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6.07 Rilievo e studio del tempio romano della chiesa di S. Venanzio ad Ascoli Piceno

Fabio Visani

Relatore Sandro De Maria - Correlatori Enrico Giorni, Giuseppe Leopore

Tesi di Laurea Conservazione dei Beni Culturali - Università di Bologna

Situata nel centro storico di Ascoli Piceno, a piazza Bonfini, la chiesa di San Venanzio è stata costruita nel XII secolo sfruttando i resti di un tempio romano di ordine ionico di cui non è noto il culto. La prima testimonianza scritta sul riconoscimento dell'edificio romano risale al 1790 quando Baldassarre Orsini ne descrive le parti allora visibili: parete sud della cella, paraste, architrave, fregio e un capitello angolare del pronao, oggi malauguratamente perduto. Per l'indagine archeologica, però, occorre aspettare la seconda metà del '900 quando Luigi Leporini poté iniziare lo scavo e il rilievo del tempio a partire dal 1954. Le operazioni di ricerca si concentrarono all'esterno e all'interno della chiesa e, garantendo soprattutto una prima analisi tecnica e strutturale del tempio, portarono alla messa in luce del lato lungo del podio; in più furono rinvenuti due rocchi di colonna e un capitello che, insieme a una base attica recuperata all'interno della chiesa sempre nel 1954, sono conservati attualmente nel Museo Archeologico di Ascoli. L'ultimo intervento di scavo della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche è stato effettuato nel 1994 sotto la direzione di Maria Cecilia Profumo e ha permesso di recuperare l'intera parte posteriore del podio che, seppur conservata quasi esclusivamente nella fondazione in conglomerato, ha restituito la misura del lato corto del tempio.

Il tempio ionico, in opera quadrata di travertino, si imposta su una fondazione a piattaforma omogenea di pietrame irregolare disposto a secco in cavo libero, che costituiva probabilmente un tutt'uno col nucleo interno del podio in calcestruzzo. Quest'ultimo infatti è rivestito da blocchi (per la crepidine e le cornici) e lastre (per le pareti) di travertino che, a guisa di paramento esterno, garantiscono alla vista l'effetto di una struttura interamente fatta di questa pietra. Risulta così che il podio era lungo 14,22 metri, largo 8,22 metri e alto 1,55 metri; in più tutta la sua superficie era ricoperta, come il resto dell'edificio, da uno strato di intonaco a pasta fina rosa-biancastra dello spessore di 5 millimetri. Conservatasi solo nella parete meridionale, la cella (in opera quadrata, lunga 8,76 metri, alta 5,09 metri e larga all'incirca 7 metri), è stata costruita utilizzando dagli otto agli undici blocchi di travertino disposti su dieci filari regolari. I filari sono spessi tutti 44-45 centimetri e hanno lunghezza e altezza variabile, rispettivamente da 50 a quasi 200 centimetri e da 34 a 58 centimetri. A chiudere la parete vi sono i due pilastri angolari che, scolpiti direttamente nei blocchi esterni di ogni filare, hanno la superficie liscia priva di scanalature e sono coronati dai capitelli, scolpiti anch'essi negli ultimi due blocchi del decimo filare. Purtroppo, per entrambi, sono visibili solo le tracce della decorazione, poiché, con ogni probabilità, questa venne scalpellata via quando fu costruita la chiesa. Della trabeazione si conserva solo il tratto che va dalla parasta posteriore a metà di quella anteriore, formato dall'allineamento di pezzi sagomati di travertino alti 68-69 centimetri e di lunghezza variabile da 85 a 105 centimetri. Su ogni blocco è stato scolpito l'architrave a tre fasce, alto quasi 33 centimetri (10,8 centimetri per ogni fascia), e il fregio, liscio e dell'altezza di circa 29-29,5 centimetri. A separare architrave e fregio, poi, c'era il kymation (o cimasa) alto 7 centimetri che, però, come i capitelli dei pilastri della cella, è stato scalpellato e reso illeggibile.

Gli scavi del 1994 portarono in luce la parte posteriore del tempio; in aggiunta però, fu scoperto che alle spalle di questo (a circa 1 metro di distanza) vi era un portico preceduto da una canaletta di scolo, orientata anch'essa parallelamente al bordo della crepidine (direzione nord-sud). Le colonne del porticato erano in laterizi rivestiti d'intonaco, avevano un diametro di 42 centimetri e un intercolumnio (distanza tra due colonne) di 192 centimetri. Non abbiamo dati sull'altezza e la profondità del portico ma viste le caratteristiche del suo colonnato è logico stimare una misura minima pari a 3-4 metri per entrambe le grandezze. Sapendo infine che il tratto per cui si conserva è lungo almeno 22 metri è evidente che, inquadrando il tempio ionico all'interno di uno spazio aperto pavimentato (più probabilmente una piazza), la sua funzione era quella di fondale scenografico.

