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6.03 Analisi urbanistica e sviluppo monumentale delle città romane della Dalmazia

Alessandro Campedelli

Relatore: Sandro De Maria - Correlatore: Luisa Mazzeo

Tesi di Laurea in Storia Antica - Università di Bologna

La provincia romana della Dalmazia si estendeva sulla costa orientale dell'Adriatico dall'Istria all'Albania, e comprendeva, a sud del fiume Sava, anche i territori delle moderne repubbliche della Croazia occidentale, di una notevole parte della Bosnia ed Erzegovina, dell'estrema zona occidentale della Serbia, del Montenegro e dell'Albania settentrionale.

In Dalmazia la costruzione di città e la permanenza dell'esercito portarono, nei primi secoli dell'età imperiale, al conseguimento di una condizione di pace e di stabilità politico-economica. Successivamente la totale romanizzazione e l'importanza politica crescente delle province vicine al confine danubiano determinarono, a partire dalla seconda metà del III secolo, condizioni propizie allo sviluppo.

Basti pensare che tra gli ottanta imperatori seguirono Augusto ben quindici provengono dalle regioni illiriche, dalla Dalmazia e dalla Pannonia e non si tratta di figure di secondo piano ma di personaggi come Diocleziano, Costantino, Aureliano.

La fortuna della cultura urbana in Dalmazia rappresenta uno dei fattori vincenti della romanizzazione e perciò è interessante analizzare le modalità di creazione e di adattamento del modello urbano romano rispetto ai caratteri locali e ai condizionamenti ambientali. Infatti nel territorio illiricodalmata il processo di integrazione alla cultura romana risente del contrasto tra l'area adriatica e quella continentale, con una conseguente incoerenza nello sviluppo urbanistico e un condizionamento nella ricezione dei modelli culturali e sociali romani. La romanizzazione della costa adriatica è precoce, sin dall'età repubblicana, con un incremento significativo nel I sec. a.C. nei centri costieri frequentati da navigatori e mercanti italici dove alcuni agglomerati urbani di cittadini romani, conventus civium Romanorum, attraggono la popolazione locale e favoriscono l'integrazione.

Ecco perché alcuni importanti centri urbani come Iader (Zara), Salona (Solin, vicino Spalato), Narona (Vid), Epidaurum (Epidauro) e Scodra (Skhodra, in Albania), sorti nei punti di più facile comunicazione tra costa ed entroterra, divennero colonie già in età cesariana e augustea.

Altrettanto naturalmente procedette la municipalizzazione della Liburnia. Gli insediamenti situati sulle isole del Quarnaro e sul continente (come Curicum, Senia, Arba, Argyruntum, Aenona, Nedinum, Asseria e Varvaria) e quelli dell'estrema costa meridionale (come Acruvium, Risinium, Lissus), acquisirono lo statuto di municipi non più tardi dell'età giulio-claudia. I ceti dirigenti dei nuovi insediamenti romani erano formati dai discendenti degli Italici emigrati, nel II e nel I sec. a.C., sulla sponda orientale dell'Adriatico per ragioni di commercio. Al contrario, l'entroterra della provincia, montuoso e inospitale, rimase più attardato agli influssi culturali romani: il fatto comunque che le aree interne disponessero di giacimenti di materie prime (ferro, piombo, argento e oro), ne ha in ogni modo comportato lo sfruttamento e quindi la creazione di centri urbani, anche se modesti, a partire dal II sec. d.C. (come i municipi di Salvium, Bistue, Rogatica, Pelva, Delminium e la colonia di Domavia). Tra le due aree esisteva infine una fascia intermedia, corrispondente alle regioni dei municipi flavii di Arupium, Doclea e pochi altri. A differenza dei centri della costa, la classe dirigente di queste città dell'interno era costituito da indigeni romanizzati.

Sul piano urbanistico, i modelli importati da Roma arrivano in Dalmazia rapidamente e si diffondono in tutte le città della costa adriatica (Iader, Salona e Narona) per poi irradiarsi verso l'interno: schemi regolari, cinte murarie, porte urbiche, aree pubbliche, terme e anfiteatri, assolvono a questa funzione di propagazione dell'immagine di Roma. Lo schema basato su una rete di strade ortogonali, parallele a due "generatrici" principali costituisce il modello principale dell'organizzazione delle città romane, come dimostrano le colonie di Iader e Aequum ma anche Salona e Narona. Anche numerosi municipi sviluppatisi da insediamenti di origine autoctona hanno espresso molto presto la tendenza allo sviluppo di un sistema regolare, se non in tutta l'area urbana almeno nei settori di possibile applicazione: ne sono un esempio Aenona, Arba, Argyruntum, Doclea. La mancanza di un'organizzazione spaziale regolare non compromette l'omogeneità di un'attrezzatura urbana e le differenze più sensibili sembrano dipendere dalle abitudini delle diverse etnie, dai condizionamenti topografici e dalla disponibilità finanziaria dei notabili: come nel caso di Clambetae, Asseria e Varvaria.

Queste realizzazioni edilizie necessitano di congrui finanziamenti e i notabili locali giocano un ruolo importante specie sulla costa, dove il commercio e l'artigianato aprivano ampie possibilità economiche. L'ascesa della popolazione indigena (in Liburnia ) e dell'elemento immigrato romano e italico (nelle colonie Iader, Salona, Narona) ai livelli più alti della società è documentata qui già per i primi decenni del I d.C. Nelle aree interne e a ridosso del confine orientale lo sviluppo economico delle famiglie locali fu più lento e legato esclusivamente alla distribuzione dei prodotti metallurgici, poiché il possesso e l'organizzazione delle miniere e dei giacimenti minerari era gestito direttamente dallo stato romano. Perciò gli insediamenti non si svilupparono prima del II secolo d.C. Le conoscenze sull'urbanistica romana della Dalmazia, che affonda le sue radici più profonde anche nei contatti con le più antiche colonizzazioni greche della costa illirica meridionale, sono ancora episodiche e lontane dal poterci fornire un quadro archeologico completo. Queste lacune dipendono anche dalle difficoltà nelle quali si sono recentemente trovati questi territori, che solo negli ultimi decenni hanno goduto di una situazione politica stabile, tale da consentire una significativa ripresa delle ricerche. I risultati che verranno portati alla luce dalle indagini in corso in queste città non soltanto colmeranno lacune temporali e spaziali, ma offriranno nuove conoscenze per la valutazione e lo studio dell'origine e dello sviluppo dell'urbanistica romana in Dalmazia. Tuttavia, quello che fino a questo momento è accessibile all'analisi segnala due fattori incontestabili: che la monumentalizzazione dei centri urbani della Dalmazia (e non soltanto delle città pianificate, ma anche dei centri abitati più piccoli) seguiva esattamente lo sviluppo dell'architettura romana; ma dall'altra parte che in questo patrimonio architettonico si possono riconoscere alcuni fenomeni propri dell'edilizia provinciale, e cioè che esisteva un'"antichità" specificatamente dalmata, sottolineata da molti fenomeni peculiari nell'ambito della cultura materiale e spirituale.

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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