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5.04. La fotomodellazione per la documentazione tridimensionale della ceramica archeologica: una proposta di metodo

Marco Orlandi

1. Introduzione

Il disegno archeologico equivale alla rappresentazione grafica oggettiva del manufatto volta a presentarsi come uno strumento comparativo, indispensabile per lo studioso o l'archeologo che vogliano raffrontare i criteri morfologici e le tipologie vascolari dei diversi reperti.
La documentazione digitale tridimensionale può rappresentare per molti versi la naturale evoluzione del disegno archeologico tradizionale; questo grazie allo sviluppo ed alla diffusione delle tecnologie relative alla computer grafica insieme ad una commercializzazione sempre più competitiva degli strumenti sia hardware che software dediti all'acquisizione ed alla gestione del dato tridimensionale.
Tentativi in questa direzione sono già stati compiuti proprio nell'ambito della documentazione della ceramica archeologica (Peripimeno - Salvatori, 2003, Pezzuri et al., 2004), anche per quanto riguarda l'archiviazione topologica e la creazione di data base comparativi (Rowe et al. 2001).
Le metodologie fino ad ora utilizzate per ricerche di questo tipo si sono avvalse di strumenti ad alta tecnologia come gli scanner laser 3D, i quali permettono un'acquisizione ad altissima precisione anche se accompagnata da una fase di post processamento spesso lunga e complessa.
Il metodo di seguito illustrato, basato essenzialmente sull'utilizzo di un software per la fotomodellazione e di una macchina fotografica digitale, permette di raggiungere risultati analoghi senza necessità di particolari attrezzature o competenze inerenti la modellazione solida tridimensionale degli oggetti.

2. Il software

Photomodeler è un pacchetto applicativo commerciale in grado di ricavare il modello tridimensionale da una serie di prese fotografiche; basato sui principi della fotogrammetria, riesce ad estrapolare misurazioni con una precisione, in condizioni ottimali, sotto al millimetro.
Il procedimento per la creazione del modello tridimensionale per mezzo di photomodeler può essere riassunto nei seguenti passaggi:
- Calibrazione della macchina fotografica
- Importazione delle fotografie dell'oggetto
- Individuazione e marcatura delle geometrie rilevanti
- Referenziazione di punti, linee e curve omologhe sulle diverse prese fotografiche
- Processamento dei dati e conseguente creazione dell'oggetto nello spazio tridimensionale
- Eventuale aggiunta di superfici e textures
- Esportazione del modello

La prima fase per l'utilizzo del software consiste nella calibrazione della macchina fotografica; questa è una operazione che, per mezzo di una griglia in formato *.pdf in dotazione e di otto foto prese dalle quattro angolazioni laterali, permette al programma di calcolare i dati relativi alla distanza focale della macchina ed alla misurazione della profondità correggendo nel contempo le distorsioni prospettiche.
La calibrazione genera un file proprietario con estensione *.cam recante tutte le informazioni necessarie per lo svolgimento del progetto in modo da non dovere effettuare nuovamente il processo nel caso si usi la stessa macchina fotografica (a meno di non variare la lunghezza focale per mezzo dello zoom).
In secondo luogo vengono scattate le prese dell'oggetto da modellare; il numero varia da un minimo di due ad un massimo di diverse centinaia anche se è sconsigliato di iniziare con più di quattro foto contemporaneamente al fine di impostare una base di lavoro solida ma non pesante; possono essere in seguito aggiunte tante foto quante ne richieda il progetto.
In terzo luogo si procede nel segnare i punti di riferimento tenendo a mente che il programma, per processare correttamente i dati, necessita di un minimo di sei punti per ogni presa. Una volta eseguita questa operazione si procede alla referenziazione ed al riconoscimento dei punti omologhi mediante il comando REFERENCE.
La creazione del modello 3D vero e proprio avviene poi attraverso il processamento dei punti referenziati; durante questa operazione Photomodeler misura il grado di accuratezza del progetto e ne verifica la precisione mediante il calcolo dei MARKING RESIDUALS, ossia lo scarto all'interno delle foto tra la posizione in cui l'operatore ha effettivamente segnato il punto e quella calcolata dal software; tale scarto, per mantenere un buon grado di precisione, non deve superare il valore massimo di cinque pixel.
Attraverso il 3D viewer è ora possibile osservare il modello tridimensionale, il quale può essere arrichito nelle geometrie mediante linee, curve, bordi e superfici.
Photomodeler consente infine l'esportazione nei formati più comuni di grafica tridimensionale, da Autodesk DXF (2D e 3D) e 3ds Max (.3ds), Wavefront (.obj), VRML 1&2 (.wrl), IGES (.igs), Rhino (.3dm), StereoLitography (.stl), e RAW (.raw). Per quanto riguarda le textures i formati di esportazione invece sono 3DS, OBJ, VRML, 3DM.

