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6.01 Il tempio ionico di San Venanzio ad Ascoli Piceno e il suo contesto urbano

Mauro Altini

Relatore Sandro De Maria

Tesi di Diploma - Scuola di Specializzazione in Archeologia - Università di Bologna

L'urbanistica di Asculum, pur ampiamente studiata, presenta alcuni problemi aperti. Anche se l'impianto generale della colonia è abbastanza leggibile, la ricostruzione dell'articolazione interna e il riconoscimento di alcuni complessi sono problematici. Altri edifici, pur ampiamente studiati, si prestano a nuove ipotesi ricostruttive che coinvolgono interi isolati urbani.

Nella tradizione degli studi il decumano massimo (corrispondente al tratto urbano della via Salaria che attraversa la città da porta Romana al ponte di Cecco) è normalmente identificato con corso Mazzini. Tra i complessi più noti, si possono ricordare i templi di San Venanzio e San Gregorio Magno, il teatro e l'anfiteatro, e le abitazioni alla base del colle dell'Annunziata, sul quale, su imponenti sostruzioni, sorgeva il capitolium. Ancora dibattuta è la posizione del foro, variamente collocato a piazza Sant'Agostino, piazza Arringo o piazza del Popolo. Mentre le prime ipotesi sono superate dalla ricerche più recenti, l'area di piazza del Popolo parrebbe corrispondere in effetti con il centro del sistema viario antico, dove la via Salaria si interseca con l'asse normalmente considerato il cardine massimo (lungo via Pretoriana-via del Trivio, che procede con via Cairoli verso il ponte di Solestà a nord, da dove partiva la diramazione settentrionale della Salaria). Tuttavia scavi abbastanza recenti hanno riportato alla luce nell'attiguo palazzo dei Capitani alcuni edifici che non paiono necessariamente confermare questa ipotesi. Tra le ultime possibilità è stata considerata quella della localizzazione sotto il convento di San Francesco.

Pianta generale di Ascoli romana
Pianta generale di Ascoli romana
L'attuale Piazza Bonfini con la parete sud della chiesa di S. Venanzio dove si può notare di colore più scuro la parete inglobata del Tempio Ionico
L'attuale Piazza Bonfini con la parete sud della chiesa di S. Venanzio dove si può notare di colore più scuro la parete inglobata del Tempio Ionico

Un caso interessante è quello del tempio ionico inglobato nella chiesa medievale di San Venanzio, normalmente datato alla prima età augustea, forse nel momento di rifondazione della colonia. Molti indizi, come i resti di decorazione architettonica e lo stile ionico non raro ma abbastanza inusuale nel periodo pienamente augusteo, fanno supporre una committenza importante (vd. 6.07). Posizionato con la fronte lungo un cardine nella zona centrale del reticolo urbano, il tempio (grande 13,46 per 6,40 metri e alto circa 8-9 metri) presentava un portico a colonne retrostante, che distava poco più di un metro dal podio e procedeva ben oltre l'ingombro del tempio (seguendo probabilmente tutta la larghezza della chiesa verso nord per almeno 18 metri), facendo così da scena a un'ampia area cultuale.

L'area del tempio ionico si caratterizza dunque come una piazza porticata, a lato del decumano massimo presso l'incrocio con un cardine che conduceva al ponte di Solestà. Pur in assenza di puntuali riscontri archeologici, non sembra del tutto fuori luogo ipotizzare la presenza in quest'area, se non proprio dell'area forense, almeno di un'area cultuale importante. Sulla base di questa suggestione si è tentato di avanzare alcune proposte di ricostruzione virtuale, per suggerire una restituzione ipotetica dei volumi del monumento e del possibile contesto urbano. Grazie alla riconsiderazione e all'aggiornamento del rilievo topografico è stata riscontrata una diversa misurazione del basamento del tempio (7,46 metri contro i 6,40 riportati in precedenza). Dalla ricostruzione grafica, elaborata dai dati di scavo editi, si può facilmente notare come manchino nel tempio e nel portico le caratteristiche di assialità e frontalità proprie, in questi casi, dell'architettura monumentale romana. Sulla base di questa considerazione, si è ipotizzata l'estensione del portico fino al vicino decumano, sicché l'area risulta estesa (circa 35x18 metri) e ancora più sproporzionata.

Ricostruzione secondo dati di scavo, del tempio e del porticato
Ricostruzione secondo dati di scavo, del tempio e del porticato
Ricostruzione in base ai dati di scavo
Ricostruzione in base ai dati di scavo
Estensione ipotetica del portico fino al decumano
Estensione ipotetica del portico fino al decumano
Ipotesi ricostruttiva finale
Ipotesi ricostruttiva finale

Qualora si estenda la piazza anche oltre il cardine, si otterrebbe un'area ancora più ampia ma maggiormente proporzionata, tale da interessare addirittura due isolati. Seguendo questa linea ricostruttiva, per meglio giustificare lo spazio disponibile, si potrebbe ipotizzare un secondo edificio sacro gemello, che andrebbe a colmare il vuoto a lato del tempio ionico.

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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