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6.04 Lo studio di un complesso architettonico pluristratificato attraverso il rilievo e l'analisi degli elevati: la rocca di Acquaviva Picena

Serena De Cesare

Relatore: Maurizio Cattani - Correlatori: Giuseppe Sassatelli, Erika Vecchietti

Tesi di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali - Università di Bologna

Un'evidenza archeologica e architettonica pluristratificata come la Fortezza di Acquaviva Picena è stato protagonista, nel corso della storia, di un gran numero di eventi che ne hanno condizionato l'aspetto funzionale e architettonico. La Fortezza si presenta infatti come un vero e proprio palinsesto, da leggere in ogni sua parte con estrema attenzione e attraverso il confronto e l'integrazione di un'ampia serie di dati raccolti tramite strategie diverse, prime fra tutte l'analisi comparata dei risultati del rilievo, condotto con le più moderne metodologie di indagine, con lo studio delle fonti documentarie. Questo modus operandi ha consentito di dare una cronologia assoluta a una parte del castello di Acquaviva Picena, che da castrum altomedievale si è trasformato in una vera e propria roccaforte, caposaldo del dominio fermano e prodotto di un'epoca, detta periodo di Transizione, in cui in Italia sono state sperimentate le più innovative tecniche fortificatorie nell'ambito dell'architettura militare.

Per conoscere e analizzare un organismo architettonico occorre rilevarlo e graficizzarlo. In questo modo è possibile individuare, analizzare e registrare l'evoluzione delle fasi costruttive, dall'ipotetica forma originaria a quella attuale, soddisfacendo le esigenze di:

- ricostruire la storia edilizia della Fortezza;

- sperimantare, a questo scopo, metodologie rigorose e tecnologie avanzate che presentino il più vantaggioso rapporto possibile tra efficacia ed economicità/semplicità di utilizzo;

- tutelare e valorizzare un'emergenza architettonica che rappresenta il patrimonio storico e culturale di un territorio.

Le due campagne (2004-2005) del Laboratorio di Rilievo delle Strutture Archeologiche (responsabile: E. Giorgi) del Dipartimento di Archeologia di Bologna sono state impostate in modo da rispondere a queste esigenze attraverso la scelta di analizzare la Fortezza attraverso metodologie di rilievo delle strutture affiancate da un'attenta osservazione di esse, e la comparazione dei risultati ottenuti con la cronologia assoluta suggerita da fonti documentarie, mensiocronologia e cronotipologia.

La prima metodologia applicata è stata quella del rilievo tramite ST del complesso architettonico, posizionato in maniera assoluta in un sistema di riferimento globale tramite GPS. A questo è seguito il rilievo fotogrammetrico e l'analisi degli elevati (vd. 5.01), in particolare dei corpi di fabbrica meno esposti a superfetazioni e restauri moderni: le murature sono state studiate attraverso la decodificazione dei rapporti stratigrafici delle varie unità che le compongono, in base alla qualità, al grado di lavorazione dei materiali impiegati, alle dimensioni e alle apparecchiature di essi e infine alla qualità e alla quantità dei leganti. In questo modo i rapporti fisici fra le unità stratigrafiche murarie vengono tradotti in rapporti cronologici e permettono di dare una prima datazione relativa alle murature prese in esame. Per arrivare a una conoscenza storica e puntuale delle vicende costruttive dell'edificio è necessaria e fondamentale un'altra fase di lavoro: agganciare la cronologia relativa data dall'analisi stratigrafica alla cronologia assoluta ipotizzata tramite l'utilizzo di fonti dirette (cronotipologia, mensiocronologia) e indirette (documentazione testuale, cartografica, iconografica).

In sostanza, intorno alla prima metà del XIV secolo la fisionomia del borgo acquavivano consisteva:

- nell'antico girone di mura in cui sorgevano gli edifici abitati dai signori del luogo e che si sviluppava molto probabilmente nel settore più alto della collina ("Terra Vecchia");

- in un borgo che probabilmente si articolava nel settore meridionale e orientale della "Terra Vecchia", a partire dalla confluenza fra le attuali vie San Rocco e via Marziale e il vicolo del Trabucco fino alla chiesa di San Rocco e all'estremità orientale di via Marziale, dove la torre dell'orologio presenta alla base tipologia e caratteristiche edilizie del secolo XIV. Al borgo si accedeva attraverso un antico ingresso urbano, fattovi costruire dai signori del luogo, gli Acquaviva, quando recinsero di mura anche il borgo.

Nel 1284, infatti, il borgo di Acquaviva non era ancora circondato da mura perché in quell'anno Forasteria, figlia di Rinaldo duca di Acquaviva, vi si recò per presentare allo zio Riccardo e ai cugini Gualtiero e Giacomuccio l'inibitoria a procedere a dividersi tra loro i beni di Rinaldo d'Acquaviva e, avendo trovato sbarrate le porte del castrum dovette lasciare il documento affisso in posterula et porta ipsius castri. L'atto notarile attestante la notifica e la modalità in cui era avvenuta si dice rogato in burgo castri Adquevive, segno che Forasteria aveva potuto accedervi liberamente proprio perché sprovvisto di mura e porte.