3. Photomodeler nella pratica archeologica

La fotomodellazione viene applicata in campo archeologico principalmente per la sua caratteristica di porsi come reale alternativa al laser scanner; questo infatti si presenta come uno strumento nato in ambito ingegneristico e per applicazioni nelle quali il grado di precisione di calcolo richiesto alle restituzioni deve essere di massimo livello.
A queste caratteristiche corrispondono costi di strumentazione medio-alti accompagnati a competenze specifiche. In ultimo bisogna sottolineare il fatto che i file risultanti da scansioni laser, anche dopo il processo di decimazione delle nuvole di punti, presentano dimensioni notevoli.
Photomodeler si caratterizza piuttosto come un pacchetto software a basso costo, il quale può essere utilizzato con hardware di diverse fasce di prezzo; le competenze richieste per il processamento dei dati e per la determinazione del modello 3D si qualificano come nozioni basilari di grafica tridimensionale e l'utilizzo del programma, oltre ad essere sufficientemente intuitivo, è supportato da tutorials video che ne illustrano le principali metodologie applicative.
La prima ramificazione della ricerca archeologica che ha visto l'applicazione di Photomodeler è, per sua stessa natura, l'archeologia dell'architettura; all'interno di questa disciplina viene principalmente utilizzato per le pratiche di rilievo e di documentazione delle evidenze murarie con il valore aggiunto di poter implementare il modello creato tramite la fotomodellazione all'interno di sistemi GIS, utilizzati oramai quotidianamente per visualizzazione dei dati relativi alle fasi interpretative dell'elevato (Drap et al., 2004).
Oltre che per la rappresentazione delle strutture murarie, Photomodeler vede una sua applicazione anche per la documentazione tridimensionale dei siti archeologici, finanche nei loro aspetti stratigrafici (Grussemmeyer - Yasmine 2004, Haggren 2005). La possibilità di utilizzare riprese dall'alto e di integrarle con riprese da terra ne consente un'attuazione nella gestione globale dell'area indagata.
Un settore che non ha ancora visto una sperimentazione profonda delle tecniche di fotomodellazione è quello dell'antropologia fisica; questo è in parte dovuto alle complesse geometrie che ne costituiscono i ritrovamenti.
In via teorica tuttavia, Photomodeler è in grado di restituire, tramite il procedimento standard, anche reperti di tipo antropologico unitamente a caratteristiche di tipo morfologico e morfometrico. L'aspetto da appurare in questo caso per poterne validare l'eventuale applicazione rimane quello relativo al tempo ed al grado di difficoltà richiesti per la creazione del modello tridimensionale, dovendo referenziare un numero di punti probabilmente elevato.

