BraDypUS Books banner

6.05 L'acquedotto romano di Ascoli Piceno

Michele Massoni

Relatore: Sandro De Maria - Correlatori: Enrico Giorgi, Giuseppe Lepore

Tesi di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali - Università di Bologna

L'approvvigionamento idrico di Ascoli rappresenta uno degli aspetti meno indagati del periodo romano della città.

 

La realizzazione di un acquedotto coinvolgeva vari tipi di competenze: la costruzione era l'atto finale di una serie di iniziative preliminari, come la ricerca di fonti adeguate, l'analisi dei terreni attraversati, la scelta del tracciato, il reperimento dei materiali da costruzione e il loro trasporto, la livellazione delle quote per creare la giusta pendenza. Alcuni testi tecnici di età augustea, come quelli sull'architettura di Vitruvio e sugli acquedotti di Roma di Frontino, ci forniscono le informazioni più preziose sui criteri costruttivi: l'incile, ovvero il bacino di captazione, poteva essere costituito da un fiume, da un lago o da sorgenti oppure potevano essere intercettate delle vene sotterranee. L'acqua captata affluiva in un serbatoio, il caput aquae, per poi passare in un canale, a cui veniva data opportuna pendenza mediante la costruzione di sostruzioni all'aperto oppure con lo scavo di cunicoli e gallerie sotto terra. Lo scavo di condotti sotterranei comportava l'apertura di pozzi verticali (lumina), che permettevano la discesa alle due squadre di operai che creavano un tunnel partendo da due pozzi consecutivi e scavando in direzioni opposte, nonché di smaltire con relativa facilità il materiale di risulta; i pozzetti, una volta ultimati i lavori, consentivano l'ispezione dei cunicoli e le eventuali opere di manutenzione. Giunta nei pressi della città l'acqua si riversava in un serbatoio composto generalmente da tre vasche, il castellum aquae, per poi essere diramata, attraverso condutture generalmente di piombo, le fistulae, all'interno dell'abitato.

 

Già Marinella Pasquinucci si è occupata dell'acquedotto e partendo dalle indicazioni fornite dalla studiosa ne è stato seguito il percorso con una ricognizione mirata, cercando di individuarne i tratti ancora visibili e posizionandoli all'interno della cartografia numerica. A questo scopo si è fatto uso di strumentazione GPS e si è tentato di contestualizzare la struttura all'interno dell'ambito storico-geografico, verificandone anche lo stato di conservazione, che, a distanza di poco più di 30 anni dallo studio precedente, si presenta compromesso per i dissesti idrogeologici e per l'intervento antropico. Sul piano tecnico è stato utile il confronto con gli acquedotti romani di Pesaro, Ancona, Fermo e Atri, analoghi per contesto geografico e studiati in modo approfondito, grazie anche al fatto che la loro emergenza archeologica risulta più chiara e completa rispetto al caso di Ascoli.

Il percorso dell'acquedotto di Asculum si sviluppa per circa 2,5 chilometri alla sinistra del torrente Castellano, che scorre fortemente incassato tra pendii molto acclivi, attraversando una zona ricca di affioramenti d'acqua, attestati anche da alcuni toponimi riscontrabili nel territorio (Pescaretta di Rosara, Il Lago, Fonte Santa Cristina). La captazione avveniva in prossimità di Castel Trosino, ma dell'invaso di raccolta non è rimasto nulla a causa della costruzione di una diga che ha obliterato parte della struttura.

Attraverso le ricognizioni sono stati individuati cinque tratti dell'acquedotto, uno dei quali non rilevato in precedenza, scavati nella roccia della scarpata. In località Le Casette (250 metri a nord di Castel Trosino) è presente un cunicolo (specus) a sezione quadrangolare, con le pareti rivestite in opera incerta nella parte superiore e prive di paramento in quella inferiore; la copertura è costituita da una volta a botte con paramento di tessere irregolari di travertino. Circa 1.250 metri a nord, in località Morteto, sono visibili tre lacerti del cunicolo, analoghi al precedente per direzione, forma e materiali costruttivi, fortemente compromessi dai dissesti idrogeologici che hanno interessato la zona. Circa 500 metri ancora a nord sono appena visibili un tratto della parete in opera incerta e una possente concrezione calcarea; questo cunicolo non era stato individuato in precedenza. 700 metri a nord-est, a valle della strada che da Rosara conduce ad Ascoli, è presente una galleria con andamento nord-sud, di non facile interpretazione per via dell'orientamento, perpendicolare a quello identificabile come condotto principale, e della tecnica costruttiva, presentando una copertura di tegole disposte alla cappuccina; potrebbe forse essere indicato come condotto di ispezione, ma sarebbe necessario approfondire l'indagine, nonostante una frana ne ostruisca l'accesso e quindi una esaustiva comprensione. Altri tre cunicoli, già noti, non sono oggi più visibili probabilmente a causa dei cedimenti del terreno che si verificano frequentemente in zona.

