultato finale di un processo tecnico, mentale e culturale: in definitiva è una manifestazione del sapere umano o meglio la sua concretizzazione. La lettura delle murature e lo studio dei materiali impiegati in funzione delle tecniche costruttive può consentire l'individuazione di una cronologia che sia, in assenza di indicatori cronologici di indubbia attribuzione, esclusivamente sequenziale, relativa quindi ai soli casi presi in considerazione (ER).

L'indagine sulle più antiche fasi di vita della Fortezza: lo scavo

Le campagne di scavo (2005-2006) all'interno della piazza d'armi della Fortezza di Acquaviva Picena hanno avuto come fine una maggiore comprensione dei livelli di frequentazione più antichi dell'edificio, non presenti nelle fonti documentarie a nostra disposizione. Nel maggio del 2005 erano già state messe in luce alcune strutture murarie poste in corrispondenza dell'edificio indicato come "Chiesa di S. Barbara" nella veduta a volo d'uccello del L.F. Marsili.

Fig.5.01.07. A sinistra, localizzazione nella veduta a volo d’uccello del Marsili della “Chiesa di S. Barbara” (1708); a destra, Fortezza di Acquaviva Picena: planimetria con localizzazione dei saggi di scavo sul rilievo planoaltimetrico georeferenziato (M. Altini, 2004-2005)
Fig.5.01.07. A sinistra, localizzazione nella veduta a volo d’uccello del Marsili della “Chiesa di S. Barbara” (1708); a destra, Fortezza di Acquaviva Picena: planimetria con localizzazione dei saggi di scavo sul rilievo planoaltimetrico georeferenziato (M. Altini, 2004-2005)

è presente in modo omogeneo nell'area indagata i livelli di pavimentazione e sottofondo risalenti all'epoca moderna e contemporanea: sostanzialmente abbandonata e in disuso dai primi decenni dell'Ottocento, la Fortezza venne adibita a svariati utilizzi (magazzino, fienile, abitazioni, giardino, cisterna); la pavimentazione più recente è stata realizzata intorno agli anni Settanta del '900, in occasione della riconversione dello stabile in spazio all'aperto con dancing e ristorante.

Il contesto stratigrafico indagato risulta densamente stratificato a causa dell'intensiva occupazione dell'area su cui sarebbe sorta, almeno dal XIV secolo, la Fortezza acquavivana. I materiali rinvenuti rappresentano però un significativo riscontro archeologico della notizia, desunta finora solo dalle fonti scritte, di un aggregato demico già esistente nel 1034.

Nell'area sud-est dello scavo, al di sotto dell'attuale pavimentazione, è stato rinvenuto, coperto dal deposito di coltivo scuro, un pacco di terriccio a matrice sabbioso-argillosa di colore giallo-ocra, che copre un sottile strato di battuto di calce interpretabile come la pavimentazione della Fortezza realizzata dopo il rialzamento tardo quattrocentesco del piano di calpestio della piazza d'armi. Il pavimento è stato rinvenuto alla stessa quota anche in altre aree dello scavo.

Un potentissimo strato di terreno con ciottoli, frustuli carboniosi e rari frammenti ceramici, che scende oltre i 3,20 metri al di sotto dell'attuale piano di calpestio, è interpretabile come il riempimento-terrapienatura dell'interno della piazza d'armi conseguente all'aggiornamento dell'architettura della Fortezza rispetto alle rinnovate tecniche obsidionali: per offrire una più efficace resistenza alle armi offensive rinascimentali, il piano di calpestio della corte interna viene cospicuamente rialzato tramite successivi riempimenti. È interessante notare che i riempimenti della terrapienatura presentano tutti una pendenza in direzione sud-est, dato che porta a ipotizzare il fatto che le mura della Fortezza fascino la cima del dosso, che evidentemente presenta il versante di maggiore strapiombo, necessitante della massima quantità di materiale di riporto per il livellamento, proprio in corrispondenza del settore sud-est.