Per quel che riguarda la forma della pianta templare, la definizione comunemente accettata era quella di tempio prostilo (con la cella preceduta da un colonnato) su podio; ma avendo a nostra disposizione le misure della larghezza e della profondità del pronao (7.16 x 4.34 metri), del diametro della base attica (77 centimetri alla base) e di quello della colonna (61 centimetri alla base), è stato possibile creare un modello ricostruttivo della tipologia architettonica che fu utilizzata per la costruzione dell'edificio sacro.

Si tratta del tempio prostilo tetrastilo su podio, cioè, caratterizzato da un pronao avente quattro colonne sulla fronte e due ai lati, tutte distanti le une dalle altre 152 centimetri. Ricostruita la pianta dell'edificio sacro, si è passati allo studio della sua decorazione architettonica al fine di apportare, in primo luogo, una maggiore e più approfondita descrizione di tutti gli elementi decorativi conservati e, in secondo luogo, di risalire alla probabile data di costruzione dell'edificio in base al confronto tipologico di queste parti con quelle di altri esempi già noti. Gli elementi che sono stati presi in esame sono: la base attica, la cornice (di base e di coronamento) del podio e soprattutto il capitello del pronao.

Tempio ionico di San Venanzio: ricostruzione della planimetria.
Tempio ionico di San Venanzio: ricostruzione della planimetria.
Tempio ionico di San Venanzio: graficizzazione del profilo della base della colonna (rielaborazione da J.P. ADAM)
Tempio ionico di San Venanzio: graficizzazione del profilo della base della colonna (rielaborazione da J.P. ADAM)
Tempio ionico di San Venanzio: graficizzazione del profilo della base del podio (rielaborazione da J.P. ADAM)
Tempio ionico di San Venanzio: graficizzazione del profilo della base del podio (rielaborazione da J.P. ADAM)

La base attica è alta 20 centimetri ed è scolpita, insieme all'imo scapo della colonna, in un unico blocco di travertino avente un altezza totale di quasi 33 centimetri. Priva di plinto, la base poggiava direttamente sul podio e, in ordine dal basso, si compone delle seguenti parti: per primo il toro inferiore che, con il suo profilo a semicerchio, ha un diametro di quasi 77 centimetri ed è alto 7-7,5 centimetri; segue il primo listello che, arretrato di circa 3,5 centimetri, ha bordi ortogonali ed è alto 1,8 centimetri; sopra vi è la gola, caratterizzata anch'essa da un profilo dritto e avente misure di circa 3,5 centimetri in altezza e 65 centimetri di diametro; viene poi il toro superiore che, alto 5-5,5 centimetri, ha bordi di forma anulare e a filo con quelli del primo listello, da cui segue che anche il suo diametro è di quasi 70 centimetri; lo stesso vale per il secondo listello che, alto sempre 1,8 centimetri, ha un profilo dritto allineato con quello della scozia e quindi arretrato di 2,5 centimetri rispetto al toro superiore; infine, abbiamo il cavetto che, sagomato a quarto di cerchio con raggio di 1,8 centimetri, funge da punto di unione fra la base e il fusto della colonna, alto quasi 13 centimetri.

La cornice del podio è posta sopra la crepidine e arretrata di 37 centimetri rispetto ai bordi di questa, la cornice di base è larga e alta 22 centimetri ed è scolpita in blocchi di travertino aventi lunghezza variabile ma tutti con uno spessore di 44 centimetri e un'altezza di 22 centimetri. Partendo dal basso abbiamo, per primo, un listello a profilo dritto alto 5 centimetri e profondo 22 centimetri; subito sopra si sviluppa una gola dritta che, larga 17 centimetri e alta 9 centimetri, è sormontata da un secondo listello dritto alto 3,5 centimetri e spesso 4,5-5 centimetri; il tutto, poi, è completato da un cavetto che, sagomato a quarto cerchio e con raggio di 4,5-5 centimetri, funge da elemento di unione fra il profilo rettilineo delle lastre del podio e quello della cornice di base stessa. Per quanto riguarda la cornice superiore si ha un profilo identico a quello della cornice di base, sebbene con una sequenza invertita delle modanature e misure leggermente differenti (larghezza e altezza misurano 23 centimetri invece che 22 centimetri).

Il capitello del pronao è scolpito in un unico blocco di travertino, il capitello è lavorato insieme alla parte alta della colonna che, alta 28 centimetri e con diametro di 52,5 centimetri, ha 20 scanalature terminanti in alto con un bordo a profilo orizzontale e a forma di semicerchio (con raggio pari a circa 3,5 centimetri). Una fascia piatta separa quest'ultime dal collarino che, invece di essere formato da un astragalo, è costituito da un piccolo listello liscio sormontato da un tondino sagomato ad anello.