4. La fotomodellazione di un frammento ceramico: creazione del modello tridimensionale

Seguendo la metodologia descritta nel precedente paragrafo, per la modellazione del reperto in oggetto è stata dunque per prima cosa effettuata la calibrazione della macchina utilizzata, una digitale compatta Canon modello PowersShot A60 da due milioni di pixel mediante la griglia fornita dal produttore, procedimento che ha restituito risultati inerenti lunghezza focale leggermente diversi rispetto da quelli dichiarati dalla casa produttrice.
Il passaggio più difficoltoso nell'utilizzare photomodeler per la documentazione di reperti ceramici consiste nell'individuazione e nella determinazione dei punti da utilizzare per definirne la geometria; i bordi infatti si presentano irregolari e le deformazioni dovute ai processi postdeposizionali ne alterano ulteriormente l'aspetto.
La maggior parte dei rinvenimenti ceramici ritrovati su scavo giunge infatti sotto forma di frammenti, incompleti e spesso di dimensioni ridotte; diventa in questo modo difficoltoso cercare di determinare, basandosi esclusivamente sui tratti distintivi della geometria, gruppi di punti facilmente identificabili su prese fotografiche effettuate ad angolazioni diverse.
è necessario dunque che sia l'archeologo a determinare soggettivamente le geometrie di riferimento per l'estrapolazione del modello marcando, dove lo ritenga maggiormente utile, i punti necessari.
Occorre inoltre che la procedura adottata sia quanto meno invasiva possibile, totalmente reversibile e semplice nell'applicazione.
Premettendo che soluzioni diverse si prospettano a seconda della forma, delle decorazioni nonché del peso (in termini di importanza dal punto di vista del ritrovamento) del reperto da rappresentare, tra i tentativi eseguiti quello che ha dato i migliori risultati in termini di velocità, di facilità di impiego e di reversibilità del metodo consiste nel segnare i punti mediante un pennarello ad inchiostro nero solubile in acqua; così facendo la preparazione del pezzo non richiede che alcuni minuti ed altrettanti sono necessari per la pulizia ed il ripristino allo stato originario qualora se ne presenti la necessità.
Una volta terminata la fase preparatoria sono state prese tre fotografie per la faccia esterna ed altrettante per quella interna in modo da comprendere tutto l'oggetto con un'angolazione tra i 30° ed i 45° per garantire una buona approssimazione; sono state inoltre aggiunte due prese dell'orlo superiore per stabilire il giusto allineamento della coppia di superfici, quella esterna e quella interna.
Dopo aver importato le immagini si è proceduto con la referenziazione dei punti omologhi delle due facce e dell'orlo, utilizzando lo strumento SUB-PIXEL TARGET MODE, che garantisce maggiore accuratezza del tradizionale strumento MARK POINTS MODE.

Creazione superficie esterna e riconoscimento dei punti mediante lo strumento 'Sub-Pixel Target Mode'
Creazione superficie esterna e riconoscimento dei punti mediante lo strumento 'Sub-Pixel Target Mode'
Rappresentazione della facciata esterna dopo il processamento dei punti
Rappresentazione della facciata esterna dopo il processamento dei punti

Per la determinazione delle curve è stato utilizzato lo strumento CURVE FROM POINTS, una implementazione della release 5.0 che permette di generare delle curve di tipo NURBS le quali, essendo oggetti tridimensionali, possono essere viste solamente per mezzo del 3D Viewer o proiettandole sulle foto già referenziate. Queste permettono una precisione ed un controllo maggiore rispetto alle curve normali proprio perché ancorate ai punti di riferimento precedentemente segnati.

Rappresentazione della facciata esterna con l’aggiunta delle curve NURBS
Rappresentazione della facciata esterna con l’aggiunta delle curve NURBS

La stessa operazione è stata quindi ripetuta dopo aver importato le immagini relative all'orlo ed all'interno del pezzo.

Importazione, referenziazione e processamento delle prese della parte interna e dell’orlo superiore: risultati inerenti l’accuratezza del modello
Importazione, referenziazione e processamento delle prese della parte interna e dell’orlo superiore: risultati inerenti l’accuratezza del modello

Successivamente il modello viene scalato ed orientato utilizzando lo strumento SCALE/ROTATE impostando, sempre sui punti e sulle linee segnate, l'asse orizzontale e verticale ed introducendo una lunghezza nota, in questo caso la distanza tra due punti presi sulla superficie frontale.
In questo modo la rappresentazione tridimensionale del reperto ceramico viene scalata nel suo intero e diventa suscettibile di misurazione tanto quanto l'oggetto reale.

Orientamento del frammento
Orientamento del frammento
Scalatura del modello
Scalatura del modello

Per geometrie semplici come quella presa in esame la creazione delle superfici e delle eventuali textures può essere effettuata tramite Photomodeler stesso anche se, per forme più complesse, è consigliato l'utilizzo di modellatori tridimensionale veri e propri come Rhinoceros o 3DS Max al fine di ottenere risultati più performanti.
Nel caso in oggetto lo strumento utilizzato è stato il BOUNDARY PATCH MODE che permette la creazione di superfici da tre o quattro curve perimetrali.

Creazione della superficie esterna e suddivisione in livelli
Creazione della superficie esterna e suddivisione in livelli
Creazione della superficie interna
Creazione della superficie interna

L'aggiunta delle textures avviene creando un layer apposito dall'editor materiali con la possibilità di estrapolare l'immagine da una sola foto o da un insieme di prese, referenziate o meno. Anche in questo caso, dovendo rendere decorazioni di particolare rilevanza o importanza è preferibile un software con maggiori potenzialità di rendering grafico.