Fig.5.01.08. Fortezza di Acquaviva Picena, Settore sud-ovest: forno-coperchio (2006, disegno di B. Rizzo)
Fig.5.01.08. Fortezza di Acquaviva Picena, Settore sud-ovest: forno-coperchio (2006, disegno di B. Rizzo)

Nell'area sud-ovest dello scavo, al di sotto della pavimentazione moderna, sono stati messi in luce una serie di strati costituenti il dosso su cui si imposta la Fortezza e che presentano tutti lo stesso andamento degradante in senso ovest est; il più antico di questi si appoggia direttamente allo strato sterile. Tali strati hanno restituito materiale che, a un'analisi preliminare, sono collocabili in un orizzonte cronologico altomedievale; tra questi si segnala in particolare un esteso focolare che ha restituito un recipiente in ceramica comune assimilabile tipologicamente alle forme di forno-coperchio databile al IX-X secolo.

Fig.5.01.09. Fortezza di Acquaviva Picena, Settore sud-ovest: foto (a sinistra) e planimetria (destra) di fine scavo (2006).
Fig.5.01.09. Fortezza di Acquaviva Picena, Settore sud-ovest: foto (a sinistra) e planimetria (destra) di fine scavo (2006).

è probabile che questi strati siano il prodotto della frequentazione più antica del sito su cui sorge la Fortezza, e siano riconducibili a insediamenti in edilizia in materiali deperibili.

Al di sotto della terrapienatura è stata rinvenuta una struttura in ciottoli in pessimo stato di conservazione: probabilmente essa è stata pesantemente intaccata durante l'innalzamento del piano di calpestio a seguito della terrapienatura. Gli strati tagliati dal muro in ciottoli hanno restituito materiale databile con un buon margine di approssimazione a prima dell'XI secolo.

Al di sotto della terrapienatura è stata rinvenuta una struttura in ciottoli in pessimo stato di conservazione: probabilmente essa è stata pesantemente intaccata durante l'innalzamento del piano di calpestio a seguito della terrapienatura. Gli strati tagliati dal muro in ciottoli hanno restituito materiale databile con un buon margine di approssimazione a prima dell'XI secolo. L'azione più recente risulta essere la costruzione della struttura, probabilmente addossata tramite un arco di scarico al muro perimetrale sud della Fortezza, e da identificarsi con buona probabilità con la "Chiesa di S. Barbara", segnalata nella veduta a volo d'uccello del Marsili e forse dedicata agli artiglieri. In rapporto con la costruzione della cd. "Chiesa di S. Barbara" deve essere vista una vasca rettangolare con il fondo in laterizi con abbondanti tracce di calce al suo interno; è infatti probabile che in questa vasca fosse spenta la calce successivamente utilizzata per la realizzazione del fabbricato.

L'analisi e la ricostruzione dell'assetto topografico e della cinta muraria del castrum di Acquaviva Picena

Lo sviluppo planimetrico del castrum medievale di Acquaviva Picena appare profondamente condizionato dalla morfologia del promontorio roccioso su cui sorge, presentando uno sviluppo longitudinale piuttosto accentuato. L'attuale Fortezza, costruita a monte dell'abitato a chiusura della più probabile direttrice d'attacco, occupa la posizione più elevata del rilievo e domina la "Terra Vecchia", il primo nucleo insediativo che si sviluppò lungo cresta del promontorio seguendone il progressivo andamento digradante. In epoca rinascimentale l'abitato conobbe una notevole espansione urbanistica, guadagnando un secondo punto naturalmente munito: l'impianto urbanistico della "Terra Nuova" risentì fortemente della necessità di adattarsi alla morfologia del sito, senza tuttavia rinunciare a un certo "razionalismo" della forma urbana, articolata in isolati rettangolari scanditi da lunghi vicoli paralleli. Come nel caso della "Terra Vecchia", anche la "Terra Nuova" era difesa da una fortificazione, la Fortezza Minore, posta sulla sommità del rilievo.

Per studiare l'assetto urbanistico del borgo si è sviluppato un progetto rivolto all'analisi della cinta muraria di Acquaviva Picena e dei relativi apparati difensivi; la ricerca ha previsto un approccio speditivo al complesso architettonico rappresentato dal borgo fortificato di Acquaviva, finalizzato alla raccolta dei dati caratterizzanti la situazione attuale e degli elementi utili alla ricostruzione dell'originario impianto fortificato.