I lati principali sono caratterizzati dalle due volute che, alte 27 centimetri e aventi sezione leggermente concava, hanno margini sporgenti percorsi da due solchi che nascono dai bottoni circolari posti al centro delle volute stesse. Ciascuna di queste, poi, presenta nella parte superiore interna un piccolo calice a margini frastagliati, da cui nascono le semipalmette a tre foglie e a sezione concava. Con le loro estremità tondeggianti rivolte all'insù, esse si sviluppano verso il basso seguendo il bordo delle volute e andando, così, a coprire, in gran parte, le lancette esterne del kyma e, leggermente, il margine degli ovuli laterali. In effetti, il kyma ionico, lungo in totale 35 centimetri, è formato da quattro lancette alternate a tre ovuli interi scolpiti profondamente all'interno di gusci dai bordi piuttosto grossi. Dall'ovulo centrale, poi, nasce una foglia d'acanto che, sviluppandosi in verticale per tutta l'altezza del canale dritto, è uguale, nella forma, a quelle che decorano il pulvino ed è affiancata de due steli terminanti con un fiore a tre petali e caratterizzati ciascuno da due corte foglie. Infine, sopra l'echino, alto in totale 20 centimetri, vi è l'abaco che, di tipo quadrato, misura 59,5 centimetri di lato, è alto 5 centimetri ed è privo di ogni sorta di decorazione.

Le facce laterali sono caratterizzate da uno stretto pulvino a profilo concavo e da un rocchetto a fascia larga interamente decorato con fogliette semicircolari che, incise lungo i bordi, sono disposte in modo alterno in file di tre e di due e hanno le punte rivolte verso il basso. Il tutto, poi, è inquadrato dai margini convessi del balteo, ornati da astragali a fusarole ellissoidali e dischetti circolari. Il resto della superficie del pulvino, invece, è decorato da due foglie d'acqua lanceolate e tre d'acanto che, alternate fra loro, si staccano dai bordi del rocchetto sviluppandosi in senso orizzontale. Le prime hanno la faccia liscia e presentano due scanalature lungo la costola mediana e una lungo i margini; le seconde sono caratterizzate da una nervatura profonda delle costole (sia quella centrale che quelle laterali) e da fogliette con tre lobi ogivali che, nel punto di contatto fra l'una e l'altra, si avvicinano fino a formare occhielli dal profilo a goccia.

In sintesi il capitello è di tipo canonico ermogeniano (avente cioè due facce principali e due laterali, definito ermogeniano dal nome dell'architetto Ermogene) ma è caratterizzato da alcune particolarità tecniche e stilistiche (ad es. nell' inserimento della foglia d'acanto all'interno del canale rettilineo; nel collarino caratterizzato da un listello dritto sormontato da un tondino a forma d'anello; nel sommo scapo molto largo e liscio come l'abaco e, in ultimo, nell'essere, il capitello, scolpito insieme alla parte alta della colonna, formata da 20 scanalature con bordi a profilo orizzontale) che lasciano supporre la presenza d'influenze peninsulari riconducibili, nello specifico, allo stile comunemente detto "ionico-italico", trovando confronti diretti con gli esempi di Soluto, Pompei e soprattutto del vicino santuario di Monterinaldo.

Ponendo l'attenzione poi sulla ricchezza decorativa delle sue facce ci si è accorti che i raffronti più diretti sono quelli ionici del mondo ellenistico e in particolare microasiatico. In effetti gli esempi che dal punto di vista decorativo si avvicinano a quello del capitello ionico provengono: due dal tempio di Afrodite ad Afrodisia e tre da Efeso (due dal temenos del Tempio di Cesare e Roma; e uno dalla Porta Occidentale dell' agorà Tetragona).

L'analisi del capitello mostra che, pur rientrando pienamente nella tipologia canonica, esso presenta soluzioni tecniche di ambito ionico-italico, mentre la ricchezza della decorazione trova confronti in Asia minore. Verosimilmente certi modelli decorativi di origine ellenica e microasiatica devono essere giunti ad Ascoli viaggiando su sopporti cartacei (disegni, schizzi, brogliacci) o di tela (cartoni). Qui, poi, è stato impiegato nella realizzazione del tempio ionico non senza aver subito, però, l'influenza dello stile ionico-italico che, diffuso da tempo nella penisola e nella regione (santuario di Monterinaldo), ha imposto, in parte, il proprio canone.

Decorazione architettonica del tempio ionico di San Venanzio: prospetto e fianco del capitello ionico (rielaborazione da Asculum I, Pisa 1975)
Decorazione architettonica del tempio ionico di San Venanzio: prospetto e fianco del capitello ionico (rielaborazione da Asculum I, Pisa 1975)
Fianco del tempio ionico di San Venanzio ancora visibile benché inglobato nella chiesa (ortofotopiano)
Fianco del tempio ionico di San Venanzio ancora visibile benché inglobato nella chiesa (ortofotopiano)

L'analisi di tutti gli elementi decorativi conservati, infine, ha permesso di individuare un termine cronologico che va dalla metà del I sec. a.C. ai primi anni dell'età augustea. Si è potuto così stabilire che, in base allo studio della decorazione architettonica, il tempio ionico di San Venanzio è databile al terzo quarto del I sec. a.C., con maggior probabilità per i primi due decenni (50-30 a.C.).

Questo contenuto fa parte del volume:
Groma 1. Archeologia tra Piceno, Dalmazia ed Epiro

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