- dal cassero (torre principale), fatto costruire nell'area successivamente occupata dalla Fortezza.

A partire dal 1325 fino alla metà del Quattrocento, la rocca aumentò per dimensioni e per importanza, dato desumibile dalla bolla papale del 1448 in cui si parla della distruzione di un'arx ( arce ) in un periodo in cui il territorio di Acquaviva e la rocca stessa erano definitivamente in mano fermana. Dall'analisi dei documenti si nota come la ricostruzione della rocca sia avvenuta a partire dal 1481 e si sia protratta fino al 1494, nonostante le numerose interruzioni causate dalla guerra tra Ascoli e Fermo. I tredici anni in questione rappresentano il periodo più significativo per quanto riguarda la rocca, che attualmente può essere considerata il prodotto di teorie e principi sviluppati in quel periodo da architetti e ingegneri militari.

Alle considerazioni di tipo storico di affiancano quelle desumibili dalla cronotipologia. La scarpa che cinge l'intero complesso architettonico è forse l'elemento identificabile più facilmente tra quegli accorgimenti tipici della Transizione. Oltre ad ampliare la base d'appoggio dell'edificio rendendolo più stabile, la scarpa rendeva più difficile l'assedio, irrobustendo le murature dove più facilmente gli arieti e gli zappatori nemici potevano svolgere la loro azione, e rendendo più arduo il lavoro delle "mine", cioè delle gallerie che gli assedianti scavavano sotto il perimetro murario per far crollare segmenti di cortina e penetrare attraverso le brecce così aperte. All'interno dello spessore della scarpa si aprono tre gallere. Nella Fortezza acquavivana, la scarpa si appoggia a una muratura già esistente; prima del 1487 la struttura doveva possedere bastioni verticali con una eventuale scarpa, plausibilmente piuttosto bassa, e torri con uno sviluppo planimetrico corrispondente all'area interna delle attuali, su cui si trovano cannoniere (alloggiamenti per le bocche da fuoco) tamponate dall'attuale scarpa. I danni causati dall'assedio dei fermani nel 1448 ha indotto gli stessi a una ricostruzione del manufatto poi ulteriormente rafforzato a partire dagli ultimi decenno del Quattrocento, anno in cui tra l'altro ebbe inizio anche la costruzione della "Terra Nuova". L'intervento andava a sovrapporsi a un impianto sicuramente precedente e ancora in parte conservato. Un altro accorgimento apportato in questo periodo è la terrapienatura che rinforzava le strutture soggette a pesi e sollecitazioni di rinculo date dalle artiglierie di grosso calibro.

L'attuale mastio è molto probabilmente discendente di quel cassero di cui si parlava nei documenti del 1325. La planimetria interna è poligonale, mentre l'esterno è circolare; questo significa che, per ragioni militari, il torrione principale è stato rinforzato tramite una rifasciatura. I beccatelli che ornano il coronamento (in laterizio a tre aggetti stondati) sono inoltre analoghi a quelli del Fortezzino verso mare costruito nel 1492, data che potrebbe essere estesa all'aggiornamento dell'architettura del mastio.

L'espediente architettonico dei beccatelli costruiti a coronamento delle mura verso la piazza d'armi per aumentare il cammino di ronda consentiva di sistemare i cannoni alla sommità dei muri, ed è un indicatore cronologico tipico del periodo di Transizione. Inoltre il fatto che alla sommità del mastio siano visibili due cannoniere di una tipologia particolare detta "alla francese" avvalora l'ipotesi di rifasciatura del mastio avvenuta gli ultimissimi anni del Quattrocento.

La Fortezza era sicuramente cinta da un fossato (ora riempito) e provvista di un ponte levatoio. L'attuale rampa di accesso alla rocca, che si appoggia alla parete sud, è sicuramente stata costruita tra il 1815 e il 1870, dato desumibile dal confronto fra le due mappe del Catasto Pontificio dove in una (1815) la rampa non compare mentre in quella più tarda (1870) è già presente.

In conclusione, la Fortezza subì il maggior numero di interventi edilizi a partire dal 1407, anno in cui divenne avamposto di frontiera per il comune di Fermo. A partire dalla distruzione del 1448 venne dotata delle prime bombardiere e di muri probabilmente scarpati. Solo a partire dagli ultimi decenni del Quattrocento sarebbe stata rifoderata quasi interamente e terrapienata per almeno due terzi. Dai documenti non emergono dati rilevanti sulle modifiche apportate in seguito, che probabilmente furono di scarsa entità, fino agli imponenti interventi di restauro operati da Giuseppe Sacconi (1891-1894) per la Soprintendenza Regionale ai Monumenti.

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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