Determinazione dei parametri delle texture
Determinazione dei parametri delle texture
Applicazione della texture esterna ed interna del frammento
Applicazione della texture esterna ed interna del frammento
Applicazione della texture esterna ed interna del frammento
Applicazione della texture esterna ed interna del frammento

5. Modellazione ed analisi

Terminata la modellazione dell'oggetto l'insieme è stato esportato in formato .obj per poter essere implementato in Rhino.

Sfruttando infatti in minima parte le potenzialità di questo programma è possibile in maniera intuitiva ricavare le sezioni necessarie ad una rappresentazione archeologica tradizionale ed implementare tutta una serie di risorse aggiuntive.
Il procedimento da seguire, già descritto per dati provenienti da Laser Scanner (Peripimeno - Salvatori, 2003), consiste nella creazione di una circinferenza passante per tre punti che giacciano su di una stessa curva del frammento. Attraverso il comando CURVE > CURVE DA OGGETTI > SEZIONE viene creato un piano che, intersecando l'oggetto perpendicolarmente alla circonferenza, ne traccerà la sezione; questa sarà poi facilmente isolabile mediante l'assegnazione di un layer dedicato ed esportabile come semplice curva.

Determinazione dei parametri per l’esportazione del modello
Determinazione dei parametri per l’esportazione del modello
Caratteristiche del modello esportato
Caratteristiche del modello esportato
Importazione del modello in Rhino
Importazione del modello in Rhino
Creazione delle superfici di spessore
Creazione delle superfici di spessore
Creazione della circonferenza passante per l’orlo esterno e proiezione delle sezione corrispondente
Creazione della circonferenza passante per l’orlo esterno e proiezione delle sezione corrispondente
Visualizzazione della singola sezione del frammento
Visualizzazione della singola sezione del frammento
Rappresentazione tradizionale del frammento ceramico
Rappresentazione tradizionale del frammento ceramico
Rappresentazione tridimensionale del frammento ceramico
Rappresentazione tridimensionale del frammento ceramico
Attributi qualitativi riportati per singolo punto con evidenziati i campi relativi ai valori dei point residuals
Attributi qualitativi riportati per singolo punto con evidenziati i campi relativi ai valori dei point residuals

La curva ricavata viene quindi proiettata bidimensionalmente sul piano di costruzione per permettere la creazione del disegno archeologico tradizionale tracciando diametro ed eventuale linea mediana.
Creando una superficie di rivoluzione attorno all'asse mediano è possibile infine ricostruire la forma tipologica originaria del frammento. Sul solido formato possono essere analizzate caratteristiche strutturali come l'analisi della curvatura o il calcolo dei volumi.
Il vantaggio di avere a disposizione un modello 3D di un reperto ceramico consiste nell'implementazione di tutta una serie di strumenti per l'analisi e l'interpretazione del frammento e delle sue caratteristiche morfologiche; software dedicati alla modellazione meccanica come Rhino permettono difatti non solo di eguagliare la trasposizione grafica del disegno tradizionale ma aggiungono la possibilità di agire sullo stesso frammento un numero infinito di volte, isolando od evidenziando di volta in volta le caratteristiche cercate per giungere anche, laddove le condizioni del ritrovamento lo permettano, alla ricomposizione virtuale della forma vascolare originaria ed alle interpretazioni che questo permette, come ad esempio il calcolo automatico dei volumi (Sablatnig, Tosovic, Campbell, 2001).

6. Conclusioni

Il lavoro proposto in questa sede si pone come una semplice sperimentazione, eseguita per di più su una delle forme vascolari più semplici che uno scavo archeologico possa restituire.
è stato tuttavia appurato in che modo sia ottenibile una trasposizione digitale e tridimensionale del disegno archeologico tradizionale non dovendo necessariamente ricorrere a strumenti ad alta precisione i quali, se un domani sono destinati ad un utilizzo sistematico in forza di una commercializzazione sempre maggiore, ad oggi e per un lasso di tempo indeterminato costituiscono una scelta onerosa dovuta perlopiù alla documentazione di reperti "eccellenti".
La metodologia descritta, se riscontrata da buoni risultati anche su frammenti dalle forme più complesse, vuole invece porsi come una prassi quotidiana per una documentazione digitale della ceramica archeologica.

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Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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