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5.03. Sul campo: il castello di Monte Barcaglione (Falconara Marittima, Ancona)

Andrea Baroncioni, Laura Schiavoni

L'analisi del castello di Monte Barcaglione, per l'importanza storica del sito, pertinente al sistema difensivo medievale della città di Ancona, per la presenza di consistenti resti murari, nonché per la vicinanza di altri poli di attrazione turistica ha implicato, anche nella prospettiva di una adeguata valorizzazione, l'impiego di una approccio scientifico più ampio possibile, che spaziasse dal rilievo e dalla fotografia aerea alla ricostruzione virtuale alla diagnostica per il restauro.

Il castello di Monte Barcaglione viene citato per la prima volta nel 1356, quando compare tra i castelli sotto la giurisdizione della città di Ancona. Nel 1376 il fu raso al suolo dalla compagnia del conte Lucio, pagato da Barnabò Visconti e dalla Repubblica Fiorentina in lotta contro la Chiesa e il materiale edilizio venne riutilizzato per consolidare le mura del non lontano castello di Falconara . Queste le notizie ufficiali sul castello, anche se nel 1914 nell'allora «Ordine. Corriere delle Marche», don Cesare Posti scriveva: «pare che il Monte Corrusco i monaci di San Giovanni in Pennocchiara locassero a famiglia anconetana, quella dei Brancaleoni, che eressero il castello agli inizi del secolo XII, lo trasformò in feudo e fece passare alla storia col nome di Castellare Brancaleone». Il prelato descrive minuziosamente quello che del fortilizio rimaneva nei primi del '900: «fra i ruderi che conservano ancora la pianta quasi integra di un quadrangolare castello, irrobustito ai quattro angoli orientati da quattro torri massiccie e dagli avanzi di una porta turrita».

Don Cesare Posti non ha mai fatto menzione precisa dei documenti dai quali attinse queste informazioni, che pertanto non possono essere prese per certe. Vero è che l'altura dove venne costruito il castello di Barcaglione in origine si chiamava Corrusco, perché non pochi sono gli storici locali che attribuiscono tale toponimo a un monte non lontano dal fundo Falconio (odierna Falconara). Dopo il 1378 del castello di Barcaglione non si hanno più notizie storiche anche se nelle sale dei Musei Vaticani a Roma in cui sono dipinte le rappresentazioni cartografiche delle proprietà dello Stato della Chiesa nel XVI secolo si vede raffigurato, in uno dei colli limitrofi alla città di Ancona, Barcaglione, che appare chiaramente come un piccolo borgo fortificato con un alta torre laterale e una maestosa porta turrita (LS).

Una volta collocate topograficamente con esattezza le strutture presenti nel sito con un attento rilievo effettuato con l'ausilio di una ST, si è posto il problema di una loro corretta interpretazione.

Fig.5.03.01. Posizionamento del sito di Monte Barcaglione sulla cartografia catastale e localizzazione delle strutture superstiti (A. Baroncioni)
Fig.5.03.01. Posizionamento del sito di Monte Barcaglione sulla cartografia catastale e localizzazione delle strutture superstiti (A. Baroncioni)

I resti visibili fuori terra del castello di Monte Barcaglione sono costituiti da una torre quadrata, di circa 5,9 metri di lato e da quattro tronconi murari di cui uno, il più meridionale, inglobato in una cisterna di cui non possiamo escludere una datazione all'età medievale. Le strutture meglio conservate, il setto murario più settentrionale e la torre, presentano una base in calcare, con una leggera scarpa nel caso della torre, e un elevato costituito da un paramento in laterizi e nucleo in calcestruzzo. Delle altre strutture presenti nel sito, giunte in un pessimo stato di conservazione, si conserva unicamente il nucleo in calcestruzzo.

Tutte le strutture, compatibilmente con il proprio stato di conservazione, appaiono perfettamente omogenee per materiali impiegati e tecnica costruttiva e possono essere pertanto considerate il risultato di un intervento costruttivo unitario, che, allo stato attuale delle nostre conoscenze, può essere collocato precedentemente alla distruzione del castello. A seguito della pulizia della struttura 3, inoltre, è apparso evidente che essa costituisse i resti di un corpo architettonico a base quadrangolare sporgente dal profilo delle mura e, quindi, di una seconda torre conservata solo in fondazione.

Le informazione ottenute hanno consentito di realizzare un modello del sito, comprensivo dei resti del castello e della collina, e un modello ricostruttivo del castello, entrambi 3D, che, oltre costituire un valido strumento interpretativo, possono essere considerati utili alla divulgazione dei risultati dello studio, anche in ambito non scientifico. I modelli sono stati realizzati con il software SketchUp che unisce alla semplicità di utilizzo la possibilità di importare i file elaborati in ambiente CAD garantendo quindi la correttezza metrica dei modelli ottenuti. Questo software, inoltre, consente di realizzare con estrema facilità modelli digitali del terreno (D.E.M., Digital Elevation Model) metricamente corretti e fedeli alla realtà.

Fig.5.03.02. Modello 3D del sito di Monte Barcaglione: stato attuale (A. Baroncioni)
Fig.5.03.02. Modello 3D del sito di Monte Barcaglione: stato attuale (A. Baroncioni)
Fig.5.03.03. Modello 3D del sito di Monte Barcaglione: ricostruzione virtuale ipotetica del perimetro murario del castello (A. Baroncioni)
Fig.5.03.03. Modello 3D del sito di Monte Barcaglione: ricostruzione virtuale ipotetica del perimetro murario del castello (A. Baroncioni)

Nel modello ricostruttivo il perimetro esterno del castello è stato ipotizzato sulla base del rilievo, interpretando la struttura 3 come resti di una torre, e delle informazioni ricavate dalle foto da aquilone (vd. il box in 5.02). È stato ritenuto opportuno, inoltre, tenere in debita considerazione la raffigurazione del castello presente in una delle sale dei Musei Vaticani e la testimonianza fornita all'inizio del secolo scorso da don Cesare Posti che sicuramente vide i resti del castello in stato di conservazione migliore dell'attuale. Il modello ricavato interpolando i dati in nostro possesso corrisponde a castello a pianta grossomodo rettangolare, con quattro torri angolari più una, corrispondente alla struttura 3, anch'essa tendenzialmente quadrata con una leggera scarpa, privo degli accorgimenti costruttivi che tra Quattrocento e Cinquecento saranno imposti dall'introduzione dell'artiglieria.

La collocazione della porta di accesso al castello è documentata sia dalla testimonianza di don Cesare Posti, sia dal dipinto dei Musei Vaticani e appare plausibile anche sulla base della documentazione castellologica esaminata preliminarmente.

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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