Punto di partenza della ricerca è stata la ricognizione sistematica nel centro storico di Acquaviva e la conseguente contestualizzazione delle evidenze riscontrate su una planimetria tematica recante i tratti di mura superstiti ben individuabili, quelli di origine incerta e infine quelli ipotizzabili. Di fondamentale importanza si è rivelata, per la conoscenza delle strutture fortificate a difesa dell'abitato, la veduta a volo d'uccello del Marsili: solo due infatti delle otto torri ritratte nel XVIII secolo mancano attualmente all'appello, essendo ubicate tra la Torre nord e la Porta da Bora, il settore urbano che più di ogni altro ha subito trasformazioni radicali.

Successivamente, la metodologia di ricerca adottata ha previsto la creazione di un catalogo fotografico di elementi architettonici e la relativa schedatura, in modo tale da creare una sequenza cronotipologica relativa dello sviluppo del perimetro fortificato. Il medesimo metodo di indagine è stato applicato alla campionatura dei diversi paramenti murari, al fine di evidenziare eventuali affinità tra i diversi tipi di muratura. In particolare si è proceduto alla sistematica misurazione dei laterizi per creare in seguito diagrammi e curve mensiocronologiche relative alle dimensioni.

Per quanto riguarda la "Terra Nuova", non sussistono particolari difficoltà nell'individuare il tracciato delle mura, sia per la loro evidente conservazione fisica, sia per la possibilità di risalire al tracciato originario in base all'allineamento degli edifici attuali e dei bastioni cilindrici tuttora esistenti. La cronologia delle mura di cinta della "Terra Nuova" appare facilmente desumibile per mezzo del confronto stilistico dei beccatelli, gli elementi architettonici più rappresentativi che costituiscono l'apparato a sporgere delle torri cilindriche.

Fig.5.01.10. Circuito murario di Acquaviva Picena: tavola comparativa delle torri cilindriche della “Terra Nuova” e della Fortezza (2006). Sono evidenti in tutte le immagini i beccatelli aggettanti
Fig.5.01.10. Circuito murario di Acquaviva Picena: tavola comparativa delle torri cilindriche della “Terra Nuova” e della Fortezza (2006). Sono evidenti in tutte le immagini i beccatelli aggettanti

La situazione muta drasticamente nel caso della "Terra Vecchia", dove sono individuabili solo limitati tratti di cinta muraria, comunque fortemente modificati da reiterati interventi costruttivi e superfetazioni moderne. Il principale problema è costituito dalla difficoltà di riconoscere quali tratti di cortina muraria attualmente esistente siano da riconoscere come appartenenti alle mura del castrum. L'occupazione del sito senza soluzione di continuità ha infatti provocato una una progressiva appropriazione degli spazi pubblici, in primis delle mura, e il conseguente assorbimento delle strutture difensive da parte di quelle abitative. Analizzando i dati disponibili è tuttavia possibile ricostruire con un elevato grado di precisione l'assetto urbano della "Terra Vecchia": dominata a ovest dall'imponente mole della Fortezza, la "Terra Vecchia" disponeva di un unico ingresso fortificato sul versante meridionale del promontorio, la Porta Vecchia; la cinta muraria era dotata di cinque torri, delle quali solo tre attualmente conservate: la Torre nord, di forma poligonale, la Torre dell'Orologio, capitozzata e poi restaurata in forme neogotiche nel 1811, e infine la già menzionata Torre sud-ovest.

L'indagine eseguita sui campioni dei paramenti murari al momento non ha fornito dati determinanti a causa della pratica diffusa dell'approvvigionamento dei mattoni da diverse fornaci e dell'utilizzo di materiale di recupero. La prosecuzione del progetto prevede l'estensione della campionatura e la conseguente disponibilità di una maggiore mole di dati potenzialmente utili alla definizione di una sequenza costruttiva nell'ambito del complesso fortificato.

La campionatura degli elementi architettonici ha al contrario permesso di trarre alcune interessanti considerazioni: oltre al già citato caso dei beccatelli dei bastioni cilindrici, si è notata la presenza nelle torri di una particolare tipologia di bocche da fuoco costituite da un'apertura circolare delimitata da una ghiera di mattoni disposti di testa. La cannoniera circolare rappresenta un'innovazione dell'architettura militare rinascimentale e risulta coerente alla muratura della Torre sud della "Terra Nuova", ascrivibile a tale epoca storica. Si noti come gli altri due esempi riscontrati, nella Torre nord (e nella Torre sud-ovest, siano invece ricavati per frattura nelle murature della cinta della "Terra Vecchia", evidente testimonianza di un ammodernamento funzionale di una struttura fortificata preesistente, in conseguenza dell'introduzione delle armi da fuoco.