Alla luce dei dati desunti dalle ricognizioni è possibile effettuare alcune considerazioni. I cunicoli si presentano scavati nella roccia con le pareti rivestite in opera incerta nella fascia superiore, mentre in basso affiora la roccia scavata e priva di rivestimento. La copertura è in genere a volta a botte con paramento in tessere irregolari che dovevano forse facilitare la percolazione dell'acqua dall'alto, cosicché tutto il condotto funzionasse come una camera drenante, come si può rilevare in altri casi come ad esempio Pesaro o Atri. È presente oltre al condotto principale una galleria con diverso orientamento e diversa tipologia della copertura, forse interpretabile come cunicolo di ispezione con accesso dalla scarpata sinistra del Castellano; in effetti va sottolineato il fatto che non sono stati trovati pozzi d'aerazione e il motivo va probabilmente individuato nel fatto che essendo la superficie della scarpata già in antico molto vicina al condotto, per motivi di facilità d'accesso per l'ispezione e la manutenzione si è preferito scavare cunicoli in direzione orizzontale piuttosto che pozzi verticali, analogamente ai casi di Bologna e Ancona. Il materiale da costruzione usato è quasi esclusivamente il travertino, di cui queste zone sono ricchissime, e la tecnica utilizzata è l'opera incerta; tecniche e materiali diversi possono forse essere indicativi di un diverso uso della galleria (per esempio le tegole nella copertura alla cappuccina del condotto interpretabile come cunicolo d'aerazione). La pendenza complessiva è difficile da ricavare per i cedimenti del terreno verificatisi in più punti del pendio; i dissesti idrogeologici hanno causato lo scivolamento verso valle di alcuni tratti (anche in tempi recenti, come ricordano gli abitanti di Morteto, per esempio). Comunque le quote del condotto individuato in località Le Casette e in località Morteto, rispettivamente di 305 e 288 metri, su un percorso di 2 chilometri circa, indicano una pendenza inferiore all'1% e precisamente dello 0,85%. In accordo con quanto detto dalla Pasquinucci e in contrasto con la tradizione antiquaria, mi sembra improbabile che venisse captata l'acqua sulfurea che sgorga ancora oggi copiosa alle pendici del rilievo su cui sorge Castel Trosino, come invece veniva riferito dal Vannozzi e dall'Egidi nel XVII e nel XVIII secolo. Oltre al fatto che non vi è traccia nelle analisi effettuate dall'Università di Pisa di depositi che indichino il passaggio di acque ricche di zolfo è proprio la tipologia costruttiva adottata a indurre alcune riflessioni: lo scopo dell'acquedotto era quello di soddisfare il fabbisogno di acqua potabile della città, anche perché sono scarse le attestazioni di pozzi sicuramente riferibili a epoca romana. Le percolazioni d'acqua, deducibili da alcune concrezioni calcaree sulle tessere della volta, dovevano garantire un ulteriore apporto al volume d'acqua trasportata, ma di sicuro avrebbero diluito le acque sulfuree. Va ricordato anche che rimane tuttora incerta la collocazione dell'edificio termale, che per sua stessa natura doveva ricevere un apporto idrico non indifferente, tradizionalmente localizzato all'interno dell'area su cui sorge il Forte Malatesta.

Lo smistamento dell'acqua in città si presenta come un problema a cui è difficile dare una soluzione univoca; le attestazioni archeologiche in ambito urbano sono di difficile contestualizzazione, in alcuni casi anche per la scarsa precisione della collocazione dei manufatti, ma in generale per la mancanza di organicità dell'indagine con documenti spesso isolati dal contesto. L'ipotesi che il condotto principale arrivasse nella zona in cui sorge la Fortezza Pia sembra plausibile per i caratteri geomorfologici del sito, che si trova in posizione predominante rispetto alla città e che quindi presentava il vantaggio di poter servire l'intera area urbana attraverso cunicoli o tubature. Eventualmente si potrebbe porre il problema dell'eccessiva pressione nei canali di smistamento, visto che sarebbe stato necessario un salto di quota di circa 130 metri per raggiungere l'area dell'abitato. Purtroppo la perdita di molti dati utili degli scavi effettuati non consente di confermare in assoluto quest'ipotesi, né di dimostrare in che modo avvenisse la ripartizione idrica.

Elaborazione della Carta Tecnica Regionale del territorio di Ascoli e della valle del Torrente Castellano, non in scala. Il percorso dell’acquedotto romano, segnalato in grigio, è ricostruito sulla base dei ritrovamenti effettuati.
Elaborazione della Carta Tecnica Regionale del territorio di Ascoli e della valle del Torrente Castellano, non in scala. Il percorso dell’acquedotto romano, segnalato in grigio, è ricostruito sulla base dei ritrovamenti effettuati.
L’interno del cunicolo in località Le Casette. È ben visibile la bipartizione della parete dello specus in una fascia superiore in opera incerta e in una inferiore priva di paramento, nonché la copertura a volta a botte.
L’interno del cunicolo in località Le Casette. È ben visibile la bipartizione della parete dello specus in una fascia superiore in opera incerta e in una inferiore priva di paramento, nonché la copertura a volta a botte.

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

Compra / Scarica