In conclusione, lo studio effettuato sulle mura di Acquaviva Picena testimonia lo stretto rapporto tra il progressivo ampliamento del centro urbano e la dinamica evolutiva dell'architettura fortificata nella transizione tra medioevo e rinascimento, evidenziandone le problematiche e gli sviluppi peculiari, sia funzionali, sia tipologici (ER).

Fig.5.01.11. Circuito murario di Acquaviva Picena: bocche da fuoco circolari della Torre nord (a), della Torre sud-ovest (b) e della Torre sud (c) (2006)
Fig.5.01.11. Circuito murario di Acquaviva Picena: bocche da fuoco circolari della Torre nord (a), della Torre sud-ovest (b) e della Torre sud (c) (2006)

Indagini archeologiche nell'area dell'Ex-Ospedale di Sant'Anna

Interessanti spunti per lo studio urbanistico dell'evoluzione del castrum acquavivano provengono dagli scavi intrapresi nello stabile dell'Ex- Ospedale di Sant'Anna, sito nel settore est della "Terra Nuova".

Le indagini hanno riguardato gli ambienti 3 e 4 del fabbricato, e hanno consentito di delineare con maggiore chiarezza alcuni aspetti sia dell'evoluzione storica della cinta muraria, sia della destinazione d'uso dell'area posta in corrispondenza dell'ambiente 3, interessata dalla costruzione, in epoca moderna, di una serie di strutture produttive (probabilmente legate al ciclo produttivo del laterizio) precedenti alla realizzazione dell'Ospedale di Sant'Anna e da esso obliterate.

Fig.5.01.12. Acquaviva Picena, area dell’Ex-Ospedale di Sant’Anna: planimetria di fine scavo (2006)
Fig.5.01.12. Acquaviva Picena, area dell’Ex-Ospedale di Sant’Anna: planimetria di fine scavo (2006)

È apparso immediatamente evidente infatti che le mura urbiche della città fossero costituite da una doppia cortina prodotta in due distinti interventi costruttivi. Contestualmente al secondo intervento edilizio, finalizzato a raddoppiare lo spessore delle mura, è stata realizzata quella che, con tutta probabilità, è una torre a pianta quadrata. Il muro perimetrale della torre si interrompe in corrispondenza di quella che è plausibilmente un'apertura posta in corrispondenza dell'angolo nord-ovest della medesima. Non è privo d'interesse il fatto che di questo secondo intervento edilizio, di cui sussistono per ora prove solo archeologiche, non sia stata finora rinvenuta traccia nelle fonti documentarie. Le indagini svolte in quest'area hanno inoltre consentito di mettere in luce l'imposta della scarpa della torre, individuata a ridosso della fondazione della facciata dell'Ospedale.

La presenza di un focolare tagliato dalle fondazioni delle mura e della torre costituiscono inoltre un chiaro indizio di attività svolte nell'area della "Terra Nuova" prima del suo inglobamento all'interno delle mura.

è quindi possibile riconoscere, nell'area dell'Ex-Ospedale di Sant'Anna, quattro macrofasi, corrispondenti ai principali interventi costruttivi realizzati:

  1. costruzione della cinta muraria a fortificazione della Terra Nuova (ultimi decenni del XV secolo);
  2. fasciatura della prima cinta muraria e costruzione della torre quadrata;
  3. costruzione di un impianto produttivo, probabilmente destinato alla produzione del laterizio, nell'area a ridosso delle mura (desumibile dalla presenza di vasche, cisterne e di una fornace);
  4. costruzione dell'Ospedale di Sant'Anna (1881 circa), che copre le precedenti fasi.

In conclusione, i risultati di questi primi tre anni di lavoro nella Fortezza e nel borgo di Acquaviva Picena hanno portato all'apertura di una serie di significativi problemi su due principali fronti di indagine:

  1. la formazione degli aggregati demici dall'età protostorica alla romanizzazione;
  2. la fine della romanità e le dinamiche del popolamento nell'area del basso Tronto tra età tardoantica e altomedioevo, con la conseguente questione dell'incastellamento.

Tali spunti costituiscono anche le linee di indirizzo per la prosecuzione del progetto, che ci si auspica di poter svolgere nel medesimo accordo e nella medesima proficua collaborazione con gli enti locali e di tutela.

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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